LODOVICO FESTA.
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LA PROVVIDENZA ROSSA. 2015.
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Parte 2.
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2016. Sellerio Editore, PALERMO.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Mercoled 9 novembre.
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Cavenaghi arriv tardi all'appuntamento che aveva fissato la sera prima con Dondi. Era per le 8 e 30 in un baretto dietro piazzale Segrino a trecento metri dalla federazione. Ma quando usc di casa si trov circondato da migliaia di operai della vicina Om, la fabbrica di camion, che avevano invaso tutte le strade intorno a Porta Lodovica.
Il mondo dei lavoratori della Fiat stava cominciando a rimettersi in moto, dopo solo qualche anno di tregua definita grazie ad accordi un po' improvvisati, tra cui quello sul punto unico per la scala mobile che colp al cuore il sistema produttivo italiano. La direzione del grande gruppo torinese non era ben consolidata, il presidente, l'assai mondanamente brillante avvocato Gianni Agnelli, pareva avere scarse attitudini per le questioni concrete, come aveva dimostrato in Confindustria. Ai vizi del vertice del gruppo corrispondeva un sindacato, la Fiom (quella nazionale, perch quella milanese, che nel mondo Fiat contava poco, era assai pi realista), dominato da posizioni radicaleggianti, ringalluzzito dalla debolezza della controparte.
Quel che turbava quella mattina Cavenaghi non erano tanto le sorti del gruppo Fiat, dell'Om e dei lavoratori, pur avendo teoricamente dedicato la sua esistenza alla causa di questi ultimi, ma che tutta la complessa vicenda Fiat si materializzasse in quelle due-tremila persone che circondavano proprio la sua macchinetta, impedendole ogni via di uscita e picchiando sui tamburi e soffiando nei fischietti che il sindacato gli aveva distribuito.
Tamburi e fischietti erano un'invenzione proprio dei comunisti milanesi. Quando nel '61 i movimenti di lotta erano ripartiti con particolare vigore, in un direttivo della federazione milanese del PCI in cui discuteva la situazione del movimento di lotta e i sindacalisti si preoccupavano degli estremismi verbali che durante i cortei avrebbero potuto eccitare troppo gli animi, il supercinico Renaioli aveva suggerito di usare i fischietti: fanno chiasso, danno il senso della mobilitazione e impediscono di urlare scemenze. L'idea dei tamburi, sempre a Renaioli, era venuta riflettendo sulle manifestazioni naziste degli anni Trenta e la loro perfetta tambureggiante coreografia.
La lotta di classe fece pagare a Cavenaghi il dazio di una mezz'ora di ritardo, a cui si aggiunsero le prediche di Dondi, abituato dalle sue passate esperienze di clandestino al massimo della puntualit. Comunque alle 9 invece che alle 8 e 30 s'incontrarono nel baretto dimesso, il Serena, in piazza Segrino, con tavolini in una saletta interna che consentiva conversazioni abbastanza riservate.
Cavenaghi raccont a Dondi della nuova pista su scommesse e cavalli e gli disse che si sarebbe recato al sindacato spettacolo della Cgil per avere qualche dritta sull'ambiente delle corse ippiche. Dondi gli illustr i sospetti di Palombo, di cui gli aveva parlato Zoncada, su un giro prostitute-Fiera-misteriosi fiorai. Cavenaghi osserv a questo proposito che avrebbe sentito chi seguiva la Cgil-entraneuse, approfittando di trovarsi al sindacato spettacolo. Per quel che riguardava Invernizio, Dondi lo inform ancora che avrebbe chiamato la squadretta delle missioni speciali per utilizzarla quando il quadro fosse stato pi preciso: in ogni caso era indispensabile pedinare Invernizio per avere conferme e prove documentate delle sue gesta. Sul cooperatore-scommettitore, infine, avrebbe chiesto informazioni ai compagni della Lega delle cooperative di Milano. E adesso al lavoro e alla lotta concluse il vecchio proboviro, citando il proverbiale finale di ogni comizio comunista che si rispettasse.
L'ingegnere se ne and in federazione. Dondi fece un paio di chiamate dal telefono del bar. Chiam il capo della squadretta, che si trovava a Imola, e lo preg di essere a Milano per le 16 con altri tre o quattro compagni, macchine fotografiche, teleobiettivi e pulmino attrezzato. Poi telefon a Tobia Baricchi, presidente dell'Associazione delle cooperative di consumo, un vecchio comunista gi operaio, tendenza stalinista-tecnocratica, membro della presidenza della Lega regionale. Scelse di parlare con Baricchi invece che con Luciano Tozzi, il primo dei comunisti della Lega coop (formalmente il comunista pi in alto in grado della Lega pur se vice di un presidente socialista) perch Tozzi era un bravissimo compagno ma veniva dallo Psiup e nelle missioni pi delicate gli apparatchik comunisti si fidavano solo di chi aveva una carriera omogenea alla loro.
Baricchi abitava non distante, al Gallaratese, in una casona cooperativa in cui avevano la residenza una decina di dirigenti del PCI. In poco tempo fu al baretto.
Invernizio? Certo che posso darti qualche informazione. Quando divenne funzionario dell'Associazione cooperative di servizio mi venne un invito dalla segreteria della federazione a dargli un occhio particolare perch era uno che aveva militato a lungo in un gruppo estremista ed era sospettato di avere avuto rapporti con organizzazioni terroristiche.  sui quarant'anni, una capigliatura con tanti riccioli grigio-biondi, un'aria dissipata, due guance scavate, occhi febbrili. Il Sergio Brambilla, un bravo compagno ex sindacalista dei tessili ora presidente dell'associazione servizi, mi ha detto che  uno che fa delle grandi chiacchiere, usa una sua terminologia da gruppettaro (i cicli, le reti, le anomie, le moltitudini) ma poi  molto attento al denaro. Qualche mese fa venne sospettato, per una gara per l'appalto di una mensa, di avere passato informazioni a un privato, concorrente di una nostra cooperativa. Ma non si sono trovate conferme a questo sospetto. Comunque il Brambilla mi ha segnalato che l'Invernizio ha preso a spendere pi di quello che gli consentirebbe il nostro stipendio da Lega coop, migliore di quello misero di voi funzionari di partito ma non tale da scialacquare troppo.
Anche negli stipendi il mondo comunista aveva la sua peculiarit. Molto spesso quelli che contavano di pi prendevano meno soldi di chi aveva peso politico inferiore. Sindacalisti della Cgil, cooperatori, giornalisti dell'Unit, deputati, consiglieri regionali ricevevano uno stipendio pi alto dei veri e propri funzionari di partito che poi per prevalevano nelle decisioni di fondo. I soldi erano quasi un risarcimento a un minore potere.
In ogni caso, al di l della questione stipendi, Dondi era molto soddisfatto della sintetica ma esaustiva relazione di Baricchi: Questi vecchi stalinisti saranno dogmatici in politica ma se si tratta di mettere a punto un rapportino delatorio sono magnifici.
In dieci minuti l'ispettore Modena arriv con la macchina di servizio al cancello centrale di piazza Giulio Cesare della Fiera e fu poi accompagnato da una segreteria all'ufficio di Palombo. In che cosa posso essere utile all'ottima polizia della zona Sempione?.
Vede, dottor Palombo, stiamo svolgendo un'indagine sull'assassinio di una giovane fioraia, Calchi Bruna, uccisa a colpi di mitra nel suo chiosco tra via Procaccini e piazza Gramsci. Ci sono arrivate alcune informazioni dalla Buoncostume che parlano di un intreccio tra un misterioso fioraio e un nuovo racket di prostitute. Siccome tra gli averi dell'assassinata si  trovato un bel po' di soldi inspiegabili, abbiamo pensato che la Calchi potesse essere uno dei soggetti coinvolti in questo nuovo racket. La Buoncostume ha suggerito di rivolgerci a lei che  un ottimo osservatore delle cose della zona. E in particolare dei giri meretrici intorno alla Fiera. Per questo motivo ci siamo permessi di venirla a disturbare.
Palombo sorrise.
 lo stesso sorriso di don Galli - not Modena - ma chi  che anticipa tutte le nostre mosse? Che siano i servizi?. Nonostante i dubbi su possibili iniziative dall'alto e nonostante la consapevolezza del potere che rappresentava il segretario generale della Fiera, Modena non si trattenne e chiese: Scusi, qualcun altro le ha gi rivolto domande su questo argomento?.
Palombo era sicuramente divertito dalla situazione e contento di avere chiarito, senza dover sforzarsi a cercare, qual era il mistero dietro le richieste del suo amico Zoncada. Non gli pass per la testa di mettere al corrente quell'ispettore di chi gli avesse chiesto chiarimenti. E per un momento pens: come  cambiata l'Italia, negli anni Cinquanta una solidariet tra democristiani e comunisti alle spalle della polizia sarebbe stata impossibile... Giudic il fatto un segno di civilt. Implicava dei rischi? Forse, ma adesso era meglio procedere cos.
Non rispose nemmeno, dunque, all'ultima domanda di Modena. E invece si concentr a descrivere quel che sapeva del misterioso fioraio-magnaccia. Alla fine spieg che secondo lui il problema da risolvere era se la misteriosa liaison tra fioraio e racket continuava ancora o meno. Se continuava, questo in linea di massima escludeva un ruolo della Calchi. Al momento le informazioni in suo possesso non gli consentivano di risolvere il dilemma.
La sede della Fils-Cgil era nel sotterraneo del palazzone che ospitava la Camera del Lavoro. Chiaro indizio della scarsa attenzione che il sindacato allora guidato da Luciano Lama dimostrava per attori, fantini, coriste, violinisti, tecnici delle luci, maschere dei cinema e quant'altri soggetti dello scintillante business dello spettacolo e affini. Vi organizziamo, ma per favore statevene in cantina, sembrava voler dire la Cgil.
Cavenaghi si diresse subito alla stanza del segretario della Federazione italiana lavoratori dello spettacolo, Valentina Freddi, una grande zazzera di capelli rossi, occhi nerissimi e un fisico che ricordava una canzone di Fred Buscaglione: Riempiva un bel vestito / di magnifico lam, / era un cumulo di curve / come al mondo non ce n' / che spettacolo le gambe, un portento credi a me. Naturalmente non era vestita di lam, anzi aveva un abito di maglia che cercava di contenere i suoi aspetti pi conturbanti. Ma con scarso successo. Come molte belle donne era perseguitata dai pettegolezzi e dagli invidiosi che sostenevano: cos bella non pu essere intelligente. Era stata una brava dirigente dei tessili della Cgil ma aveva sbagliato clamorosamente un paio di accordi. Le intese che aveva firmato erano state bocciate dalle assemblee dei lavoratori interessati. In un caso il sindacato dei tessili della Uil l'aveva scavalcata a sinistra e preso la testa della lotta. Scavalcata da quelli della Uil, pensate! si era detto negli ambienti della Filtea-Cgil.
Nonostante i pettegoli e gli invidiosi, oltre che gli sbavanti insoddisfatti, i compagni della Camera del Lavoro volevano bene a Valentina e la stimavano, ma alla Filtea non poteva pi restare. Perch non mandarla allo spettacolo? Tanto se perdeva la testa delle lotte degli attori a nessuno importava molto.
La povera sindacalista un po' esiliata era quindi sempre pi mogia e cos apparve a Cavenaghi che le raccont come avesse bisogno di approfondire due questioni riguardanti l'ippodromo e i night-club.
La Freddi mand subito a chiamare il responsabile del settore sfilate di moda e locali notturni, quello che organizzava modelle ed entraneuse. Arriv un tipetto sui quarant'anni, tutto vestito di nero, con una chioma assai folta (sembrava cotonato) scura con riflessi di brillantina, occhietti stretti da chi  andato a dormire tardi e non proprio sobrio, scarpe di vernice lucida, una cravatta rosa con disegni fantasia. Pi un disc-jockey che un sindacalista, nonostante l'et. Era Stefano Cossoni.
A lui Cavenaghi chiese di organizzare una chiacchierata con qualche ragazza aderente alla Cgil impiegata in locali notturni dell'area Fiera-Sempione. Lo scopo, spieg, era verificare se in quell'ambiente vi fossero legami particolarmente pericolosi con la criminalit organizzata. Non ci sono problemi per l'incontro, compagno Cavenaghi rispose con molta formalit Cossoni, abbastanza orgoglioso, e in parte sorpreso perch nessuno se lo filava mai se non per rimediare un appuntamento con qualche ballerina, di essere utile al partito.
Poi la Freddi chiam Piciu Cherubini (il nome vero era Gabriele), il responsabile ippodromo della Cgil. Era un trentacinquenne, magrissimo, alto meno di un metro e sessanta, capelli biondi tagliati corti, due occhialini. Perbacco se siamo legati alle masse: il sindacalista che si occupa delle puttane sembra un pappone, quello dell'ippodromo un fantino valut tra s l'ingegnere. 
Usciti dalla sede della Cgil si sedettero a bere un aperitivo nel lussuoso bar pieno di magistrati e avvocati di fronte al Palazzo di Giustizia.
Ti spiego rapidamente di cosa ho bisogno. Non ti racconto i particolari della vicenda, ma mi limito al nucleo centrale: sto occupandomi di una conferenza dei lavoratori comunisti della zona Sempione e mi sono imbattuto in un giro di scommesse clandestine su corse di cavalli. Di questa vicenda sono, o meglio sarebbero, secondo testimoni assai attendibili protagonisti alcuni nostri compagni. Vorrei capire che entit ha il coinvolgimento di iscritti al PCI e che legami vi sono, se vi sono, con forme di criminalit organizzata. Come comprenderai  indispensabile fare velocemente e riservatamente pulizia.
Se devo dirti la verit non  che noi come sindacato siamo rigidissimi con quelli delle scommesse clandestine, se non sono collegati con mafia, camorra o altri balordi. Finch si tratta di lavoretti di spiantati, tendenzialmente chiudiamo un occhio. Per immagino che le vicende a cui accenni implichino fatti pi gravi di una scommessuccia senza bolli. In ogni caso ho l'uomo giusto per informarti su qualsiasi giro sia oggi in corso.  il vecchio Casimiro Aldobrandini, un aristocratico, un dentista che si  legato al partito da partigiano e poi  sempre stato a nostra disposizione. Non so se ricordi di quando qualche anno fa fu preso dalla polizia segreta greca perch stava portando soldi nostri alla resistenza.
Mi ricordo soprattutto di quella bellona che fu arrestata insieme a lui. Persino il nome oltre al seno mi  rimasto scolpito nella memoria: Eleni Kostopoulos.
S,  proprio la lei di lui. Un lui che  un discreto tombeur de femmes. Dopo le avventure greche, comunque, si occupa meno del suo studio dentistico ed  diventato una sorta di re dell'ippodromo di San Siro. Ha tutti gli agganci possibili con le scommesse clandestine. Vediamo se riusciamo a trovarlo subito, sono quasi le 10 e 30. Forse  andato a consumare la prima colazione al bar del trotter. Cherubini chiam il locale: C' il conte Mirro? chiese al barista. Mirro era l e arriv al telefono. Ehil, caro Piciu, c' qualche lotta di stallieri da organizzare?. No, avrei bisogno di parlarti due minuti assieme a un compagno della federazione. Cavenaghi, pur essendo a qualche distanza dal telefono e a diversi chilometri dal conte, ebbe quasi l'impressione della scarica di adrenalina che le parole un compagno della federazione, possibile presagio di nuove avventure, avevano prodotto nel Mirro.
Ce n'era pi di uno di questi avventurieri in contatto con il partito, assai scarsi in preparazione ideologica, con una miserevole coscienza di classe per lo pi affogata nello champagne, ma stregati dai mondi di spie, guerre, intrighi in qualche modo legati alla storia, e in parte all'attualit, del movimento comunista.
Se il partito chiama non bisogna farlo aspettare. Aldobrandini concord subito un appuntamento all'ippodromo di San Siro.
L'ingegnere e l'ipposindacalista entrarono dal cancello principale del tempio delle corse equine milanesi. Il mercoled mattina non c'erano gare e a quell'ora s'incontravano poche persone: qualche addetto alla pulizia dei cavalli, qualche habitu venuto a bere al bar del trotter per non restare un minuto lontano dalla magica atmosfera delle corse, il personale per la manutenzione, qualche impiegato che aveva lavoretti da completare in attesa che la macchina ripartisse.
Lo stabilimento dell'ippodromo era degli anni Venti, un meraviglioso e leggero edificio liberty con volte, tribune, scuderie, piste, sale e salette di raffinata eleganza sia pure logorata dal tempo e da interventi di rattoppo non sempre brillanti.
Appena entrati nel bar del trotter venne incontro a Cavenaghi e Cherubini uno strano personaggio: blazer blu, un caricatissimo panciotto di raso con ricami, pantaloni grigio chiaro, una barocca pochette che usciva dal taschino, una camicia bianca con colletto alla francese, un foulard Herms al collo.
L'eleganza maschile moderna aveva, prima che strabordassero gli stilisti italiani, sostanzialmente due modelli, i gentiluomini di campagna e i dandy. Il rischio dei gentiluomini di campagna con i loro velluti lisi, le pezze sulle giacche di tweed, i polsini logorati delle camicie di flanella era di apparire dei barboni. I dandy, invece, con gli accostamenti originali e gli accessori stravaganti, erano sempre in pericolo di passare per ruffiani.
E questo era il caso di Aldobrandini. L'arietta ruffiana era completata da una capigliatura piena di onde e ciuffi, davanti e dietro, da due baffetti appena segnati sopra labbra strette e umide. Il muso puntuto, da topo, ospitava due stupendi occhi da rilievo assiro, lunghi e penetranti, forse l'unico atout che giustificasse le conquiste di cuori femminili per cui era famoso. Non gli avresti dato pi di sessant'anni, ne aveva settanta.
Et voil, il mio sindacalista preferito e l'uomo del partito. In quel l'uomo del partito si leggeva trasparente l'ansioso desiderio di nuove avventure. Sono pronto, pareva dire. Mandatemi in Manciuria, nel Borneo, nel Congo francese. Qualsiasi destinazione  la mia.
Quando il discorso cadde, invece, sui giri delle scommesse clandestine, la delusione di Aldobrandini fu evidente. Ma come! Era pronto a esportare la rivoluzione e gli si veniva a parlare di quattro poveracci che tiravano su due soldi per cambiare la macchina.
Ma per il vecchio avventuriero il partito restava il partito, anzi il Partito, al di l di qualsiasi delusione. Cavenaghi, dalla sua, che aveva appreso nel corso del suo delicato lavoro a trattare con spostati di tutti i tipi, di fronte all'evidente delusione del conte accentu l'aria un po' misteriosa man mano assimilata frequentando vecchi compagni che veri e rilevanti episodi oscuri ne avevano vissuti a bizzeffe. E lasci, dunque, circolare nel suo discorso, di fronte a un sempre pi allibito Cherubini, allusioni a vicende molto pi complesse che partivano da quella minuzia delle scommesse clandestine per arrivare a complotti probabilmente internazionali. Non pronunci il nome Cia ma lo fece aleggiare.
Ah, beh, se si era di fronte a un'operazione di controspionaggio organizzata dal partito Aldobrandini non poteva certo tirarsi indietro. Sentiva qualche vincolo di lealt verso i soci di tante operazioni microillegali, ma il partito era il partito e veniva prima di tutto. Si fece solo giurare che nessun particolare sarebbe uscito dal circuito dell'organizzazione comunista e che se si fosse dovuti ricorrere alla giustizia borghese, cos si espres-se Aldobrandini, prima lo avrebbero consultato.
Stretto questo patto, il conte si concentr sulla vicenda che interessava Cavenaghi, il giro di scommesse di Invernizio, con cui il conte aveva rapporti abbastanza stretti. Approfittando di un paio di sale di scommesse particolarmente attive nella zona Sempione, una delle quali era proprio vicino al chiosco della Calchi, Invernizio aveva trovato una sua clientela per puntate clandestine e si appoggiava oltre che alla fioraia defunta a un ristorante cinese in via Canonica, a un'edicola di giornali in via Rossetti, a un bar in via Vincenzo Monti e una lavanderia in piazza 6 Febbraio.
Ogni mercoled tra le 17 e le 20 Invernizio passava a portare le quotazioni e a ritirare le scommesse tre ore dopo. Era un giro da un milione e qualcosa alla settimana quello di cui si stava parlando. E che si spartivano Invernizio (e un suo amico che Aldobrandini non conosceva) e i soci terminali dei vari esercizi. Al conte spettava una cifra fissa per le consulenze sulle quotazioni dei cavalli.
Chiusa la faccenda principale all'ingegnere venne la tentazione di fargli qualche domanda sulle prostitute della zona Sempione, altra pista della sua indagine. E in effetti il conte avrebbe potuto raccontargliene molte su quel mondo. Per prevalse la preoccupazione di non offendere chi aveva dato tante e preziose informazioni (e inoltre quella di non far sapere troppe cose a un tipo cos stravagante). Si salutarono con calore. Il vicepresidente dei probiviri assicur il bon vivant che la prima missione pericolosa organizzata dal partito sarebbe stata sua.
Dondi aveva convocato Cavenaghi nell'infame Trattoria da Lina, in piazza Segrino dietro alla federazione: tavolini di plastica, vassoietti di finto legno su cui consumare il pranzo, tovagliolini di carta apparentemente usati. Un posto in cui si mangiava cos male che - secondo il presidente dei probiviri - le spie li avrebbero lasciati in pace per paura di rovinarsi lo stomaco. Hai cinque minuti per aggiornarmi su Invernizio perch poi arriva Ariele della squadretta. Cavenaghi raccont le scoperte recenti, descrisse l'itinerario del raccoglitore di scommesse clandestine e poi lasci il suo presidente all'infernale pasto.
Alle 13 e 15, con il suo aspetto da orangutan, i tradizionali occhiali neri, arriv Ariele. Dondi gli illustr bene che cosa volesse da lui: foto che documentassero il meglio possibile l'attivit clandestina di Invernizio.
Ariele e la sua squadretta avevano un pulmino con i finestrini neri, pronto alla bisogna. Con tutto l'equipaggiamento fotografico necessario.
Bene, ci vediamo a missione compiuta in quel circolo in cui ci siamo incontrati l'altro giorno, mi troverete l che gioco a scopa. Non interrompetemi se non ho concluso la mano. Vi aspetto fino alle 23 e 30. Poi il circolo chiude.
Ariele, che come tutti i campagnoli mangiava bene e di gusto, apprezz assai poco gli spaghetti acquosi della Lina. N gli piacque l'orrenda cotoletta alla milanese della casa: un vero e proprio tentativo di avvelenamento. Per nel pulmino lo aspettavano riserve di grana e lambrusco che la squadretta emiliana si portava sempre dietro quando le toccava andare in missione in quelle barbare terre lombarde.
Finita la riunione della segreteria nazionale, il responsabile Esteri della direzione, Canino, ebbe giusto il tempo per prendere a Fiumicino l'aereo per Mosca.
Dopo tre ore e mezza di volo e due ore di fuso orario, il dirigente comunista si trov al Sheremetyevo, l'aeroporto internazionale di Mosca. Un agente della polizia aeroportuale lo aspettava sotto la scaletta e l'accompagn in una sala dove incontr e abbracci l'antico sodale Volodin - tra vecchi amici ci si potevano risparmiare i baci sulla bocca che toccavano nelle accoglienze ai comunisti stranieri in visita ufficiale. Insieme si diressero verso l'imponente limousine iguli nera, l'auto di rappresentanza della nomenklatura sovietica. Nell'auto c'era solo l'autista perch tra i due non vi era certo bisogno di un interprete.
Dopo qualche chiacchiera su mogli e conoscenti comuni, Volodin chiese a Canino se c'era qualche fuori sacco da affrontare prima dell'incontro ufficiale con quel noiosone di Ponomariov. Canino gli parl della granetta Gandolfi. C' un'iscritta al partito di Milano che  stata assassinata la scorsa settimana, il cui fidanzato un tal Enzo Gandolfi, non iscritto al partito, sarebbe in contatto con un vostro agente del Kgb, un certo Remizov in attivit a Milano. Potrebbe essere una fesseria, ma  meglio essere informati e preparati. Se poteste farci sapere qualcosa dei rapporti di vostri agenti con questo Gandolfi, te ne sarei grato.
Il dirigente del Pcus non perse un attimo di tempo, chiam dal telefono della macchina il direttorato operazioni estere, area Europa occidentale, e s'accord con un ufficiale per vedersi al pi presto all'Hotel Rossjia dove si stava recando Canino. Arrivati in albergo, mentre il dirigente del PCI andava in camera a rinfrescarsi un po' prima della riunione al Cremlino, il maggiore Piotr Dasaev venne informato da Volodin delle richieste d'informazioni del compagno italiano. Per le 9 di domani potremo riferirvi quel che sappiamo del caso rispose il maggiore.
Il tarchiato vice della sezione Esteri del Pcus, affrontati i compiti fuori sacco, sal nella stanza di Canino, che si stava facendo una doccia, ordin due tazze di t e attese. Mezz'ora pi tardi i due ripresero la iguli con direzione Cremlino.
Faceva sempre una certa impressione - pens Canino - passare quelle mura costruite nel XV secolo, testimoni di tante follie dei regimi zaristi e sovietici. Gli edifici della sezione internazionale del Pcus si trovavano nell'ala ottocentesca della monumentale cittadella, vera fortezza, cuore dell'impero. Persino in quegli ambienti valeva la regola sovietica: la cupa maestosit zarista era rappezzata da tanti non meditati e ineleganti interventi funzionali, eseguiti dal potere rosso.
Un paio di corridoi, due o tre guardie da rassicurare e il ministro degli Esteri del PCI si trov di fronte a uno dei 15 membri del Politburo sovietico, il nucleo del potere in un paese di duecento milioni di persone. Potente ma niente affatto brillante, Ponomariov aveva al suo fianco un paio di segretari che prendevano appunti per lui e gli recuperavano i dossier di cui si doveva discutere.
Dopo un rapido giro su questioni particolari, tra le quali le vicende indonesiane che stavano particolarmente a cuore al padre gesuita Tacchi (Guarda, noi in Indonesia non c'entriamo niente, anzi da quando i cinesi si sono avvicinati agli americani noi abbiamo stretto qualche rapporto con Suharto. I guerriglieri sono maoisti e ce l'hanno con noi come con i gesuiti. Perch invece quei vostri amici in tonaca ci danno tanto fastidio in Polonia? Sono giochi pericolosi. Pure loro non sono del tutto convinti dell'accelerazione degli scontri, ma dicono che sia il Papa a spingere sotto pressione del vescovo di Cracovia, un cardinale particolarmente carismatico, e dunque non sono in grado di esercitare alcuna efficace funzione moderatrice).
Esaurite le vicende minori, compresa una ditta amica del PCI che operava in Etiopia e voleva avere rapporti con i nuovi padroni e una richiesta dei sovietici ai comunisti italiani perch mettessero una buona parola per il prolungamento di una tourne della Scala, si scambiarono poi congelati punti vista sulle questioni su cui c'era pi freddezza tra Pcus e PCI, cio Cecoslovacchia, Etiopia e ancora Polonia. Canino espresse una qualche preoccupazione per quel che stava succedendo in Afghanistan, dove Mosca stava mettendo un po' troppo il naso. Non c' il rischio di creare difficolt nelle stesse repubbliche dell'Asia centrale? 
Tu non conosci i nostri imam tutti mafia e alcol gli rispose Ponomariov.
E alla fine si arriv alle questioni che stavano pi a cuore ai due interlocutori. La prima era la valutazione del vero senso del discorso del segretario nazionale del PCI a Mosca.
Fino a che punto volete arrivare? chiese Ponomariov.
Al contrario dei francesi che non hanno voluto parlare in polemica con le vostre posizioni, il nostro segretario ha preso la parola e il suo discorso al 90 per cento era centrato sul significato storico dell'Ottobre.
S, questo lo abbiamo capito e per questo siamo stati lieti di darvi una tribuna, cosa che non abbiamo fatto con gli spagnoli. Per le reazioni in Italia al discorso del vostro segretario, gli entusiasmi di alcuni ambienti fanno avvertire un qualche sentore di antisovietismo.
Un comunista valuta le cose concrete non le chiacchiere: un fatto concreto  che si  chiusa la parentesi dell'eurocomunismo, che voi vivevate come una tendenza scismatica. Per tenere questa linea, abbiamo litigato con Georges Marchais, come avete notato. Quanto all'antisovietismo, mentre questo dilaga a Parigi, noi abbiamo contenuto nei limiti pi ristretti la Biennale del dissenso che si  tenuta un paio di mesi fa. Contro questa manifestazione abbiamo schierato i nostri amici intellettuali, uno per uno. Siamo intervenuti sui grandi quotidiani nazionali, spiegando persino ai pi riluttanti che poteva esserci il rischio di qualche sciopero. Se correte solo dietro alle parole, non vi fate un quadro realistico del nostro atteggiamento e di come nei fatti combattiamo l'antisovietismo.
Ponomariov in parte aveva gi considerato gli argomenti del PCI ma le spiegazioni di Canino lo colpirono.
Si pass cos ad altri importanti argomenti. Innanzi tutto i soldi al PCI. Non vogliamo pi il contributo segreto e in contanti, quello deciso dal vostro comitato centrale, politicamente non  pi utile, anzi  pericoloso.
E volete rinunciare alle provvigioni sui vari affari Eni, Fiat e quant'altro?.
Ma quello  business non un rapporto tra i partiti.
Capisco comment Ponomariov, che in parte non capiva in parte capiva sin troppo bene, e aggiunse: E gli abbonamenti all'Unit?.
Quella  cultura sorrise Canino, e aggiunse: E poi smettetela di dare quattrini a nostra insaputa a membri della direzione nazionale come Borutta. 
Ah, come sta il compagno Fernando Borutta, quel grande amico dell'Unione Sovietica?.
Vi organizzer una scissione a cui aderiranno quattro rimbambiti e i suoi figli, vedrete.
Scissione? Perch parlare di queste cose tristi, pensiamo al nostro dovere di internazionalisti e innanzi tutto al nostro sacro lavoro per la pace.
La pace, questo era il secondo tema in discussione, e lo si poteva trattare anche sotto un'altra etichetta: I missili SS 20 sovietici.
In quegli anni i sovietici avevano modernizzato il loro sistema missilistico che peraltro stava cadendo a pezzi e nell'occasione avevano aumentato la gittata, la precisione e la velocit delle nuove armi. Gli americani erano molto preoccupati e si stavano preparando a rispondere, sia pure all'interno di quel caos che era la politica estera di Jimmy Carter e Zbigniew Brzezinski, producendo un nuovo tipo di missile estremamente pi preciso e in grado di eludere la sorveglianza dei radar. 
I sovietici protestavano e chiedevano ai comunisti occidentali di schierarsi contro la scelta americana, impedendo che le nuove armi made in Usa fossero installate in Europa. 
Noi abbiamo solo modernizzato i nostri mezzi, loro stanno studiando armamenti che modificano l'equilibrio strategico e mettono in crisi il sistema della deterrenza come si  venuto definendo in questi anni. Ed  quel sistema che ha difeso la pace per un trentennio. Ponomariov insieme alle parole fece dare dai suoi segretari a Canino gli studi pi recenti nel campo. 
L'uomo del PCI non manc di osservare come la scelta dei sovietici di stuzzicare gli occidentali migliorando i loro missili era stata almeno imprevidente. Poi per convenne che le iniziative americane erano qualitativamente pi pericolose. In parte ne era convinto. L'idea, poi, di un'Europa sempre pi autonoma dagli Stati Uniti e in buoni rapporti con i sovietici era il cen-tro dell'iniziativa dei comunisti italiani. Infine non  che potesse andare avanti tutto il tempo a sfidare i comunisti sovietici, quelli avrebbero finito per organizzare veramente una scissione nel PCI che avrebbe potuto fare molto male al partito.
L'adesione all'appello pacifista dei sovietici soddisfece profondamente Ponomariov, che super cos i malumori per le osservazioni degli italiani sull'Afghanistan, la Polonia e l'Etiopia. Nonch quelli che gli avevano procurato gli appelli del capo dei comunisti italiani al valore della democrazia. Chiese a Canino se poteva partecipare a un banchetto che il presidium dei Soviet aveva organizzato quella sera in onore del presidente dell'India in visita a Mosca. Canino lo inform che era a cena con Andrej Alenichev, l'ex ambasciatore sovietico a Washington che ora curava il settore America del Nord della sezione Esteri del comitato centrale. La smorfia che Ponomariov fece nel sentire il nome di Alenichev, quasi a dire se non lo proteggesse il capo del Kgb Yuri Andropov vedresti che bella fine farei fare a Alenichev, conferm le notizie che il responsabile Esteri del PCI aveva sulle profonde divisioni interne al gruppo dirigente del Pcus. Il suo amico Volodin intanto alzava gli occhi al cielo, come a fare intendere che non era pi presente e che comunque lui, pur fedele al suo capo Ponomariov, quasi non si schierava.
Non si schierava ma accompagn alla cena Canino, un po' per controllarlo un po' perch non si sapeva mai quel che sarebbe successo nel Pcus al momento della ormai imminente scomparsa di Leonida Breznev.
Qualche ora dopo, in una dacia non lontana da Mosca, in un'area residenziale per dirigenti del partito, il comunista italiano e il suo amico-controllore si presentarono alla cena: tanti italianisti, tanti vecchi amici di Canino, tre o quattro uomini di cultura protetti da Alenichev e soprattutto dal suo protettore, il potente Yuri Andropov. La serata procedette colta e brillante (e piena di pesante cibo e ancora pi pesante alcol). Tra i fumi delle papiroski, dei sigari cubani e della vodka. A un certo punto Alenichev prese da parte Canino e gli disse che aveva un raro libro (il comunista italiano era un noto appassionato di edizioni antiche) e lo port verso la sua biblioteca che si trovava in un altro locale. Quest'angolino me l'ha bonificato l'ala amica del Kgb e dunque posso informarti rapidamente di una questione: tra la maggioranza rimbambita del Politburo e qualche vecchio arnese dell'Armata rossa si stanno scambiando segnali su possibili iniziative di guerra. Si considera che grazie all'ignavia di quel raccoglitore di noccioline di Carter e al fanatismo inconcludente di quel pazzo polacco di Brzezinski, gli americani siano in svantaggio strategico in Africa, Asia ed Europa e che varrebbe dunque la pena di tentare un'iniziativa se non proprio scatenare la guerra.  indispensabile che gli europei si armino, devi dirglielo ai socialdemocratici tedeschi. Schmidt  una persona responsabile, se sar messo sull'avviso da uno come te si comporter con fermezza. Io non posso agire. Se sanno che tengo rapporti con qualcuno della Spd, Andropov o non Andropov, mi arrestano. Ma tu puoi farcela: attento nei collegamenti, abbiamo decine di spie nei giri della socialdemocrazia tedesca. Preso il libro raro i due tornarono in salotto e dopo qualche altro litro di vodka, cognac armeno, champagne crimeano, i banchettanti decisero che era il momento di ritirarsi a dormire. Canino torn in albergo, diviso tra i suoi rapporti con la leadership ufficiale sovietica e quelli con l'ala riformista. Avrebbe sostenuto entrambe le parti, una in pubblico, l'altra in un rapido colloquio con un addetto dell'ambasciata tedesca che Helmut Schmidt gli aveva messo a disposizione per comunicazioni particolarmente delicate.
Mentre a Mosca si discuteva di alta politica internazionale, altri comunisti, quelli della squadretta di Imola, erano impegnati su un ben pi limitato e concreto obiettivo: pedinare Invernizio nel suo giro di raccolta delle scommesse clandestine.
Uno di loro era andato in moto sotto la sede della Lega delle cooperative, dove si sapeva che il coop-scommettitore si trovava. Da l il motociclista avrebbe indirizzato il pulmino che era meglio non esporre sin dall'inizio nel pedinamento. Salito sulla sua Due Cavalli blu, Invernizio si diresse verso casa, evidentemente era l che s'incontrava con i suoi collegamenti all'ippodromo e teneva il materiale che gli serviva per organizzare la rete clandestina.
Nel loro pulmino nero appostato in via Rasori 17, in fondo a corso Vercelli all'incrocio con via Pagano all'estremit orientale del quartiere Fiera, quelli della squadretta videro arrivare a casa di Invernizio un buffo ometto, stortignaccolo, con piccole gambe molto muscolose. Aveva proprio l'aria del fantino. Dopo un quarto d'ora uscirono. Doveva essere avvenuto lo scambio di materiali e informazioni. Il presunto fantino se ne and per la sua strada. Lo scommettitor-cooperatore sal in macchina e s'indirizz verso quello che doveva essere il primo terminale clandestino, che risult essere l'edicola di via Rossetti.
Grandi viali, edifici di marmo o a piastrelle; tra via Rossetti, via Euripide e via Cassiodoro vi era un'esibizione della Milano moderna come si era pensata negli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta, stimolata dalla prossimit della Fiera Campionaria, magnete d'innovazione. L tra quei vialoni che erano il segno della conquista dell'automobile sulla citt c'era un'edicola che era quasi un'isola nel traffico. Invernizio vi si rec senza esitazione. E la squadretta fotograf i passaggi di materiali.
Da via Rossetti il coop-scommettitore pass, prendendo via Cassiodoro, in piazza 6 Febbraio. Begli edifici ai lati, ma la piazza in s non era risolta, era pi che banale al di l del recente orrendo parcheggio. Un po' la maledizione dei milanesi: non essere capaci - a cominciare da quella della Cattedrale - di realizzare belle piazze. Forse la loro ansia di muoversi da una parte all'altra, unita a quella di nascondersi, non privilegiava il luogo dell'incontro. Nello spiazzo, sulla destra c'era una lavanderia, il proprietario era un cinese: si scattarono altre foto.
Poi Invernizio prese la verdeggiante via Monti, un concentrato di decoro, esaltato al massimo dalla via delle ville, via XX Settembre. Anche se in spregio dell'esibizione di stile della borghesia l residente, la via pi elegante era diventata uno dei luoghi di appuntamenti pi famosi per le sue puttane. A uno slargo di via Monti, segnata da qualche edificio pi alto un po' meno decorativo del resto dell'ambiente, c'era un bar, lussuoso, vicino a uno studio di modelle, allora reclutate da stilisti meno glamour dei grandi sarti che si apprestavano a prendere in mano la citt, altro centro di scommesse.
Scattata la loro dose di foto, quelli del pulmino seguirono Invernizio nel suo viaggio che virava verso est, verso la vera e propria Chinatown, uno dei confini del quartiere Sempione. Nel centro della comunit orientale, in via Canonica, entr in un ristorante, qui s'incontr con un cinese e vi fu un'altra consegna di buste ben ripresa dalla squadretta.
Invernizio s'incammin verso via Paolo Sarpi, altra grande arteria commerciale. 
Se mai fosse declinata l'industria che segnava fortemente tutto l'ambiente urbano da met dell'Ottocento, questa vocazione mercantile, cos esplicita ed esaltata nelle vie dedicate a questa vocazione, sarebbe diventata assolutamente dominante con probabili effetti sia culturali sia politici.
A piedi Invernizio pass da un negozietto a un supermercato, da un venditore di sete orientali a una bottega per riparare gli orologi, sempre seguito da un addetto della squadretta. Sembrava impegnato in piccole compere. Dopo quasi tre ore, Invernizio risal in macchina e riprese il giro da dove aveva cominciato, cio dall'edicola di via Rossetti. Questa volta il fotografo della squadretta pot cogliere con il teleobiettivo un passaggio di denaro. Chi cercava la fortuna con i cavalli aveva pagato la sua puntata ai terminali di Invernizio. Il viaggio del cooperatore si comp tappa per tappa come la prima parte. Alla fine, verso le 19 e 45 la squadretta pot fare il punto sul bottino raccolto sviluppando nel pulmino ultra attrezzato le pellicole delle foto.
Ariele prese la sua moto, sped il pulmino a Imola e raggiunse con un bustone pieno di prove il presidente dei probiviri a Niguarda. Dondi era impegnato in una dura partita di scopa d'assi (barbaro traviamento popolare dello scopone classico). Ariele attese, secondo le istruzioni, la fine della mano, assicur sui risultati del lavoro compiuto, lasci la busta a Dondi e ripart per le sue terre.

Gioved 10 novembre
Canino era gi sveglio da un paio di ore, aveva letto le non notizie della stampa sovietica, ascoltato alla radio un programma Bbc, il cui segnale arrivava sufficientemente chiaro a Mosca, ripassato un paio di documenti su cui doveva dare un parere la mattina dopo in direzione, bevuto t e mangiato pane (cattivo) con marmellata (ottima). Gli mancava la lettura mattutina dei quotidiani italiani e internazionali, insomma di veri giornali, il momento in cui si faceva un'idea del mondo.
Si era gi lavato e vestito quando il portiere gli annunci che stava salendo Volodin. Con un'altra persona. Il maggiore Dasaev, suppose.
Cinque minuti e i due sovietici entrarono nella stanza. Volodin abituato alle grandi sbornie russe era un po' meno pesto del comunista italiano.
Due secondi di cordialit, e il maggiore Dasaev inizi il suo rapporto. Remizov, rintracciato nottetempo e invitato a tornarsene a Mosca, aveva spiegato come aveva conosciuto Gandolfi. Era un amico di una certa Annushka Ivanovna Irkaeva, nata a Mosca ma immigrata in Italia, pur senza rompere con lo Stato socialista. Una ballerina di night (una prostituta, sostanzialmente, sentenzi il maggiore) che serviva a Remizov per raccogliere pi informazioni d'ambiente che notizie precise.
In un giorno dello scorso settembre, quando un rubinetto del suo domicilio milanese aveva incominciato a perdere acqua, Remizov aveva chiesto ad Annushka di trovargli qualcuno che glielo riparasse e lei gli aveva mandato un giovane italiano, con cui aveva avuto una storia durante una vacanza. Questo era l'inizio e la fine dei rapporti tra l'agente Remizov e l'idraulico Gandolfi.
Ma dato che Canino era un compagno assai stimato dal popolo russo, il maggiore Dasaev aveva chiesto al servizio documentazione dell'Ufficio di cercare se mai vi fosse qualche altra notizia su questo Gandolfi. Ed era spuntata fuori una relazione dell'agente Andrej Nicolaevic Rjazancev, della Residentura di Managua, che faceva il nome di un tal Gandolfi Enzo, italiano di Bergamo, di 25 anni (la relazione era di qualche anno prima) che si era presentato volontario per combattere con il Fronte sandinista. Il Fronte si era rivolto ai russi per capire se si trattasse di un agente provocatore. E una rapida inchiesta del Kgb aveva appurato che il volontario era uno studente di orientamento rivoluzionario. Casinista ma rivoluzionario. E cos Gandolfi era stato arruolato in una brigata sandinista ed era andato a sparacchiare in giro, con tanto di kalashnikov in dotazione, per tutto il Nicaragua. E per ben sei mesi. Alla fine il suo reparto era stato individuato dai controrivoluzionari e decimato. Gandolfi se n'era scappato.
Un deficiente che va in giro a fare turismo rivoluzionario, dedusse Canino. Intanto, per, ringrazi Dasaev che era andato oltre i suoi doveri di ospitalit, e pur se non gli aveva rivelato grandi segreti gli aveva comunque offerto notizie riservate.
Pens a un atto di gentilezza di Andropov (quello strano personaggio che voleva invadere l'Afghanistan ma non fare la guerra con gli americani) parallelo al piacere che gli aveva chiesto Alenichev. Comunque erano novit interessanti per i compagni milanesi, ed era bene, dunque, che prima di tornare a Roma passasse da Dondi. Chiese a Volodin di aiutarlo a cambiare il volo.
Tre ore dopo era gi a Milano: miracoli dei fusi orari. Alle 11 era in federazione e poteva informare Cavenaghi delle notizie che aveva raccolto a Mosca. Aveva cercato Dondi ma questi era alle prese con una grana che non poteva abbandonare.
Bene, ora posso andarmene a Roma, si disse Canino. Un uomo a cui piaceva vivere velocemente.
Mentre Canino era ancora a Mosca, Cavenaghi si stava pigramente alzando. La radio-sveglia gracchiava di scaramucce tra forze armate vietnamite e cambogiane. Gli esperti di cose internazionali davano per imminente un intervento delle truppe di Hanoi, sia a protezione dell'etnia vietnamita, sia nel solco della vocazione espansionista che da sempre caratterizzava il popolo di Ho Chi Minh. Belle notizie per l'internazionalismo proletario. I vietnamiti stavano compiendo tutta la parabola discendente possibile dopo la vittoriosa guerra popolare antiamericana: proprio in questi giorni era esploso il problema dei boat people mandati a naufragare in giro per l'Asia. E ora si parlava dell'invasione di Phnom Penh. Peraltro dei cambogiani e dei massacri di Pol Pot se ne sapeva ormai abbastanza per provare tutto l'orrore necessario. Dovr togliere dalla mia biblioteca quel saggetto Einaudi di Chesnaux sull'epopea della guerriglia dei Khmer rossi si ricord Cavenaghi. Quanto poi all'idea di campo socialista anche quella era una storia su cui riflettere; prima c'era stata la guerra russo-cinese sull'Ussuri, ora si preparava quella vietnamita-cambogiana. E apparivano con evidenza le crescenti tensioni tra Pechino e Hanoi, che avrebbero potuto presto sfociare in un'altra guerra.
L'idea di campo socialista per i comunisti era come la coperta di Linus nei fumetti dei Peanuts: una rassicurazione sul corso della storia e sulla intrinseca bont di questa. Nonostante tutti i crimini, gli errori e le tragedie, il corso della storia, e dunque il destino dell'umanit, era indirizzato verso il socialismo. Metaforicamente il campo socialista, cio l'insieme degli stati guidati da partiti comunisti, era come quello magnetico e orientava l'ago della bussola degli avvenimenti umani verso il sole dell'avvenire. Era la certezza che pur con tutte le sue contorsioni, le famose hegeliane astuzie della storia, il mondo aveva un destino inevitabile. Era una sensazione esaltante essere guidati dal corso della storia. Se ti portava la storia, molte stronzate venivano perdonate automaticamente. Ma se adesso ti toccava, a te in prima persona, costruire la storia, rispondendo di tutte le tappe del percorso, che cosa sarebbe successo?
Mah, vediamo intanto di trovare l'assassinio della Calchi pens Cavenaghi. Tutto sommato era abbastanza soddisfatto del lavoro dei primi giorni, come aveva seguito la pista Ruvo, poi quella Invernizio. Gli diamo la polvere alla polizia. Il fatto  che noi siamo dei mezzi preti e i vari Ruvo, Aldobrandini e cos via con noi si confessano mentre alle forze dell'ordine dicono il meno possibile. Comunque, la speranza di trovare la soluzione non era affatto spenta. Con questo pensiero l'ingegnere si lav, prepar malamente il caff, una spremuta d'arancia, mangi un rancido biscotto. Quand' che ne compro di nuovi? e qui il pensiero corse automaticamente alla Carla. E si avvi verso la federazione.
Quando il ministro degli Esteri del PCI Canino lo cerc, Dondi era impegnato in un delicato colloquio con Invernizio. Il presidente dei probiviri aveva svegliato assai presto il funzionario dell'Associazione delle cooperative di servizi, lo aveva informato su chi fosse e quale funzione avesse nel partito come capo dei probiviri. Gli aveva detto che aveva bisogno di vederlo in mattinata.
Invernizio si era turbato per la convocazione. Che cosa volevano da lui quei vecchi rimbambiti del PCI? Si era iscritto per poter lavorare in pace, ma la stima per gli antichi babbioni stalinisti che rappresentavano secondo lui la maggioranza degli apparati comunisti, dal partito alla Lega alla Cgil, era rimasta la stessa di quando era in Potere operaio. Burocrati rincoglioniti, traditori della classe operaia. Certo, adesso un po' la classe operaia l'aveva tradita pure lui. Ma quelli l, restavano coglioni.
Che cosa volevano da lui? Non poteva essere quella faccenda dell'appalto della mensa di qualche mese fa. Avevano gi fatto la loro inchiesta, male, cercando di non farsi notare. E non avevano, naturalmente, trovato niente. E non avrebbero trovato niente. Non sapevano neanche dove cercare. Brutti rincoglioniti.
Certo, c'era quel rompiscatole del Brambilla che ogni giorno gli guardava il maglioncino, quasi a chiedere come l'avesse potuto comprare. Ma non potevano mica cacciarlo dal partito perch si vestiva di cashemere.
Sar uno dei soliti riti da rimbambiti a cui mi devo sottomettere da quando mi sono iscritto al PCI, pens. Intanto era arrivato in federazione. Erano le 11, si fece dire dove trovare Dondi e si rec nella stanzetta del presidente dei probiviri.
Bella faccia da stalinista osserv tra s dopo averlo visto. Si presentarono. Non mi stringe nemmeno la mano. Crede di essere alla Lubjanka rimugin ancora.
Hai un problema da chiarire con il partito, cos Dondi apr la conversazione.
Meno male che non potete pi fucilare la gente, riflett tra s Invernizio e ad alta voce: Parliamone.
Sai niente di corse di cavalli? chiese Dondi.
S, ogni tanto ci gioco. Deviazione borghese? rispose Invernizio.
Da quando organizzi scommesse clandestine?.
In che senso?.
In quello pi evidente.
Ma che cazzo sanno, si disse Invernizio, e che cosa gliene frega se organizzo tre puntate clandestine? Beh, non  vero che mi occupo di puntate clandestine.
Puoi spiegarmi queste foto?, e gli diede una ventina di immagini che mostravano i suoi passaggi dai terminali, con tanto di scambio di ricevute, cedole e soldi.
Il Kgb contro gli amici di Ribot, consider Invernizio. Ma che cosa c'entra il partito?.
Dov'eri luned 31 ottobre?.
Luned 31 ottobre, si disse Invernizio, e chissenericorda. Non era rimbambito, era spaventato per le foto e l'andamento del colloquio: la memoria gli si era come bloccata. Ma che cosa  questo, un interrogatorio? Credevo di essere in federazione e mi ritrovo in un commissariato?.
Ti diverti molto a fare lo spiritoso? Preferisci che invii queste foto alla polizia? Ci metto un minuto se  questo quello che vuoi.
Improvvisamente Invernizio si ricord cosa era avvenuto quel luned 31 ottobre e proprio di mattina: era stata assassinata la Bruna. Non mi crederanno mica responsabile di quell'omicidio? e si spavent. Parecchio. Non crederete che abbia ammazzato la Bruna?.
Dove eri quel luned mattina?.
Visibilmente preoccupato tir fuori l'agendina, corse a cercare il 31 ottobre e lesse: appuntamento ad Asti alle ore 9 / corso Garibaldi 11 / CarnePiem. Ma certo, era andato ad Asti domenica sera in un alberghetto della citt per farsi una mangiata di tartufi ed essere bello pronto per l'appuntamento del giorno dopo, a trattare una partita di carne piemontese per quelle cazzo di mense coop. Spieg tutto.
Il numero dell'albergo venne recuperato dopo una telefonata alla segretaria dell'Associazione delle cooperative di servizio. 
Dondi chiam l'Hotel Pino Torinese vicino ad Asti: Un funzionario della nostra Associazione delle cooperative di servizio, Sante Invernizio, ha dormito la scorsa settimana una sera da voi. Mi servirebbe che mi diciate il giorno. Per questioni di contabilit. 
Il portiere dell'albergo conferm che la notte di domenica 30 ottobre Invernizio aveva dormito l.
Verificato l'alibi, Dondi pass a una nuova domanda: Da quando tu e la Calchi lavoravate insieme nel giro delle scommesse clandestine?.
Invernizio non aveva pi nessuna voglia di provocare: Da due anni e mezzo.
Chi ha avuto l'idea?.
Io. Il cinese del ristorante che avete fotografato, un fornitore di specialit cantonesi per una mensa che curavo, mi raccont una volta quanto i suoi connazionali amassero scommettere su tutto, specie sui cavalli, ma non volessero passare per circuiti ufficiali per non mostrare quanti soldi facevano girare. Da questa conversazione con il cinese nacque tutto. Una sera mentre discutevo con Bruna di come migliorare i nostri bilanci personali, accennai agli hobby dei cinesi. Lei mi mise in rapporto con un vecchio balordo che forse conoscete, l'Aldobrandini, il suo dentista, e costruimmo cos la rete che ha funzionato fino a oggi.
Quanto guadagnavate?.
Circa ottocentomila lire alla settimana divise tra i cinque terminali, io, un socio dentro l'Ippodromo e Aldobrandini.
Centomila lire alla settimana per due anni e mezzo, fanno poco pi di dieci milioni, come mai la Calchi ne aveva una trentina, non giustificabili con i suoi normali redditi, sui conti bancari?.
Non ne ho idea, noi curavamo insieme solo il business corse.
 tutto?.
Sinceramente  proprio tutto, con i vostri metodi mi avete messo un bello spaghetto e vi ho detto tutto quello che so.
Bene, e ora passiamo alle conseguenze pratiche dei tuoi comportamenti.
In che senso?.
Non hai detto n alla polizia n al partito dei tuoi rapporti illegali con la Calchi persino quando  stata assassinata.  un comportamento moralmente disgustoso. Inoltre pur essendo un funzionario di seconda fila della Lega con i tuoi traffici metti il partito in condizione di essere esposto al biasimo dell'opinione pubblica se ti scoprissero. Immorale e imprudente:  opportuno che le nostre strade si separino. Ti prego, dunque, di non farti mai pi rivedere nelle nostre organizzazioni, di non rinnovare la tessera e di cercarti un lavoro, lasciando la Lega delle cooperative al pi tardi tra un mese. Per liberarci di te siamo pronti a darti una mano a trovare una nuova occupazione.
Ma che metodi sono, ho fatto solo qualche stupidata.
Piantala. Preferisci che consegniamo le foto alla polizia e che si arrivi agli stessi risultati ma con ben pi gravi traversie per te?.
Se questo  il clima, sono io che lascio il partito.
Ne sono davvero dispiaciuto.
Colpito dalla brutalit di Dondi, Invernizio avvilito se ne and senza pi guardarsi dietro.
Quando il coop-scommettitore fu uscito, il capo dei probiviri lombardi osserv come l'elemento che lo convinceva di pi dell'innocenza di Invernizio non fosse tanto l'alibi quanto la constatazione che l'organizzatore di mense non avesse alluso ai mitra nascosti in sezione. Uno scarafaggio cos - consider Dondi - avrebbe sicuramente usato una carta simile per ricattarci. Invece ne  all'oscuro. Resta quella ventina di milioni ingiustificati della Calchi. Ecco una pista su cui  bene che l'ingegnere indaghi.
Cavenaghi, dopo essere stato informato del passato mitragliero del Gandolfi, and un momento da Dondi che stava intrattenendosi con la figlia Marina. L'atteggiamento di Marina Dondi in Gorini era quello che spesso avevano i figli dei funzionari del PCI: un'evidente simpatia, quasi rispettosa (dopo il Sessantotto non era facile trovare figli che esprimessero apertamente questo sentimento verso i propri parenti) per quei loro genitori che si dedicavano a cambiare il mondo invece che impegnarsi in un mestiere normale, unita a un pizzico d'incredulit per adulti che sembravano ancora giocare con i soldatini. Imbarazzato dalla figlia il presidente dei probiviri lombardi liquid il suo vice dicendogli che con Invernizio era andato tutto bene.
Salutato Dondi, l'ingegnere, sorridendo del comportamento da babbo impacciato del suo capo, prese il tram 29 che passava a cento metri dalla federazione e and al Liceo Beccaria. Aveva appuntamento alle 12 e 10 con uno studente di quell'istituto iscritto alla Fgci, Donato Fiore, 17 anni, segretario della cellula del liceo (cinque iscritti, su mille studenti: non proprio un risultato entusiasmante), che gli doveva spiegare come, quando e chi erano i fascistelli che venivano a montare un tavolo di propaganda del Fronte della Giovent davanti alla sua scuola.
Fiore era un ragazzino sul metro e sessantacinque, gi un po' stempiato, figlio di un chirurgo e di una professoressa di greco, si era iscritto alla Fgci in un periodo nel quale andavano ancora molto di moda i gruppetti. Forse erano i foruncoli, le ragazze non gliela avrebbero data anche se avesse militato in un gruppo pi  la page. Forse era anticonformismo.
In ogni caso era un figiciotto esemplare, lottava per le riforme non per la rivoluzione, voleva la lotta ma una lotta normale / per non farsi male, non quella dura / senza paura. Proteggeva sempre i ciellini da quelli del movimento studentesco. E difendeva abbastanza spesso l'ordine democratico figlio della Costituzione repubblicana e antifascista.
Fiore spieg a Cavenaghi che i fascistelli venivano davanti al liceo ogni settimana, il gioved, mettevano un banchetto con su le loro pubblicazioni: un po' di Evola, la vera economia corporativa, l'esempio di Roma imperiale e altra robaccia cos. Una volta al mese arrivava la squadra di disinfestazione del Movimento lavoratori per il socialismo, l'ex movimento studentesco di Mario Capanna, poi di Luca Cafiero, e si faceva a botte. Quel mese la scazzottata era avvenuta la settimana precedente. Assisteva agli avvenimenti un agente della Digos che dietro a un lampione prendeva appunti.
Quando arrivano? chiese Cavenaghi.
Di solito verso le 12 e 30, si presentano per il turno di uscita delle 13 rispose Fiore.
La sede del Liceo Beccaria per met appariva come un edificio un po' trasandato, di uno sconcertante colorino marrone: costruito da una decina di anni gi cominciava a scrostarsi. La met anteriore era, invece, di marmo bianco, con toni classicheggianti. Era un'opera degli anni Sessanta, anni un po' indecisi ma megalomani. Soffriva uno dei drammi tipici degli edifici milanesi che - l'aveva notato un autorevole osservatore - non curavano quasi mai il loro didietro. In Umbria la pi piccola chiesetta aveva un didietro perfetto, a Milano anche i palazzi pi impegnativi spesso erano costruiti tirando su in maniera approssimata la parte posteriore dell'edificio. A parte il Duomo, dove il didietro per alcuni esperti era eccezionalmente pi bello del davanti. Ma in generale prevaleva l'altro modello; una visione un po' troppo sparagnina dell'architettura.
L'ingegnere stava osservando questi particolari quando arriv un piccolo convoglio di macchine: una jeep verde oliva, una 500 grigio topo e una Due Cavalli tutta nera. Ne scesero una dozzina di attivisti del Fronte della Giovent che tirarono gi dalla jeep due cavalletti e una lunga tavola: il banchetto della propaganda.
Il drappello di fascistelli era guidato da un ragazzone grassoccio, avr avuto un venticinque anni, con la testa rasata, la facciotta un po' suina. Quello l  Iacopo Bonforti, il segretario del Fronte della Giovent del quartiere,  uno studente fuori corso di Legge, un discreto incassatore e dotato di un bel pugno spieg Fiore.
Nell'aria si levarono, trasmesse da un altoparlante collegato alla jeep, alcune canzoni di Lucio Battisti. Niente inni militari. 
Che decadenza esclam Cavenaghi.
Fascisti di merda gridarono tre ragazzini, sistemati nel giardinetto di fronte, a una distanza di duecento metri dal banchetto. E poi se ne andarono.
Rossi del cazzo urlarono con poca convinzione quelli del Fronte. Sapevano che il divertimento vero, la scazzottata, c'era gi stato la scorsa settimana e per un mese li aspettavano solo strilletti senza sugo.
Alle 13 qualche studente beccariano simpatizzante del Fronte si avvicin al banchetto, accolto da pacche sulle spalle e altre effusioni. Molto ambiti gli abbracci di una bonona dall'aria ardita e dai capelli ricci che sembrava contare assai all'interno del manipolo. L'ingegnere osservava la scena, studiava dov'erano collocati i fascistelli, a che distanza dalle macchine, che tipo di vigilanza avevano organizzato, si sofferm a scrutare da dove spiava l'agente della Digos. Gli era venuta una mezza idea che richiedeva una scrupolosa osservazione su come fossero organizzati i neri. Passata un'altra mezz'oretta quelli del Fronte della Giovent si misero a rimontare le loro cose. La parata propagandistica era terminata. Si tornava a casa.
Cavenaghi salutato Fiore risal sul tram per la federazione. Appena arrivato, cerc Dondi: presero due sandwich, due birre e un po' di tempo per fare il punto.
Ruvo e Invernizio andavano depennati dalla lista dei sospetti. C'era il giro fioraio-fiera-puttane-killer fatto intravedere da Palombo: se ne sarebbe occupato Cavenaghi che nel pomeriggio doveva vedere taxisti, portieri d'albergo, entraneuse legati al partito e in grado di dare qualche notizia. C'era poi la questione dei circa venti milioni non giustificati trovati nei conti della Calchi (l'altra decina veniva, come appurato, dalle corse dei cavalli). Bisognava rivedere bene tutti i campi di azione della fioraia. Domani l'ingegnere sarebbe andato a parlare con Rosci, il presidente della Boxcoop con cui l'assassinata aveva tanto litigato. C'era, poi, la faccenda dell'avventura da guerrigliero di Gandolfi. Sempre il giorno seguente c'era il comitato regionale e Dondi si riprometteva di fare due chiacchiere sull'idraulico bergamasco con Bertocchi, segretario della federazione orobica del partito. E poi su quel passato guerrigliero avrebbe messo sotto Farias per cercare di avere e passare qualche informazione dalla polizia.
Era trascorsa una decina di giorni, non avevano ancora trovato l'assassino. Per le piste non si erano ancora esaurite.
Erano arrivate in commissariato le informazioni sui flussi di denaro del libretto al portatore della Calchi: centomila lire alla settimana per un paio di anni e due versamenti sulla decina di milioni l'uno nel giro di un mese. Queste entrate non corrispondevano alla logica di quelle di uno spacciatore; i versamenti settimanali, se da attivit di vendita di droghe, sarebbero stati assai pi alti, la gestione poi di qualche partita pi grossa non sarebbe stata cos episodica, solo due volte e nello spazio di poche settimane. Questa la conclusione: un'attivista del PCI parteciperebbe per due soldi a un giro di spaccio di droga con il rischio di sputtanarsi per la vita con tutto il proprio ambiente? Se facesse la scelta di legarsi alla criminalit organizzata, punterebbe sicuramente pi in alto.
Gli informatori della Narcotici, peraltro, riferivano come non ci fosse la pi piccola traccia che portasse alla Calchi. D'altra parte, per, Turi Parodi della gang ligure-calabrese, fatto sentire da Modena, aveva raccontato come fosse in azione un nuovo gruppo di calabresi in rapporti con Epaminonda e il suo circolo Amici della pittura al Sempione. Questo gruppo si stava consolidando nel racket della prostituzione e sembrava usasse qualche vero fioraio per dissimulare le richieste di ragazze che provenivano innanzi tutto dai portieri dei vari alberghi, per lo pi quelli intorno alla Fiera.
Modena chiam subito la Buoncostume. Gli avrebbero riferito in un paio di giorni.
Cavenaghi aveva preso la linea 1 del metr per recarsi in piazzale Loreto, uno dei pi importanti e vasti slarghi cittadini, famoso per l'esposizione del cadavere di Benito Mussolini (e per i martiri partigiani precedentemente l fucilati), disordinato esattamente come gli altri analoghi luoghi milanesi, pi uno snodo di traffico che una vera piazza. Dietro a Loreto si trovava piazza Caiazzo, un altro slargo, e al numero 11 di quest'ultima c'era la sede della socialcomunista, cos la chiamavano i reazionari, Confederazione nazionale dell'artigianato.
Il palazzotto che ospitava gli artigiani di sinistra era decoroso, anni Sessanta, di forma tonda, colore rosso, quattro piani, di cui gli ultimi due con grandi vetrate. Segretario della Cna milanese era Nereo Ulivi, un omone sul metro e ottanta per cento chili, con una faccia da Bertoldo, capelli con la frangetta, un nasone grosso su un viso un po' paonazzo (il vino aiutava).
Era un ex contadino che aveva guidato, dopo avere lavorato nei campi, la Federbraccianti di Mantova ed era infine venuto a Milano dopo certi incidenti con gli agrari. Il partito gli aveva trovato questo incarico che lui eseguiva con la foga dell'ex sindacalista agricolo.
Molto onorato di poter dare una mano alla potente commissione probiviri, Ulivi chiam subito a rapporto il responsabile dei tassisti che aderivano alla Fita-Cna. Un vecchio signore, con l'aria da ex pugile, i capelli bianchi pettinati con un'onda all'Elvis Presley, si present dopo una decina di minuti dalla convocazione. Era Leo Rolli, ex partigiano, ex organizzatore della palestra Spartacus che si trovava presso la Camera del Lavoro ed era la sede dove si davano, ai sindacalisti e pi in generale ai militanti della sinistra, rudimenti di lotta da strada in caso di aggressione fascista. Prima di tutto una ginocchiata nei coglioni, diceva a introdurre le lezioni l'istruttore Rolli. Era diventato tassista a met dei Sessanta per mantenere negli agi una bella rumena, incontrata in un campeggio estivo organizzato dall'Italturist a Mamaia sul Mar Nero.
Cavenaghi chiese se c'era qualche compagno che servisse con particolare assiduit l'area Fiera-quartiere Sempione. Il sindacalista indic il Gropelli Gualtiero, vecchio del PCI, ex partigiano, fisso al parcheggio di piazza Giulio Cesare, di fronte all'entrata principale della Fiera. Cavenaghi chiese di chiamarlo subito e Rolli lo trov al telefono del suo abituale parcheggio. Fu fissato un appuntamento. L'ingegnere riprese il metr, scese alla fermata Amendola e si diresse al bar d'angolo con via Monte Rosa, il posto dell'incontro.
Gropelli aveva una di quelle faccette da faina non rare tra i milanesi accompagnate a stature non altissime.
L'ingegnere fu abbastanza esplicito, us vagamente la scusa della conferenza dei lavoratori comunisti a cui voleva associare i tassisti. Poi, con il pretesto che bisognava stroncare la criminalit organizzata che tanti fastidi poteva dare innanzi tutto a lavoratori come quelli che guidavano auto con funzioni pubbliche, indirizz la conversazione sul tema racket della prostituzione e complici, in testa i fiorai.
A Gropelli le informazioni su un nuovo racket non giungevano inedite, da buon organizzatore sindacale ascoltava con cura le lamentele dei colleghi che proprio in quei tempi avevano notato un incremento di tipacci calabresi e avevano raccolto un paio di giovani lucciole in lacrime, evidentemente minacciate se non pestate da qualcuno, assolutamente silenziose peraltro sui torti subiti perch troppo spaventate. 
S - continu Gropelli - si parla di una nuova banda e da un collega ho sentito dire che il punto d'organizzazione sarebbe il chiosco di un fioraio. Per non ho informazioni pi precise.
Non granch, pens Cavenaghi, mentre lo salutava. Visto che era in zona, ne approfitt per recarsi a cercare in Fiera il segretario della cellula dei lavoratori comunisti della Campionaria, con cui aveva avuto uno scambio di telefonate nei giorni scorsi e che l'aveva invitato a passare un qualsiasi pomeriggio dopo le quattro e mezza.
Dalla portineria dell'entrata di piazza Giulio Cesare si fece chiamare Ignazio Marus, il responsabile del padiglione D. Tutti sapevano che Marus era il capo dei comunisti della Fiera. Cinque minuti e Marus venne incontro all'ingegnere. Era un sardo, sul metro e settanta, magro, capelli e occhi nerissini, vestito in grigio Upim, con sotto la giacca un maglioncino girocollo bordeaux. Con Marus, Cavenaghi la prese un po' pi alla lontana: era uno molto legato all'organizzazione del partito e se non faceva attenzione avrebbe alimentato qualche pettegolezzo di troppo. Per dopo una discussione sui destini della Fiera e i compiti della classe operaia che dur un tre quarti d'ora, l'ingegnere indirizz la conversazione, a lui parve con abilit, sulla questione criminalit-Fiera-prostituzione.
Marus conosceva parecchie cose della vicenda che interessava l'ingegnere, compresi i nomi di quelli che dentro la Fiera davano una mano a organizzare le prostitute. Si riconoscono dalle automobili precis, riferendosi a un paio di responsabili di padiglione suoi pari grado: Io ho una Millecento, loro solo Mercedes. Il segretario di cellula aveva sentito parlare di un nuovo giro di calabresi pi violenti mentre non sapeva niente del fantomatico chiosco di fiori. Comunque, c'era all'inizio di Monte Rosa un alberghetto molto utilizzato per amori mercenari, l'Hotel Rosa del Monte, il cui portiere era un compagno del direttivo della Filcams-Cgil, il sindacato che organizzava in generale il commercio e dunque i lavoratori alberghieri. Gli dava subito un colpo di telefono. Da lui Cavenaghi avrebbero potuto sapere qualcosa in pi.
Il portiere era al suo posto e pronto a ricevere il compagno della federazione A duecento metri dalla fermata del metr, vide l'alberghetto, un'ex villetta primo Novecento coperta dall'edera con qualche disegno liberty proprio sotto il tetto, a duecento metri dal vialone costeggiato da industrie che portava verso piazzale Lotto.
Nello Bogni, 49 anni, di media statura, calvo, occhi scuri, ex metalmeccanico della Breda aeronautica, finito per le traversie della vita a fare il portiere in un albergo da appuntamenti (qualche cedimento al nuovo mestiere si notava nei particolari: un Rolex d'oro al polso, una catenina sull'altro braccio, occhiali di marca. Chi va coi ruffiani, un po' per forza s'arruffiana, pens Cavenaghi), ma restato fedele al partito. La visita di un vero funzionario del PCI l'emozionava, chiam il cuoco del misero ristorante del Rosa del Monte a sostituirlo un quarto d'ora. Tenere un'impegnata conversazione e occuparsi delle coppiette che entravano e uscivano con continuit dall'albergo (permanenza media mezz'ora) non era semplicissimo. 
No, non aveva sentito parlare di calabresi, aveva sentito qualcosa su dei bulgari. No, farfugli frettolosamente, non aveva mai sentito di un chiosco di fiori come centro di organizzazione del racket. Se avesse saputo qualcosa d'interessante, avrebbe chiamato subito il proboviro.
Neppure una pista, osserv l'ingegnere. Sar che  cos legato al partito.
L'ingegnere arriv a cena dalla Camilla Longhena verso le 20 e 30. Simpatica bionda trentenne la Longhena aveva fatto il medico della mutua, poi si era sposata con un architetto, Billy Rozzi, si era impegnata pi intensamente nel partito ed era diventata assessore all'assistenza nella giunta comunale di Milano. A Camilla, Cavenaghi aveva chiesto di invitare qualche esperto sui problemi della prostituzione, gli serviva per schiarirsi le idee.
Cos nella casa sui Navigli, intorno a un tavolo di legno molto campagnolo, si trovavano il sociologo Gigi Farinotti, capelli lunghi e barba precocemente bianca, l'assistente sociale Graziella Monaco, il vicedirettore di San Vittore Rino Tussotti, ben felici di rispondere al richiamo della Longhena, nuova brillante star del potere rosso milanese. Non conoscevano il funzionario di partito che si trovava a cena con loro, ma aveva un'aria civile e non avrebbe probabilmente guastato la serata.
Il cibo risentiva delle capacit culinarie di militanti troppo impegnate tra politica e lavoro: i maccheroni alle melanzane erano inesorabilmente scotti, le cotolette alla milanese bruciacchiate e sui funghi di contorno si abbatt il duro giudizio dell'architetto-consorte: Sono un po' terra terra, comment mentre li masticava tra gli scricchioli provocati dai troppi residui di terriccio sopravvissuti a una frettolosa lavatura.
Meno male che i vini e i dolci portati dagli ospiti (Cavenaghi aveva dalla sua donato un'ottima cassata siciliana) salvarono in parte la cena.
Ma non si era l per il cibo. Gli ospiti della Longhena desideravano omaggiare una protagonista della politica verso la quale provavano ammirazione, al di l della ricerca di consulenze che certo non dispiacevano. Mentre Cavenaghi inseguiva qualche idea per la sua indagine.
La giovane assessore era d'accordo con Cavenaghi sul dove indirizzare la chiacchiera del dopocena, ma si sa che i dopocena hanno una loro inerziale autonomia: prima bisogna esaurire alcuni argomenti d'obbligo, solo poi i padroni del discorso potranno portare la conversazione sui temi che si sono prefissati.
Non era evitabile un excursus su Giulio Andreotti; era giusto o no che il PCI appoggiasse un uomo politico dall'immagine cos logorata? Si snocciolarono via via le opinioni dei realisti: Se ci si deve mettere d'accordo con la Dc,  opportuno che l'intesa sia fatta con la sua parte meno raccomandabile che cos garantir i patti; In fin dei conti dietro Andreotti c' il Papa, l'unico che pu equilibrare l'influenza di quei settori degli americani che non vogliono il PCI nell'area di governo. Poi tocc ai radicali: Tanti voti il PCI li ha presi per la voglia di rinnovamento che c' nel paese e in cambio cosa d? L'accordo con Andreotti. 
Cavenaghi aveva assunto l'aria classica del funzionario di partito, in piedi, vicino a un divano, la faccia compunta, le mani dietro la schiena: interveniva solo per stemperare le posizioni. Non voleva che troppa animosit gli rovinasse le chiacchiere pi mirate da stimolare nel resto della serata. Per il resto guardava gli invitati come pesci in un acquario che argomentavano in modo cos poco serio di una faccenda cos scientificamente determinata com'era la politica.
Liquidato Andreotti, la chiacchiera sfior il segretario nazionale, ancora nel cuore del popolo di sinistra ma che incominciava a suscitare qualche riserva: Perch non inventa pi niente?, si chiedevano i suoi fan. Lo scambio di battute sul segretario del PCI in casa di un assessore comunista, con cui molti dei presenti avevano o volevano avere rapporti di lavoro, fu assai meno disinvolta di quella su Andreotti. E Cavenaghi, a cui il comandante in capo stava incominciando a non piacere pi come prima, si chiuse ancora pi sulle sue. 
Furono inevitabili alcuni passaggi culturali. Su Italo Calvino - Diventa sempre pi sofisticato, Insulso?; su Sergio Leone - Meglio di Fellini, No, meglio di Visconti; su Claudio Abbado - La mafia degli orchestrali far scappare via Claudio, Hanno fatto impazzire anche Paolo intendendo il sovrintendente Paolo Grassi. Qualche cenno sulle Brigate rosse - Stanno crescendo, Stanno declinando.
Poi finalmente la Longhena prese in mano la serata e la mand a puttane. La discussione s'indirizz dove volevano l'assessore e il proboviro.
La padrona di casa chiese agli illustri commensali su che cosa dovesse puntare la giunta di sinistra per quel che riguardava il problema della prostituzione. Il primo a entrare in argomento fu Farinotti che descrisse le caratteristiche generali del fenomeno nelle metropoli moderne. Dopo il lungo intervento dell'illustre sociologo, Cavenaghi prov un forte senso di colpa: Non star mica diventando crociano? si chiese. Quello di disprezzare ogni tipo di disciplina innanzi tutto umanistica troppo contaminata da metodi matematici era un rischio che i comunisti italiani, con Gramsci in testa, cresciuti alla scuola dello storicismo idealistico correvano sempre. Le regine del pensiero per gli idealisti erano la storia, la filosofia e la letteratura, il resto erano cose da contabili. Ma no, ma no, si rassicur, fiero della sua cultura politecnica, leggo e consulto tanti sociologi in tanti campi. Non sono io che sono un crociano,  questa nuova gena di sociologi milanesi, i Farinotti, i Farinelli, che sono un po' troppo chiacchieroni. A Milano da tempo molti intellettuali non sono pi che traduttori - rifletteva ancora l'ingegnere - e almeno fino a qualche anno prima traducevano dal tedesco, dal francese, persino dallo spagnolo. L'ultima generazione sembra invece tradurre solo dall'inglese, anzi dall'americano. E la loro fragilit si vede oltre che per la leggerezza delle opinioni, dai disastri che combinano quando si dedicano a compiti pratici, chess, consigliare una riforma universitaria, collaborare a un piano regolatore. La loro incapacit di cogliere il contesto europeo  drammatica.
Pi interessanti furono le osservazioni dell'assistente sociale, la Monaco, che ce la mise tutta per fare bella figura con l'assessore: la distinzione tra i diversi livelli di prostitute, da strada, d'appartamento e d'alto bordo, i pubblici a cui si rivolgevano, le forme di organizzazione, il collegamento o meno con forme di criminalit strutturata, aiutarono l'ingegnere a farsi un'idea di che ruolo avrebbe potuto giocare un'outsider come la Calchi.
Ragionando sull'abilit con cui si era infilata nel giro delle scommesse clandestine, Cavenaghi pensava che qualche operazione simile la fioraia avrebbe potuto compierla con prostitute d'alto bordo che, cos le descriveva la Monaco, potevano cogliere al volo l'opportunit di un legame con una giovane determinata, disinvolta, capace di autogiustificare quasi con una vena di femminismo i propri comportamenti, e inserirla in qualche loro circuito di autorganizzazione.
Tussotti, invece, insistette sul peso che la criminalit organizzata aveva nel gestire la prostituzione. Partendo dalla sua esperienza di rapporti carcerari con ruffiani e puttane, l'uomo di San Vittore tendeva a ridurre a zero le aree di romantica prostituzione come espressione di s. Dietro a ogni giro appena appena consolidato c'era una dura e rigida logica criminale. Le dilettanti erano rare, duravano poco e non creavano nessun sistema di rapporti strutturati con i clienti.
No, Cavenaghi non la vedeva proprio la Calchi legata a un ambiente di delinquenti incalliti. Dalle pur poche notizie che era riuscito a strappare ai suoi compagni di sezione, la sua era stata una vita da militante quasi a tempo pieno. Si era appurato come non rifiutasse le occasioni per arricchirsi, ma dovevano essere legate al suo ambiente, per sfruttarle doveva potere contare sul proprio sistema di relazioni che era tutto fatto da compagni militanti. Che mai e poi mai, magari solo per snobismo, si sarebbero mischiati con criminali crudi del tipo di quelli descritti da Tussotti. Se l'analisi giusta sulla prostituzione era quella del vicedirettore del carcere, per risolvere l'assassinio si doveva puntare su piste diverse. Comunque il filone prostituzione andava esaminato passaggio per passaggio.
Intanto c' da finire la cassata, pens Cavenaghi. Politicamente era assai riservato ma ai dolci non sapeva resistere.

Venerd 11 novembre
Per la riunione del comitato regionale i compagni cominciarono a raccogliersi verso le 9 e 30. I primi arrivarono da Mantova e Sondrio. Mal collegati al capoluogo dovevano sobbarcarsi un viaggio di due, tre ore con il rischio di un sensibile ritardo. Gli ultimi a entrare, invece, furono i milanesi che in gran parte snobbavano quell'organismo regionale: la loro grande federazione provinciale contava assai di pi.
La riunione venne introdotta dal segretario regionale, Renato Villici, un milanese, alto circa un metro e 60, con un'aria da contadino che gli veniva dalle sue origini dell'Oltrep, gli occhi pesti, un naso pronunciato cos come le orecchie. Non era un adone, non era per n antipatico n stupido, ma pauroso oltre l'immaginabile: come molti comunisti milanesi stava per sincera convinzione con l'ala moderata del partito ma al primo scontro politico con la direzione nazionale lo si trovava gi allineato con le posizioni del Centro inteso sia come quello politico, sia come quello geografico, cio Roma. Sarei d'accordo con voi, ma la situazione non  matura, era la frase, rivolta ai suoi amici milanesi, con cui spiegava le sue frequenti ritirate strategiche.
Nel PCI si entrava o per grande coraggio, la volont di sfidare il mondo, di aprire nuove vie all'umanit, o per grande paura, cercando la protezione di una imponente struttura assai organizzata e combattiva nei confronti di una societ minacciosa. In ognuno dei militanti quasi sempre i due sentimenti s'intrecciavano con diverse gradazioni.
Quella mattina il segretario teneva la sua relazione sui rapporti con il partito sovietico dopo l'intervento del segretario nazionale a Mosca. Dalla sua sarebbe stato per spingere ancora di pi la differenziazione. Gli sembrava cos evidente che l'Unione Sovietica fosse finita in un cul de sac da cui non riusciva pi a uscire. La relazione invece, pur esaltando la frase del segretario sulla democrazia come valore assoluto, pur sottolineando il peso ideologico che questa posizione implicava, non manc di citare e sottolineare tutte le parti dell'intervento che glorificavano la funzione della Rivoluzione d'Ottobre. Con la rivoluzione socialista del '17 si compie una svolta radicale nella storia; e cos la sentono anche oggi i lavoratori di tutti i continenti. La vittoria del partito di Lenin fu di portata veramente universale perch ruppe la catena del dominio, fino ad allora mondiale, del capitalismo e dell'imperialismo, e perch, per la prima volta, pose a base della costruzione di una societ nuova il principio della uguaglianza fra tutti gli uomini. Cos aveva detto il segretario del PCI, cos ripet Villici non mancando di sottolineare i nessi, un po' acrobatici, tra democrazia come valore assoluto e ruolo universale della rivoluzione.
Sulla vicenda dei missili, lesse senza esitazione, al di l delle perplessit personali, gli appunti che gli aveva fornito Canino sui vettori che sfuggivano ai radar - quelli che preparavano gli americani - e quelli che non sfuggivano, gli SS 20 sovietici. Insomma, sostenne, i sovietici si difendevano modernizzando il proprio arsenale, gli americani volevano modificare aggressivamente gli equilibri strategici.
Questo  il quadro internazionale in cui operiamo, queste sono le novit politico-ideologiche in cui inquadrarlo, di questo discuteremo oggi, e naturalmente delle iniziative concrete da intraprendere per orientare il partito, perch, si sa, la discussione che non promuove la lotta  infeconda.
Quelli dell'ala sinistra intervennero nel dibattito con spirito incerto. Erano finiti i tempi in cui si potevano sventolare miti alternativi a Mosca, come avevano fatto quelli del Manifesto a fine anni Sessanta, la Cina di Mao impapocchiava con gli americani, i vietnamiti avevano i loro guai, quelli dei cambogiani erano persino peggiori, Fidel si leccava le ferite. Solo l'Armata rossa avanzava ancora in tutto il mondo: basi in Somalia, nello Yemen del Sud, in Etiopia, in Angola. I marinai con la stella rossa stavano diventando dominatori dei mari. Ma per gli spiriti ribelli del PCI mettersi a lodare Breznev, Husk, Honecker e tutta la sequela di mummie del socialismo reale era un po' dura. Meglio glissare. Anche l'ala riformista non era in vena di grandi trovate, il realismo sulle questioni di politica interna implicava una certa cautela sul fronte ideologico e internazionale come si era visto in occasione della Biennale del dissenso.
L'unico intervento un po' movimentato fu quello, in rappresentanza dell'area filosovietica, di Ercole Ferroni. Che sostenne un punto di vista non privo di originalit. Perch mai ci si metteva cos d'impegno a sostenere il sistema della democrazia politica? Proprio ora che persino quel cervello del capitalismo internazionale che era la Trilateral spiegava come questa fosse in regressione. In fin dei conti la parte del mondo organizzata sui canoni classici delle liberaldemocrazie era ridottissima. Si trattava di misurarsi con i temi dell'uguaglianza, dello sviluppo, della liberazione dal dominio imperialista, pi che attardarsi sui valori assoluti della democrazia borghese. La dittatura del proletariato stava dimostrando di potere ancora funzionare. Come tutti i ragionamenti paradossali, quello di Ferroni poteva divertire ma non convincere. D'altra parte lui stesso era un filosovietico un po' anomalo, non un fanatico illuso - come molti dei suoi compagni di culto - anzi un perfetto conoscitore delle anomalie del socialismo reale. Uno che non solo non si scandalizzava dei privilegi della nomenklatura, ma era ansioso di parteciparvi. In fin dei conti pi che un simpatizzante dei paesi socialisti, poteva essere considerato un agente promozionale. E cos inevitabilmente non accendeva grandi passioni. In questo senso era in clima con il dibattito generale. Si discuteva ma senza molta convinzione. Sulla politica estera, tanto, decideva il Centro.
Mentre ci si confrontava stancamente, Dondi si affianc al segretario della federazione di Bergamo Bertocchi e gli offr di andare a bere un caff. Fecero cinquanta passi verso le macchinette che distribuivano il magico liquido nero che teneva svegli gli uomini della rivoluzione, e il presidente dei probiviri regionali spieg all'orobico di quali informazioni avesse bisogno.
Gli parl dei dubbi che aveva su questo Gandolfi, un idraulico che aveva fatto lo studente a Bergamo, poi si era fidanzato con una compagna milanese che era stata assassinata. Gli raccont del suo passato di guerrigliero sandinista e gli chiese se sapesse qualcosa di questo personaggio. E se comunque nei prossimi giorni fosse in grado di raccogliere un po' di notizie.
Bertocchi, un quarantenne con l'aria spiritata e una massa di capelli grigi disordinatissimi, ex sindacalista tessile, era il tipico segretario delle federazioni pi deboli del PCI, quelle delle province dominate dallo strapotere democristiano. Un po' polemico per autodifesa verso le grandi federazioni che non lo consideravano ma sempre solertissimo per farsi perdonare il fatto che il partito dalle sue parti raccogliesse cos pochi voti.
Il segretario bergamasco improvvis su due piedi qualche considerazione sui movimenti studenteschi cittadini che avevano prodotto una bella leva di terroristi. Certe cupe valli della provincia potevano incubare mentalit fanatiche e intolleranti, che, se non buttavano sul religioso, finivano per generare tendenze politiche esasperate, e non sempre, poi, fanatismo religioso e fanatismo politico erano cos separati. Descrisse a Dondi una serie di casi, compresi alcuni di ex studenti legati all'Istituto tecnico Alessandro Volta che tempo prima era stato frequentato da Gandolfi. Per per poter dare notizie pi precise, chiese al presidente dei probiviri almeno un paio di giorni.
Va bene, vorr dire che domenica ti vengo a trovare e per punizione mi porti a mangiare da Vittorio su a Bergamo Alta che ti consumo met del bilancio della federazione.
La prospettiva di dovere portare il presidente dei probiviri nel pi lussuoso ristorante di Bergamo non spiacque a Bertocchi. Dopo avere fissato questo appuntamento furono pronti a tornare nella nebbia azzurrina della sala del comitato regionale - allora l'idea di non fumare nelle riunioni appariva una bizzarria da non prendere nemmeno in considerazione.
Cavenaghi era proprio contento di avere l'occasione per scambiare due chiacchiere col suo vecchio amico e compagno di studi Alberto Rosci. Un decennio prima, all'incirca, mentre le universit stavano iniziando a diventare incasinate per le lotte senza paura, Mario e Berto erano studenti d'ingegneria alle prese con terribili logaritmi e con la loro attivit politica da comunisti italiani, in quei tempi la vera ala moderata del mondo studentesco. Almeno tra quelli che in qualche modo partecipavano alla vita universitaria. Perch molti reali moderati, dato il clima, preferivano farsi vedere il meno possibile. Quel che bastava per superare gli esami.
Mario e Berto si erano dunque fatti sei anni tra esami di analisi matematica e contestazioni ai revisionisti, cio proprio loro due, in prima fila, stando praticamente sempre insieme. E ora si ritrovavano entrambi in qualche modo mandarini dell'impero rosso: Mario addetto alla manutenzione del cuore della provincia milanese dell'organizzazione, mentre Berto occupato in attivit marginali, sia pure assai lucrose, come quella della costruzione di box.
La sede della Boxcoop era prestigiosa, in una via centralissima di Milano, via Turati al 48. Era ospitata in un magnifico edificio di cotto rosso, fine Ottocento: si dovevano vendere box anche a tutta la borghesia milanese, l'immagine voleva la sua parte.
Appena una segretaria, gonna nera stretta, camicetta bianca, scarpe a punta coi tacchi alti, gambe naturalmente secche, che non sembrava affatto una delle segretarie del giro della Lega delle cooperative (tutte in ciabatte, tutte con delle belle gambotte e tutte decise a dare del tu a chicchessia) lo annunci rivolgendo a Cavenaghi un appropriato lei, Rosci si precipit dalla sua stanza ad abbracciare il vecchio amico.
Come sono contento. Che cosa posso fare per te?.
Non sei affatto cambiato, andiamo nella tua stanza da sfruttatore del popolo e ti spiego che cosa voglio.
Effettivamente Rosci era ancora molto giovanile nell'aspetto. Alto un metro e 85, capelli neri, molto stempiato, con un paio di occhiali dalla robusta montatura di tartaruga, una giacca grigio-nera a spina di pesce, una cravatta regimental e delle scarpe grosse con la para, nere. Indossava la divisa che nel partito si definiva da comitato federale: grigio-dignitosa-dimessa per le riunioni importanti.
Il suo look un po' d'apparatchik strideva con l'arredamento da studio di architetto del suo ufficio, tavolo di vetro scuro, una sedia-poltrona Frau di pelle scura per lui e due pi piccole rosse per gli ospiti, dello stesso tipo delle quattro che circondavano un tavolinetto rotondo anche questo con ripiano di vetro massiccio e scuro. Completavano la stanza un ficus maestoso da superultramaxidirigente e un divanetto De Padova con due poltroncine di cuoio bianco.
Tutto bene in famiglia?, Cavenaghi da studente spesso era andato a mangiare a casa dei Rosci, due tecnici dell'Eni, che avevano un'altra figlia oltre a Berto.
S, e tua mamma come sta?.
La solita combattente proletaria.
Allora vecchio sbirro rosso: chi e che cosa devi inquisire questa volta?, Rosci ritenne chiusa la fase dei festeggiamenti.
Naturalmente tutto quello che ti dico e ti chiedo  top secret, e non far finta dunque di inventarmi delle balle per coprire la ricerca delle notizie che mi servono. Parlami dell'intervento che hai fatto un anno e mezzo fa in piazza 6 Febbraio, quella specie di orrore da te organizzato: una falsa piscina, con false cabine da spiaggia, con falsi viottoli, tutto dipinto con colori improbabili particolarmente contrastanti con la decorosa piazza anni Sessanta che faceva la sua bella figura prima che la deturpassi per mascherare le entrate dei tuoi maledetti box.
Non riesco a capire come tu possa riferirti con queste spregevoli parole al magnifico intervento di recupero urbano organizzato lateralmente al preziosissimo allestimento di 500 posti macchina in una zona particolarmente intasata a causa dei problemi di sosta.
Recupero urbano? S, per del litorale di Riccione e per di pi progettato da un architetto in evidente stato di ubriachezza molesta.
Non comprendo come si possa parlare in questo modo dell'opera del giovane Colli, promettente esponente di una nuova generazione di architetti.
Ah!  l'infame Colli il progettista, quello a cui sudavano cos tanto le ascelle quando facevamo i seminari della sezione universitaria. Mi ricordo che abitava da quelle parti.
Il comp-arch-ecc. Colli  membro della sezione Sempione.
Gi,  vero, ora che me lo dici ricordo di avere visto il suo nome tra i tagliandini.
Si  studiato tutti i tagliandini della sezione, la grana deve essere grossa, riflett Rosci, a cui non venne in mente per di collegare l'attivit dell'amico alla morte della Calchi, che non aveva attirato la sua attenzione. Era un periodo d'inferno per i suoi garage sotterranei e ogni suo pensiero si concentrava solo su quel problema. E continu cos ad alta voce: S, il Colli si  battuto come un leone in consiglio di zona per questo intervento e poi l'ha realizzato.
Cuius regio, eius religio. Quella che si chiama una scelta tesa a valorizzare la qualit.
Alla fine un professionista ne vale un altro.
Buu! Il delitto compiuto dal Colli  evidente persino a ingegneri come noi assai poco dotati nel giudicare il bello.
Ma sei venuto qui per conto della sovrintendenza al paesaggio? Hanno appaltato all'inquisizione del PCI la persecuzione dei deturpatori di piazze?.
No, vorrei capire se intorno all'intervento di piazza 6 Febbraio vi siano stati scontri pesanti, traffici poco puliti, qualcosa che abbia potuto portare in seguito a crimini violenti.
Beh! C' stata una dura protesta di settori della cittadinanza, una contestazione molto organizzata, con manifestazioni e ricorsi.
Come dar loro torto vista la schifezza del lavoro finale.
 avvenuto tutto tre anni fa, la gran parte delle grane le seguiva in prima persona il Colli, quindi devo dirti con franchezza di non avere ben chiaro come si svilupp la contestazione. So che riuscirono a rallentare i nostri lavori di sei mesi e questo avvantaggi, almeno parzialmente, un nostro concorrente che in zona si era messo a vendere box a un prezzo pi alto di noi. Se noi fossimo partiti subito, lui avrebbe avuto molte pi difficolt. Colli era convinto che l'avvantaggiato avesse pagato i contestatori.  abbastanza probabile.
Chi era il vostro concorrente, ti ricordi qualcuno dei contestatori?.
Il concorrente era Ravani, che ha una societ di costruzioni, la Ravani spa. I contestatori erano un centinaio, parecchi dei quali collegati alla sezione Sempione.
Certo, chi ha avuto la sfortuna di incontrare il Colli non pu che contestarlo. Ma non ti ricordi qualche nome, qualche faccia?.
Ti ho detto, faceva tutto il Colli.
Bell'aiuto che mi dai, mi costringi a rivolgermi a lui. Chiss quanta puzza di ascelle mi toccher sopportare.
Il dirigente della Digos Ressa aveva riferito all'ispettore Modena che quell'agente del Kgb che pasticciava con il Gandolfi, un tal Remizov, era stato richiamato a Mosca. Chiss che cosa c'era sotto. Intanto l'ispettore venne a sapere che la sezione Sempione aveva trasferito la sua sede. Cambiare sede due giorni dopo l'omicidio? Era una scelta sospetta? Forse  meglio non domandarselo.
L'unico indiziato restava quel Gandolfi. Oltre la pista che portava a Epaminonda su cui si aspettavano indicazioni dalla Buoncostume. Comunque il fidanzato bergamasco non aveva un alibi, forse era irritato con un'amata che lo tradiva con continuit, e comunque faceva finta di avere dimenticato chi l'aveva avvisato della morte della Calchi.
C'erano, poi, quei soldi. Quasi una trentina di milioni non giustificabili. Mica poco. Qualche anno di lavoro per un impiegato medio.
Ma dove cercare? Torn a sfogliare gli appunti.
Il giro dei soldi della Calchi evidentemente non era quello della malavita classica. Non abbiamo trovato un filone da approfondire. Dove cavolo ha trovato quei ventisette milioni, tutti consegnati in contanti alla banca. Era in un giro di squillo? Boh? Mi pare avesse una vita troppo piena per trovare il tempo di darla via per soldi. E certamente non a casa sua, su questo la testimonianza dell'occhiuta portinaia  dirimente. Gli informatori del quartiere, poi, hanno fatto girare la sua foto e se la fioraia si fosse prostituita qualche indizio l'avremmo raccolto in questo o in quel losco alberghetto. Mica lo faceva nel suo chiosco. Si trattava di verificare questa nuova voce sulla banda di ruffiani che avrebbe come punto di riferimento un fioraio. Nei prossimi giorni la Buoncostume avrebbe mandato un'informativa.
I giri classici dei fiorai? Qualche affare con il vicino cimitero? Beh, forse con la banda dei becchini qualche soldo extra pu averlo guadagnato. Ma trenta milioni!
Anche in questo caso abbiamo attivato le nostre antenne, abbiamo sentito don Galli che ci ha dato una grande mano sul caso della banda dei necrofori legati alla Sacra corona unita, ma quel bravo prete non ha annusato niente. E poi, inoltre, non ha voluto dirmi chi gli aveva fatto domande prima di me sullo spaccio di droga. E nemmeno Palombo mi ha detto chi lo aveva gi ascoltato.
Un altro mistero. Che sia qualcosa legato a questa storia di spie russe? Che i servizi stiano indagando su questo filone? Ressa mi ha giurato che non  cos. Ma se gli avessero detto di non dir niente, lui negherebbe tutto anche con me.
Ma se non sono i servizi, chi sta facendo un'indagine parallela sulla Calchi? E quale indagatore extra polizia potrebbe avere tanta autorevolezza da riuscire a conquistare il silenzio di preti e alti papaveri democristiani? Cacci dalla mente un vago sospetto che gli si era insinuato.
E la Maschinenpistole, l'Mp 40? Da dove arriva? Nessuno ha una mezza idea. I proiettili erano d'epoca, anni Quaranta. Chi pu avere usato armi e munizioni di questo tipo e di quegli anni? Quel bravo maresciallo in pensione che ci ha messo subito sulla strada giusta sull'arma, poi non ci ha dato uno straccio d'idea sulla possibile provenienza. Quando ci siamo poi dedicati a questo problema, quel che  saltato fuori  una Maschinenpistole usata da un quindicenne nel villaggio di Villapizzone, quello che aveva tutte quelle case di legno, all'inizio degli anni Cinquanta. Inoltre  stato usato un mitra di quel tipo in una rapina alla posta di piazzale Accursio: il colpevole era un ex immigrato a Monaco che aveva comprato l'arma da un tedesco. Nelle indagini sui neofascisti veneti in qualche modo coinvolti con la strage di piazza Fontana, si  parlato di una Maschinenpistole che circolava proprio qui, nel quartiere della Fiera. Ma su piazza Fontana continuano a girarne cos tante. Questo  tutto quello che si  riuscito a trovare. Comunque mettendoci dentro piazza Fontana si son viste solo tre Maschinenpistole in quasi quarant'anni.
Se va avanti cos, la prossima settimana arresto Gandolfi, non ho abbastanza indizi ma servir a curarmi la paranoia concluse Modena. 
Tornato in federazione Cavenaghi sent la tensione accumulata nella settimana: non era certo la prima volta che doveva prodursi nello sforzo d'indagare senza farlo vedere. L'arte del dissimulare si respirava con l'aria nell'organizzazione comunista, d'altra parte cresciuta sull'insegnamento marxiano della sovrastruttura che cela la struttura, della storia dunque come grande affresco dissimulato il cui senso spetta al saggio, illuminato dalla coscienza di classe, svelare.
Ma allenamento o non allenamento, basi teorico-antropologiche o meno, dissimulare costantemente era faticoso. E l'ingegnere era angosciato perch in varie occasioni non gli sembrava di essere all'altezza. Avesse o no un motivo serio, la tensione cresceva. E come si faceva a vincere la tensione alle 17 e 30 di un venerd pomeriggio, particolarmente plumbeo (non pioveva ma minacciava), in una federazione in cui l'illuminazione al neon accentuava la tristezza dell'autunno inoltrato? Un modo per combattere lo stato d'animo avverso sarebbe stato quello di mangiarsi un panino con la mortadella e bersi una birretta, l'efficacia del sostegno morale che dava l'uno-due birretta-panino con mortadella era provata da centinaia di casi. Poi per, si ricord, la sera aveva l'assemblea della Sempione, dove non addormentarsi sarebbe stato assai impegnativo pur senza avere sullo stomaco uno spuntino pesante.
Finita la fase pi eroica della militanza rivoluzionaria, l'uso dei dirigenti comunisti di cedere al sonno durante le riunioni si stava estendendo. Renaioli, il pi scanzonato dei dirigenti del PCI milanese, s'addormentava con piacere mentre presiedeva i comitati federali. Sisti, grande consumatore di alcol, s'era addormentato al tavolo solennemente imbandierato di una cerimonia con una delegazione di comunisti di Leningrado, che celebrava l'amicizia tra il popolo sovietico e quello italiano. D'altra parte riempire di vodka Sisti e pretendere che restasse sveglio era assolutamente impossibile. Andrea Botticini, il pi geniale sindacalista comunista non solo milanese ma italiano, teorizzava l'uso della pennichella in riunione come arma di legittima difesa: Loro dicono scemenze, io dormo. Quel grande architetto che fu Paolo Binotti non solo portava gli occhiali scuri per dissimulare i suoi sonni ma era dotato di una fantastica virt: svegliarsi d'improvviso quando era chiamato a intervenire e parlare senza dare nessun segno del suo sorprendente e recente rianimarsi. Un ottimo storico del Medio Evo italiano e militante del PCI, Filippo Derruti, sosteneva che ogni tanto gli capitava di addormentarsi mentre stava parlando - si riferiva naturalmente agli incontri di partito non a quelli accademici -, e diceva a sua giustificazione: Mi spingono a dire cose noiose e senza senso, e io reagisco cos. Forse un eccesso, in questo caso, di legittima difesa.
Nonostante conoscesse questa lunga serie di precedenti a sua eventuale discolpa, Cavenaghi sapeva bene che dovendo sedurre, e in parte ingannare, la sezione Sempione, non poteva addormentarsi. Dunque che cosa fare per spezzare la tensione? All'ingegnere restava un'unica soluzione: il flipper.
Il segretario nazionale prima di divenire famoso per il compromesso storico, la terza via, l'austerit, l'ombrello della Nato e tutte le altre invenzioni che caratterizzarono la sua leadership politica, era stato celebre come segretario della Fgci perch aveva lanciato la parola d'ordine: ogni circolo della giovent comunista deve avere il suo biliardino. La sua era stata chiamata la Fgci dei biliardini e grazie a questa strategica scelta organizzativa aveva fatto raggiungere alla federazione giovanile nella sua fase di massima espansione quasi mezzo milione d'iscritti. Con il Sessantotto il biliardino era stato sostituito dal flipper, che per era troppo costoso da gestire per i fumosi locali della giovent comunista: forse da qui alla fine degli anni Sessanta la decisione dei fantasiosi Achille Occhetto e Marcello Trulli di sciogliere la Fgci dei biliardini nel movimento studentesco dei flipper.
Intellettuali e leader del movimento sessantottino avevano sviluppato un'articolata filosofia del flipper, e un grande guru del leggero pensiero postsessantottesco, Roberto Seco, mago del flipper nel bar Ernesto, leggendario ritrovo movimentesco in piazza Mirabello, aveva scritto importanti pagine teoriche sulla rutilante macchinetta che non si governava solo con le dita posate sugli appositi pulsanti, no, il flipper era un'amante che andava soddisfatta con tutto il corpo: con l'anca, il bacino, le ginocchia. Solo se entravi in unione mistica e sensuale con la macchina riuscivi a governarne i giri della pallina. A giungere a punteggi milionari e, insieme, a evitare il terribile tilt, cio quando la macchina si bloccava perch l'avevi scossa troppo. Proprio per la sua natura apertamente sessuale, poi, il flipper non doveva essere usato in linea di massima da soli. Ci voleva chi partecipasse e assistesse alla performance. Delusione, invidia, soddisfazione e sfott erano consustanziali al godimento di avere fatto rimbalzare la pallina per milioni e milioni di giri. Non c'erano ancora studi scientifici puntuali, ne aveva accennato solo qualche padre gesuita, ma molti ritenevano che giocare a flipper da soli facesse diventare ciechi.
Accompagnato da Fani, costretto a lasciare la preparazione delle accoglienze per una delegazione di sindacati della Transilvania rumena, per evitare accuse di onanismo che avrebbero incrinato la sua autorit nel partito, Cavenaghi cominci a giocare a flipper per spezzare la tensione. I punteggi delle sue tre partite furono scadenti. Solo Fani salv la reputazione della federazione di fronte ai consumatori laici di flipper, ragazzini dei caseggiati intorno alla sede milanese del PCI e pure impiegati della vicina filiale del Monte Paschi, fissando il record mensile.
Un po' meno teso dopo il flipper, Cavenaghi era passato da casa e si era fatto una doccia-anti-sonno, ma adesso gli toccava proprio andare all'assemblea, l'attivo nel gergo del partito, della sezione Sempione. Non bastavano le chiacchiere del mattino al comitato regionale. Erano questi i momenti in cui si chiedeva quanto avrebbe potuto resistere in un lavoro come quello del funzionario fatto interamente di parole. Lui, un uomo di numeri. Con questo spirito ascolt la relazione di Marozzi, che tocc innanzi tutto la questione dell'intervento del segretario nazionale a Mosca. Era partita la campagna di orientamento sul valore assoluto della democrazia e la novit era stata introdotta come elemento di discussione straordinario fuori dall'ordine del giorno. Nelle settimane successive ci sarebbe stato un corso di partito in tre serate: testo base uno di quei bignamini del pensiero teorico dei comunisti italiani che venivano scritti da un grande faticone del pensiero, Lucio Truppi.
Poi si pass al tema previsto, la disamina dei problemi della conferenza dei lavoratori comunisti di zona. Per discuterne erano stati invitati tre sindacalisti della Cgil. Per primo Marozzi pass in rassegna i temi della conferenza. Ma a quel punto Cavenaghi si era gi perso.
Materialmente era ancora l a presiedere con il segretario della sezione i lavori dell'attivo, ma con la testa vagava dietro l'inchiesta Calchi. Intanto si mordicchiava la mano per stare sveglio, faceva ghirigori su un taccuino per dare l'impressione di essere attento: per fortuna quella sera la sua presenza era solo - per cos dire - onoraria, non doveva n parlare n tanto meno fare l'ultimo intervento. Le conclusioni le avrebbe tirate Grassi della commissione fabbriche della federazione, seduto al suo fianco: chiss se parler solo di asili e di trasporti, pens l'ingegnere, ricordandosi del suo incontro con il disperato ex operaio dell'Alfa Romeo.
A Cavenaghi bastavano sorrisetti di approvazione alle parole del segretario di sezione Marozzi per dare segno di presenza. E intanto continuava a concentrarsi mentalmente sulle piste dell'assassinio della Calchi. Non vedeva l'ora che il terribile dibattito si smorzasse, che si creasse quel clima svaccato che autorizzava tutti a uscire per bersi un bicchierino dello schifoso caff della macchinetta all'ingresso. Cos avrebbe potuto scambiare due parole con l'architetto Colli che aveva visto in platea. Alla fine della riunione, poi, contava di parlare un po' a lungo con il Marozzi. Da soli, loro due, e strappargli qualche confidenza innanzi tutto su quel Gandolfi che appariva sempre pi un personaggio cruciale in tutta la vicenda.
Dopo la relazione, la discussione stagnava, come il fumo delle sigarette accese per vincere il sonno. Intervenne stancamente Boris Grilli della Fiom di zona. Gli avevano detto di parlare delle fabbriche del quartiere Sempione, esegu il repertorio standard. Poi prese la parola il classico fuori di testa da sezione (ce n'era sempre almeno uno), un bancario di nome Simone Rizzi, di quelli che dicono milioni di parole senza mai dire una cosa: era il segnale atteso per l'intervallo. Due terzi dell'assemblea usc dalla sala riunioni. 
Anche Colli, seguito da Cavenaghi che lo raggiunse presso la macchinetta del caff. Quanto tempo - fece l'architetto al proboviro che l'aveva salutato - che non ci s'incontra.
Saranno cinque anni.
Tutto bene?.
S, scusami ma, visto che ti ho incontrato, lasciami chiedere un paio di cose. Sai che sto seguendo questa conferenza dei lavoratori comunisti della vostra zona. Tra i temi che affrontiamo c' anche quello del traffico e della mobilit, una delle condizioni per migliorare la vita di chi lavora nelle fabbriche del quartiere Sempione. In questo senso vorrei che nella conferenza vi fosse un accenno alla questione dei box sotterranei, tema su cui, mi hanno detto, sei l'autorit principale.
Troppo gentile.
No,  la pura verit, mi hanno detto per esempio che il parcheggio di piazza 6 Febbraio l'hai fatto tu.
 vero. Ti piace?.
Ha dei colori molto allegri.
Anch'io la penso cos.
Mi hanno detto che contro quell'intervento ci fu una dura opposizione,  una questione che dobbiamo tenere presente perch se facciamo nuove proposte di parcheggi sotterranei non vorrei che questo danneggiasse i consensi al partito.
Fu una contestazione pilotata dalla concorrenza che foraggi chi si opponeva.
Ma mi hanno detto che tra i contestatori c'erano nostri compagni.
Ingenui o mele marce.
Ma c'era quella poveretta, la Calchi.
Lei sicuramente era un'ingenua. Era cos generosa.
Ma come fai a dire che la contestazione venne foraggiata dalla concorrenza, una deduzione?.
L'architetto progettista della Ravani spa, quella che faceva box a prezzi pi alti dei nostri e ci voleva bloccare,  un iscritto al PCI, Marco Lucaretti, te lo ricordi?.
No, non mi viene in mente.
Ma s, era quello del servizio d'ordine del movimento lavoratori per il socialismo, Marcone. Solo che ora  passato con noi.
Quel bruto picchiatore?.
Proprio lui.
E ora lavora con questo Ravani.
S, e proprio il Lucaretti mi ha detto: quanti sorci verdi ti abbiamo fatto vedere. Era chiaro che avevano organizzato tutto loro.
E questo Lucaretti di chi  amico?.
Ogni tanto collabora con Bisanzi e qui il Colli fece una smorfia di disgusto: Bisanzi apparteneva a una cordata di progettisti nemica.
Non credo che riuscir a strappare niente di pi a questo scimpanz, si disse Cavenaghi.
Torniamo dentro, devo seguire il dibattito se la cav il proboviro.
La riunione proseguiva stancamente, non si capiva se producessero pi fumo gli oratori con le loro parole o gli iscritti con le sigarette che accendevano compulsivamente una dietro l'altra per tenere gli occhi aperti. Nei gruppi dirigenti del PCI su queste riunioni di sezione c'erano due scuole di pensiero. Quelli che sostenevano come tutte quelle chiacchiere servissero per tenere insieme i compagni per il momento opportuno, e quelli che dicevano che questa idiozia del momento opportuno servisse per cercare di ottenere un po' di asili, qualche parcheggio.
Alla fine, arrivarono le conclusioni del povero Grassi, che evit accuratamente di dire che cosa pensava dell'avvenire delle industrie dell'area Sempione e si concentr molto sulle questioni che aveva gi illustrato a Cavenaghi. Asili nido, piscine e cos via. Chiusa ufficialmente la riunione, tirate gi le clr della sezione (assai oliate e silenziose al contrario di quelle di via Rosmini), gli iscritti e gli oratori presero la via di casa.
Cavenaghi, invece, si avvicin a Marozzi e gli propose di andare a bere una birra, che voleva scambiare due idee sui problemi organizzativi della conferenza.
Arrivarono fino a corso Sempione dove c'era un altro fasullo simil pub (troppi milanesi andavano a Londra, tornando con l'idea di copiare quello che avevano visto l), che per aveva della buona birra. In compenso davano delle pizzette fatte di gomma con su dipinto del pomodoro. Seduto su uno scomodo strapuntino vicino a un ugualmente scomodo tavolinetto l'ingegnere intrattenne il segretario di sezione per un buon quarto d'ora su chi doveva essere invitato, chi no, chi doveva materialmente eseguire i compiti preparatori della conferenza. Poi, quando la riflessione scivol sui singoli compagni e sulle loro attitudini e sui ruoli che dunque potevano assumere, l'ingegnere fece cadere il discorso su Gandolfi. Il pretesto era un po' balzano, come coinvolgere quelli che erano stati pi vicini alla Calchi, ma Cavenaghi pens che Marozzi avesse mangiato la foglia. L'aria da miope spesso aiutava l'ingegnere a passare per fesso e a non pagare troppi dazi.
Dalla sua il segretario della Sempione sin dall'inizio non era riuscito a capire bene che cosa volesse questo funzionario del regionale mandato per aiutarlo a preparare la conferenza dei lavoratori comunisti. Pettegolo come ogni buon comunista, Marozzi si era informato con i suoi amici in federazione su chi fosse veramente questo Cavenaghi e perch glielo avessero messo tra i piedi. Aveva ricevuto come risposta nettissimi segnali di reticenza che gli avevano fatto intendere come dietro l'apparenza da sempliciotto vi fosse qualcuno al quale erano stati affidati incarichi estremamente riservati. La reazione di Marozzi a questi segnali che gli avevano inviato i suoi amici nell'apparato (affiancarsi ai quali, un giorno, era una delle pi grandi aspirazioni del segretario della Sempione) era stata quella classica del militante comunista: maledetto impiccione finch non coglieva un segnale di off limits deciso dal partito. A quel punto il curiosone si trasformava in scimmietta dagli occhi, la bocca e le orecchie serrati.
In preda a questa sindrome - non vedo, non sento, non penso a che cosa c' dietro il curiosare di Cavenaghi - il segretario di sezione dava risposte un po' standard, un po' vagamente utili all'indagine dell'ingegnere, che non voleva immaginarsi neppure quale fosse.
Cos assai handicappati nella comunicazione (l'uno a fingere strani obiettivi dietro cui celare la sua inchiesta, l'altro a mostrare di non accorgersi dei pur evidenti scopi nascosti) i due, comunque sia, andarono avanti a chiacchierare sull'idraulico per una decina di minuti. Nelle parole del segretario di sezione Cavenaghi colse diverse riserve su Gandolfi, un tipo non del tutto chiaro nei comportamenti, che forse avrebbe potuto portare su una cattiva strada la Calchi, se lei non fosse stata quella formidabile donna che era stata. Sesso? Politica? Soldi? Marozzi non fu molto preciso nell'argomentare i motivi della sua ostilit, ma fu assolutamente fermo nell'escludere un qualsiasi ruolo per Gandolfi nella conferenza. Cavenaghi, dalla sua, incamer il giudizio sull'idraulico, di una persona come il responsabile politico della Sempione che non sar stato una cima ma aveva una certa esperienza nel giudicare la gente. Un'altra pallina nera si aggiungeva cos ai pareri assai critici gi raccolti sul fidanzato della Calchi.
Man mano che conversava con Marozzi, l'ingegnere si accorse che il suo interlocutore aveva inteso, pur facendo finta di niente, come lui non fosse interessato solo alla preparazione della conferenza dei lavoratori comunisti, e si decise dunque a essere pi audace e in particolare si consent qualche affondo sulla vita e la personalit dell'assassinata, sulla quale aveva raccolto sinora troppo pochi elementi.
Chi era veramente Bruna Calchi? Quali erano le sue passioni oltre all'evidente amore per Bertolt Brecht? Che ruolo svolgeva concretamente nella vita della sezione? Queste le domande, che Cavenaghi rivolse sempre mantenendo un'aria tra l'imbarazzato e il disinteressato, per conservare quel gioco delle apparenze a cui tenevano entrambi. Cerc di portare la discussione, poi, su quelle allusioni che aveva raccolto qualche giorno prima: una ragazza sessualmente vivace, forse un vaghissimo accenno a una sua attenzione alle donne.
Le risposte di Marozzi furono rigidamente in linea con la vulgata che la sezione aveva diffuso sulla fioraia: era un tesoro, bella, forte, intelligente, umana. L'unica critica che fece alla Calchi il segretario della Sempione fu quella sull'amore dell'assassinata per le canzoni di Claudio Baglioni, una colpa abbastanza grave per una comunista militante negli anni Settanta, e alle poesie di Jacques Prvert. Abbiamo tentato di farle leggere Rimbaud sospir il bancario, con una punta di nostalgia per una missione fallita. Per il resto il ritratto proposto fu da romanzo sovietico, tipo Come fu temprato l'acciaio. Un'eroina proletaria, in testa alle lotte, capace di contemperare la formazione culturale con l'impegno politico, umana nei rapporti con i compagni, non arcigna ma neppure sventata sessualmente, una comunista capace di individuare l'errore pure quando era compiuto da suoi compagni di partito come nel caso dei box di piazza 6 Febbraio. Sapessi che casino c' stato in sezione per quelle sue posizioni anti Lega delle cooperative. Qui da noi, poi,  iscritto il Colli, uno dei pi valenti progettisti di box, un architetto prestigioso e un compagno autorevole. Sempre la prima nel lavoro concreto per esempio alle feste dell'Unit.
E in queste feste le affidavate la cassa? scapp detto a Cavenaghi.
In risposta ricevette un'occhiataccia di Marozzi.
La battuta del proboviro, che faceva apertamente intendere come gli fosse venuto all'orecchio qualche aspetto meno nobile nei comportamenti della Calchi, non infranse il muro di venerazione per la martire messo su dalla sezione e celebrato senza esitazione dal segretario. Per la pesante allusione alla cassa fece ben intendere al Marozzi che se certe ricerche di Cavenaghi, delle quali lui segretario della Sempione ignorava e voleva ignorare a tutti i costi l'esistenza, non fossero arrivate a buon punto grazie ai metodi discreti che sinora erano stati adottati, sarebbe stato probabilmente necessario molto presto avere una discussione meno idilliaca sulla compagna Bruna. D'altra parte Cavenaghi sapeva per certo che l'assassino era un frequentatore della sezione, cosa che invece era chiaramente ignota a Marozzi.
Era meglio che all'impegnato bancario non restassero dubbi sul carattere interlocutorio della loro conversazione. Al momento dei saluti Cavenaghi disse a Marozzi: Forse di alcune questioni sar necessario che torniamo a discutere.

Sabato 12 novembre
Cavenaghi alle 8 e 30 chiam il suo vecchio amico Rosci spiegandogli che, dopo le due chiacchiere scambiate con l'architetto Colli, aveva gli elementi per approfondire i rapporti mercenari tra la Ravani e i contestatori dei box di piazza 6 Febbraio, e per questo motivo aveva bisogno di vederlo, cos avrebbe potuto preparare le mosse ulteriori.
Rosci brontol: Ma  sabato mattina, il momento in cui i milanesi se laven i pe, voialtri bolscevichi in servizio permanente effettivo avete perso il polso delle masse, credete sempre di essere sulla Prospettiva Nevskij pronti a prendere il Palazzo d'Inverno e che cosa combinerete alla fine?.
Che cosa combineremo alla fine?.
Alla fine vi puzzeranno i piedi perch saltate il turno di lavaggio del sabato.
Vabb che sei diventato uno sporco mercante di cemento, ma adesso smettila di dire scemenze e precipitati nel tuo ufficio.
Facciamo tra un'ora.
Non pi tardi.
Cos alle 9 e 30, questa volta senza segretaria d'ordinanza, Cavenaghi rientr negli splendenti uffici della Boxcoop. Vi trov Rosci, in tenuta casual (jeans, maglietta e maglione), abbastanza divertito, in fondo, dal poter dare una mano a un'indagine dell'amico.
Allora?.
Allora, il Colli dice che quel vecchio arnese del Lucaretti, te lo ricordi quella bestia dell'emmellesse che ci aggrediva sempre nei primi anni Settanta?.
Lo yeti?.
S, proprio lui, lo yeti.
Adesso che cosa fa?.
Si  iscritto al partito e il Colli afferma che praticamente gli ha detto in faccia di avere pagato per conto della Ravani i contestatori dei box di piazza 6 Febbraio.
E allora?.
Allora devo cercare di sapere che cosa  successo per filo e per segno: serve alle mie indagini.
E come facciamo?, in realt Rosci intendeva: E io che c'entro?.
Il Colli dice che il Lucaretti ha un rapporto assai stretto con il Bisanzi.
Bisanzi, Bisanzi?.
E chi se non lui?.
E allora? ridisse Rosci.
Dai, non fare il furbo, almeno sei dei tuoi progetti di box sono seguiti dallo studio Bisanzi. Potrei passare dalla federazione per convocarlo ma tu sei qui bello disponibile. Lui ha motivi di gratitudine nei tuoi confronti. E, soprattutto, in questo modo tutti i contatti saranno meno esposti a chiacchiere. Dunque bando all'ostruzionismo, chiama il Bisanzi e chiedigli se possiamo vederci subito.
Ma  l'uomo pi impegnato di Milano, come puoi pensare di convocarlo cos di corsa?.
A quest'ora probabilmente si sta lavando i piedi.
E perch mai dovrebbe venire qui?.
Perch sarai particolarmente convincente e gli dirai che c' una faccenda riguardante il partito molto delicata e che potrebbe influire su tanti progetti comuni, e poi digli che c' gi presso di te uno della commissione probiviri regionale. Il Bisanzi conosce assai bene il partito e il messaggio gli arriver chiaro e netto.
E perch non lo fai tu direttamente?.
Quanto gli chieder di fare con il Lucaretti  impegnativo. A Bisanzi di solito basta il richiamo alla disciplina di partito ma se  condito con un favore da ricambiare al presidente della Boxcoop, la disciplina di partito diventa pi dolce. Inoltre quel che voglio segnalare a Lucaretti, via Bisanzi,  che noi cerchiamo informazioni, non vendette per le sue scorrettezze. Se tu in persona, rappresentante della parte lesa, lo confermerai al Bisanzi e quindi questo messaggio arriver con nettezza al Lucaretti, tutto sar pi semplice.
Perbacco, certo che il mestiere dell'inquisitore rosso hai imparato a farlo veramente bene. Peccato che il Kgb si stia molto ridimensionando e le tue prospettive internazionali di carriera dunque siano un po' chiuse.
Basta sciocchezze, chiama Bisanzi.
L'eminenza grigia dell'urbanistica milanese era in bagno. A lavarsi i piedi comment Rosci. Avrebbe richiamato tra un quarto d'ora.
Bisanzi era proverbiale per i suoi bidoni spesso accompagnati da scuse tra le pi barocche del mondo. Ma l'accenno alla presenza di un uomo della commissione probiviri regionale lo spinse questa volta alla solerzia. Un quarto d'ora dopo richiamava e tre quarti d'ora pi tardi arrivava nell'ufficio di Rosci.
Cavenaghi illustr rapidamente la trama dei fatti: la contestazione ai box di piazza 6 Febbraio, le sbruffonate di Lucaretti architetto del concorrente della Boxcoop, i sospetti che alcuni soldi fossero arrivati a una compagna della sezione Sempione e l'assoluta necessit per il partito di ricostruire con sicurezza l'avvenuto.
Sempione, Sempione - riflett Bisanzi. - Gi ho dovuto aiutare a cercare la nuova sede, ora arriva quest'altra faccenda. Il caso deve essere veramente spesso. Ad alta voce chiese in che cosa potesse essere utile.
 semplice, devi vedere il Lucaretti e chiedergli di spiegarti come sono andate le cose, dirgli che ne hai appena parlato con Rosci e che quindi dal lato della Boxcoop non ci saranno recriminazioni per i danni subiti, devi poi riuscire a sapere soprattutto se una parte dei soldi e, nel caso, quanti, siano finiti nelle tasche di Bruna Calchi.
Intendi quella che  stata assassinata qualche giorno fa?, Bisanzi finalmente cap qual era la vicenda in ballo dietro alle iniziative sempre pi affannate della federazione. Anche a Rosci improvvisamente si apr uno squarcio su quello che stava avvenendo e su quello che il suo amico Mario stava combinando. Naturalmente entrambi ben abituati agli usi del partito, non fecero un pliss.
S, proprio lei.  inutile che dica a persone cos abituate alla riservatezza che tutta la vicenda  un po' pi che confidenziale.
Forse  meglio che con il Lucaretti ci venga anche tu sugger Bisanzi.
Le mie indagini sono assolutamente segrete, se vengo dal Lucaretti le chiacchiere saranno inevitabili.
Andiamo a chiedergli di raccontarci i dettagli di una sua operazione di corruzione, e poi non credo che a lui convenga che circolino voci e notizie su un caso in qualche modo legato a un omicidio.
Normalmente dovrebbe essere cos, ma il Lucaretti, se mi ricordo bene, era un vero imbecille osserv Rosci.
 molto migliorato afferm Bisanzi e senza frapporre indugi lo chiam al telefono. La moglie gli rispose che era in bagno. Bisanzi insistette, aveva tutta l'autorit necessaria per farsi ubbidire. Lucaretti arriv al telefono. Dal tono - Bisanzi mise una mano sul microfono - mi pare che abbia i piedi bagnati.
L'appuntamento con l'architetto della Ravani spa venne fissato per mezz'ora dopo, al Cova in via Monte Napoleone.
Bisanzi e Cavenaghi salutarono Rosci e si misero in cammino verso il famoso bar-pasticceria della via pi alla moda di Milano. Via Monte Napoleone era a trecento metri dalla sede della Boxcoop, a piedi c'impiegarono un quarto d'ora perch Bisanzi camminava con una qualche difficolt.
Seduti sulle eleganti poltroncine dai tenui colori di uno dei pochi caff eleganti milanesi, fatto un giro di cappuccini e bign, i due videro affacciarsi alla soglia del locale la massiccia figura del Lucaretti, detto Marcone per il suo metro e 95 di altezza. Capelli lunghi rossiccio-sporco, una forte miopia che per per vanit non si accompagnava a occhiali, una barbaccia ispida e incolta. Marcone vide con stupore accanto a Bisanzi, per il quale mostr sin da lontano la massima deferenza, l'antico avversario della Fgci che al Politecnico non si allineava alle posizioni del movimento.
Da quanto che non ci si vede!.
E s che sei diventato revisionista pure tu.
Lasciamo perdere quelle stupidaggini di dieci anni fa, ho letto che fai qualcosa nel partito.
S, e tu nelle costruzioni. A proposito, il mio incarico nel partito  occuparmi come vicepresidente della commissione probiviri regionale delle grane in cui finiscono i nostri iscritti. Ed  proprio per questo motivo che sono qui con il Bisanzi.
Che cosa posso fare per voi?.
Ho saputo che qualche anno fa intorno alla vicenda dei box di piazza 6 Febbraio sono girati dei soldi, ho bisogno di ricostruire nei particolari quel che  successo.
Hai sbagliato interlocutore, non so niente dei box di piazza 6 Febbraio.
Il Colli mi ha detto che ti sei vantato con lui di aver fatto ritardare quell'intervento di parecchi mesi.
Ma il Colli lo conosci, sai come da sempre tutti lo prendano in giro e lui ci caschi ogni volta.
Bisanzi, dovresti spiegare a Lucaretti che non stiamo giocando. 
Il professore padovano che dieci anni prima, quando i due partecipavano alle liti tra maoisti e revisionisti, era assistente alla facolt di Architettura e poteva quindi capire gli antichi difficili rapporti, spieg al Marcone che si trovava di fronte non a un vecchio rivale studentesco ma a un funzionario del PCI impegnato in uno dei lavori pi delicati, e che non conveniva cedere alla tentazione di prenderlo in giro sull'onda dei passati ricordi.
Lucaretti naturalmente teneva molto conto dei pareri di Bisanzi, uomo importante per chi voleva lavorare a Milano, ma non sapeva bene come comportarsi. Partito o non partito, non voleva in ogni caso essere sleale verso il costruttore Lauro Ravani a cui tanto doveva.
L'ingegnere forz la conversazione: Mettiamo le carte in tavolo. Noi siamo sicuri che dalla Ravani spa siano arrivati soldi a un'iscritta della sezione Sempione per rallentare i lavori dei box di piazza 6 Febbraio. Questa iscritta, la Bruna Calchi,  stata assassinata. Noi non possiamo lasciare che una nostra compagna sia uccisa senza che sia scoperto il colpevole.  possibile che la vicenda box di piazza 6 Febbraio non c'entri con l'omicidio e in questo caso  evidente che a noi non spiacerebbe evitare di mettere in piazza le magagne di una nostra militante. Ma se non abbiamo gli elementi per ritenere che la vicenda box non c'entri con il suo assassinio, il nostro dovere sar passare tutti gli indizi sospetti alla polizia perch faccia le sue indagini. Dunque rinunceremo a ricorrere alle autorit giudiziarie solo se sapremo chi e come contatt la Calchi, e quanti soldi esattamente le vennero dati. E come e quando. Se partecip solo lei alle trattative per i soldi e alla loro riscossione, se fu tramite di giri di denaro anche con terze persone. Se ci sar risposto per filo e per segno a questi interrogativi, bene. Altrimenti luned mattina faremo sapere al commissariato di zona Sempione che siamo convinti di una possibile corruzione della Calchi da parte della Ravani spa. E poi se la vedranno i poliziotti con questa ipotesi che peraltro spiegherebbe bene quelle decine di milioni ingiustificati che sono stati trovati sui conti della nostra cara compagna. Comunque  evidente che tu non puoi darmi le risposte necessarie sui due piedi e che ti devi consultare con il Ravani. Sar qui alle 15 e 30 per vedere se vi interessa interloquire con noi. Altrimenti ve la vedrete con la polizia. Scusami ma ho un altro appuntamento e devo scappare. Un saluto anche a te, Bisanzi, ci vediamo. Grazie per l'assistenza.
L'improvvisa e rapida ritirata di Cavenaghi era stata concordata con l'influente architetto milanese che aveva chiesto di essere lasciato solo con Lucaretti per lavorarselo.
Marcone fu stupito comunque dalla secchezza del proboviro comunista. Ed era pure molto spaventato, anche perch gi un agente del commissariato Sempione lo aveva chiamato per sapere qualcosa dei suoi rapporti con la Calchi, dopo che era stato trovato un numero di telefono con accanto il suo nome nell'agenda della defunta.
Tu non li incontri spesso quelli dell'apparato, hai legami solo saltuari con quelli della macchina del partito, ma io che li conosco ti posso garantire che ce ne sono di duri, e se ritengono che siano in gioco gli interessi del partito non esitano a prendere decisioni spiacevoli.
Ho una grande paura di infilarmi in un guaio, in qualunque modo mi comporti.
Devi consultarti con il tuo capo, spiegargli bene la faccenda e garantirgli che tutto, a meno che non abbiate assassinato la Calchi, rester assolutamente riservato. Che non vi sono in ballo poste economiche ma solo questioni di partito. In qualche modo di onore. Pericolose se non affrontate ragionevolmente. Lauro  un uomo intelligente e capir qual  il suo vantaggio. Basta che tu sia chiaro nello spiegargli la situazione.
Che situazione di merda.
Non lo nego, cos Bisanzi lo salut. L'incontro era finito.
Il sindacalista dello spettacolo Cossoni aveva fissato l'incontro con la sindacalista delle entraneuse, Christine Riquette, in uno dei ristoranti del centro milanese, la Beba, dal nome della proprietaria, una della dinastia di ristoratori di Altopascio che avevano invaso la citt negli anni Cinquanta. Stava in via Borgospesso, al 12, locale non privo di stile, dalle solide tradizioni, pur se con tavolini un po' troppo ammucchiati. 
Le volete duh polpettine? chiese la proprietaria in persona al trio che si era disposto intorno a uno dei suoi tavoli. C'era Cossoni vestito di nero, la Riquette con un tailleur grigio quasi da educanda per l'incontro con l'uomo del partito, e Cavenaghi con una delle sue solite giacche a quadrettoni giallo-marroni.
La Riquette era una bella donna, sui trent'anni, non altissima, brunetta con gli occhi verdi, capelli a caschetto e un trucco leggerissimo.
Dopo che i tre accettarono le polpette e ordinarono il resto del pranzo (c'era ancora di quei tempi una ribollita che faceva risorgere i morti), inizi la chiacchierata sul giro di prostituzione del night La Farfalla Blu di via Monte Rosa, con particolare attenzione ai rapporti con la Fiera.
La Riquette spieg quanto era difficile fare la sindacalista in un ambiente cos infiltrato dalla malavita, come la sua attivit principale consistesse nell'aiutare le ragazze del night-club che non volevano prostituirsi. Che solo il peso della Cgil e del sistema di potere a questa collegato nella societ, compresa l'iscrizione al sindacato di un bel po' dei camerieri della Farfalla Blu, le desse la forza necessaria per resistere alle pressioni del padrone.
Naturalmente era una sorvegliata a vista, per cui molte notizie le venivano nascoste o comunque le sfuggivano.
Del chiosco e della nuova banda di sfruttatori, per esempio, Christine non sapeva niente.
Chi potrebbe darci qualche indicazione?.
L, nel night, contava molto il clan delle friulane, delle vere e proprie prostitute, c'era un giro di ragazze brasiliane assai allegre. C'era una russa, l'Annushka, che aveva l'aria della boss.
Annushka Ivanovna Irkaeva? chiese Cavenaghi.
Proprio lei. La conosci? chiese la Riquette.
Di fama - rispose l'ingegnere - e ora mi piacerebbe conoscerla di persona.
Se fai un salto stanotte da noi te la indico.
Ho il turno di guardia in federazione ma se mi stacco un momento non crolla il mondo. A che ora  meglio che venga?.
Dopo le due, c' meno gente.
Bene, sar da voi per le due.
Andarono avanti ancora un'oretta tra un magnifico 'hianti, 'h 'hos bono 'un l'avete mai bevuto, una magnifica pappa al pomodoro, 'h 'hos bona 'un l'avete mai mangiata e altri magnifici cibi fino al caff. Verso le tre si lasciarono riconfermando l'appuntamento notturno.
Era ora di ritornare da Cova. Lucaretti era arrivato puntualissimo e s'intuiva dalla rigidit dei suoi gesti quanto fosse teso. Cavenaghi non fece niente per metterlo a suo agio, niente pi cameratismi da tempi andati. E Marcone saltando qualsiasi introduzione entr subito nel tema dell'incontro: Naturalmente negher in qualunque sede giudiziaria o politica di avervi mai detto le cose che sto per raccontarvi. Ma in via confidenziale, perch il partito sia informato di che cosa  successo, vi racconter i particolari della vicenda box-piazza 6 Febbraio-Calchi. Circa tre anni e mezzo fa l'ingegner Lauro Ravani si ferm a un chiosco di fiori di via Procaccini e pi per abitudine che altro, lui che  un grande democratico, si lanci in un'invettiva contro il prossimo intervento nella vicina piazza per costruire parcheggi sotterranei. I suoi argomenti su traffico, ambiente e commerci della zona trovarono la pronta adesione della sveglia fioraia che lo stava servendo: Pur essendo un'operazione della Lega delle cooperative e pur essendo io comunista, sono fortemente contraria a questo intervento. Quelle parole apparvero come un segnale del Cielo al costruttore, che spieg come sarebbe stato facile trovare le vie per opporsi a quella barbarica operazione. Un'occhiata della Bruna Calchi fece capire a Lauro come il messaggio fosse stato colto. Tu conosci il Ravani?.
Ho letto suoi interventi e visto una sua foto, personalmente non lo conosco.
 un uomo di grande fascino, fa il costruttore ma  un intellettuale, hai presente il tipo?.
S - disse con poca benevolenza Cavenaghi. - Conosco il tipo: il costruttore-ambientalista, il corruttore-illuminato-moralista.
Lucaretti non raccolse la provocazione e prosegu nel suo racconto: Dopo quel casuale incontro, vi furono alcuni appuntamenti ad hoc. La Calchi diede anche un elenco delle persone che era possibile mobilitare e individu un attivista della commissione ambiente del circolo Arci da lei frequentato come il possibile coordinatore dell'opposizione ai parcheggi di piazza 6 Febbraio. Non volle mai fare da tramite per passaggi di soldi con nessuno, le trattative con altri, di cui non far il nome, avvennero direttamente tra Lauro e gli interessati. La Calchi, alla fine, dopo un anno di mobilitazioni che ebbero effetti consistenti, ricevette 18 milioni. La sensazione del mio capo  che la sua partita personale se la sia gestita da sola. Finita la battaglia su piazza 6 Febbraio e il versamento, naturalmente cash e in nero, Lauro e la Calchi non si sono pi visti. Il parere dell'ingegnere  che tutta la vicenda non c'entri niente con l'assassinio. Lui comunque non ne sa nulla. Mi pare che queste risposte ai tuoi quesiti siano puntuali e articolate, e che dunque la vicenda tra noi possa essere considerata chiusa.  evidente come noi non abbiamo alcun interesse a prendere in giro il tuo e mio partito ed  chiaro che un intervento della polizia getterebbe su di noi una luce comunque spiacevole. Avendo rispettato i patti, ci aspettiamo reciprocit.
Cercheremo naturalmente qualche riscontro, ma se non vi saranno novit ritengo che i nostri rapporti sulla vicenda si possano concludere qui. Non credo, peraltro, che contro un prossimo intervento di quelli della Boxcoop vi converr ricorrere ai metodi che avete usato nella passata occasione, questa volta saranno preparati a rispondere a vostre iniziative di disturbo. E poi per favore cercate di non pescare pi nel nostro partito per operazioni di questo genere, o la considereremo una dichiarazione di guerra.
Voleva anche chiedere al Lucaretti che cosa facesse uno come lui nel PCI, ma si rese conto che sarebbe stata una domanda sprecata e vi rinunci.
In quegli anni il partito organizzava numerosi turni di vigilanza alla federazione. Ogni sera quattro o cinque iscritti sotto la guida di un funzionario e di un vecchio compagno della vigilanza, l'unico autorizzato - senza farlo sapere agli altri - a portare una pistola, si chiudevano nel palazzo di via Gaetano de Castillia 33, guardavano la via esterna tramite una telecamera e si preparavano a svolgere la funzione di coordinamento degli interventi necessari di informazione e mobilitazione, in caso succedesse qualcosa. Non c'era in ballo solo la vigilanza sulla sede, pur fondamentale e organizzata per il concreto timore di bombe (ce n'erano state parecchie contro edifici del partito in tutta Italia). C'era anche da garantire il tempestivo intervento per vicende che accadessero in altre parti della citt: assalti a sedi democratiche, assassini compiuti da terroristi, cortei trasformati in guerriglia urbana. Milano era uno dei centri del caos di quegli anni. E almeno un funzionario del PCI doveva sempre essere all'erta per coordinare la risposta a tale caos.
Cos ci si chiudeva nella sede, si faceva una partita a scopa per passare il tempo, ci si dava qualche turno. C'erano un paio di brande dietro alla portineria per rapidi sonnellini. Talvolta nei turni di guardia misti ci scappava qualche amorazzo, cotto e consumato sul posto. E intanto si vigilava con un occhio ai telegiornali e un orecchio alla radio. Alle 7 e 30 del mattino, il portiere ufficiale della federazione rilevava la sorveglianza della notte.
Anche quel sabato pomeriggio non mancava il solito corteo che passava per le vie del centro, contribuendo a quel clima di paura che dominava la citt. Era dal '69 che le cose andavano cos. Una fase di stanca nel '74 e nel '75, e poi il movimento era ripreso: una confusa voglia di partecipare, di esserci, di non annullarsi nell'anonimit che si traduceva in continui, inarrestabili, cortei. Non pareva esserci una cura possibile. Si trattava di lasciare che un'onda lunga di sentimenti, tensioni, vitalismi irrazionali si sfogasse e poi si ritraesse. In altri paesi le cose non erano andate cos? In altri paesi c'era una borghesia pi seria. Qui in Italia non si poteva che aspettare uno sgonfiamento graduale. 
Milano soffriva. E il PCI vigilava. Finch alle due di notte Cavenaghi, che in previsione della sortita al night si era vestito quasi elegantemente - come poteva farlo con lo stipendio da funzionario - ossia di nero, comunic che doveva uscire per un'ora.
Nel frattempo l'ispettore Modena si stava recando in uno dei salotti bene milanesi, di quelli che sostituivano all'eterno assemblaggio di tutti - di destra e di sinistra, del cinema e del mattone, delle guardie e dei ladri - tipico dei salotti romani, l'innamoramento assoluto ma temporaneo per questa o per quella categoria. In pi d'un caso con scelte sorprendenti. Passando dagli architetti di sinistra ai sindacalisti della Cgil, ai funzionari del PCI, ai teatranti socialisti, ai leader del terrorismo. Un giorno sarebbero inesorabilmente arrivati gli stilisti, i magistrati. In quegli anni vi fu una veloce infatuazione per i sindacalisti della polizia: sintesi tra un'attenzione per un simbolo di partecipazione come quello del sindacalismo, sia pure molto particolare come nel caso degli agenti delle forze dell'ordine, e una vaga esigenza di ordine e sicurezza, avvertita, sia pure in modo approssimativo, dallo scervellato radicalismo salottiero milanese.
La continua e vacua ricerca del nuovo, secondo alcuni osservatori di cose milanesi, non era che l'espressione dello sbandamento profondo che a un certo punto aveva investito gran parte dell'alta borghesia. La borghesia torinese era tenuta insieme dalla monarchia di casa Agnelli, succeduta a quella dei Savoia, e su un altro fronte, parallelo ma spesso convergente, dall'egemonia di una rigida cultura azionista. Quella romana non si scostava da una tradizione di scetticismo di chi deve fare i conti con l'apparato governativo di una nazione come l'Italia, e con un'istituzione universale come la Chiesa cattolica. La borghesia milanese era passata dal suo storico pragmatismo, attitudine che aveva a lungo accomunato le ali conservatrice e radicale, quella cattolica e quella laica delle classi dirigenti ambrosiane, a un'ansia per l'ultima soluzione, veramente definitiva, per quella che metteva a posto tutto. Da Ambrogio ai patarini, dal linciaggio di Prina ai moti di fine Ottocento, al vitalismo fascista, un'ansia di purificazione non era estranea allo spirito della citt. Ma questa aspirazione assoluta alla frase perfetta, al gesto decisivo, che dopo il Sessantotto aveva conquistato ampi settori della borghesia milanese dalle pi consolidate tradizioni, era in parte originale e aveva comunque incrinato il consolidato spirito pragmatico di tanti ambienti ambrosiani.
E pi si riempivano le bocche, pi si svuotavano i cervelli. Tanti dei migliori architetti milanesi che avevano alimentato la scuola pi importante d'Italia attirati dalla pulsione a perdersi di quei convivi, vedevano isterilirsi l'attitudine critica e quindi la capacit d'intervenire sulla citt con rispetto della storia e dello stile; tanti giuristi di vaglia gi capaci d'immaginare l'evoluzione del diritto di una societ moderna, divenivano forcaioli della peggior specie; tanti grandi giornalisti che avevano magistralmente raccontato lo sviluppo della complessa societ della capitale economica d'Italia, finivano per essere nient'altro che ebbri moralisti senza pi senso del reale.
L'antico pragmatismo, peraltro, dopo che si era consumata la celebrazione di orge purificatrici, finiva per rispuntare in atteggiamenti di arrogante opportunismo. Il grande architetto non solo buttava gi i suoi progetti senza pi alcun senso della bellezza, ma inibiva con il suo potere salottier-immobiliaristico-mediatico ogni critica alle sue opere. Il grande giurista faceva il consulente dei suoi clienti e insieme di una procura che metteva in galera i concorrenti dei suoi clienti. Il grande giornalista non badava pi alla forma dei suoi articoli e alla qualit della sua analisi ma imponeva con il suo divismo le proprie rabbiose e incontrollate invettive.
Al di l dell'eventuale sbandamento le risorse di potere delle lite milanesi erano naturalmente ancora rilevantissime, e dunque continuavano a interessare tutti coloro che di quelle risorse dovevano tenere conto. Cos i partiti politici. Cos i funzionari dello Stato come l'ispettore Modena, che per la sua aria signorile e i modi colti era tra l'altro un perfetto poliziotto da invitare per assecondare l'ultima svolta dello spirito del tempo senza per trovarsi in casa un classico sbirro.
A Modena la via al salotto dei marchesi Gresti (titolo nobiliare fascista attribuito per meriti produttivi e di regime alla famiglia di uno dei pi importanti gruppi industriali lombardi del settore tessile) che si affacciava sugli splendidi giardini di via Palestro, gliela aveva aperta Sauro Meoli, che lavorava alle strette dipendenze del capo-delegazione del PCI - in giunta Zoncada, con l'incarico di curare le relazioni esterne di Palazzo Marino.
Meoli, un ottimo fotografo sposato a una cantante di successo, aveva deciso verso la met degli anni Settanta - preso dal fascino della politica e di quella del PCI in particolare - di diventare un funzionario di partito, alla commissione stampa e propaganda. Poi aveva seguito Zoncada in Comune, dove grazie a grandi doti da comunicatore, una pronta intelligenza e una naturale simpatia, era diventato un elemento chiave nell'organizzazione delle relazioni pubbliche dei comunisti milanesi.
L'aitante ispettore era un po' imbarazzato a essere l'ospite d'onore, colui che quella sera i fanatici del nuovismo dovevano scoprire, ma era grato al suo amico comunista perch poteva avere rapporti con persone influenti che sicuramente male non avrebbero fatto alla sua carriera.
Per pagare il suo biglietto d'entrata nel salotto non manc di regalare qualche ragionamento sul rapporto tra ordine e democrazia e di offrirsi senza ritrosie come ospite esotico a chi voleva provare sensazioni originali.
Assistette poi un po' distrattamente al dipanarsi della chiacchiera pi tipica di quei luoghi. Un po' di sapore da classe morta ma anche tante osservazioni colte e stimolanti. Nel frattempo, per, il suo pensiero non riusciva ad allontanarsi dal caso Calchi. Chiss se posso trovare qualcuno in questa eletta schiera che sia in grado di darmi chiavi nuove per aprire il delitto misterioso che mi sta tormentando, consider l'ispettore.
Tra gli ospiti c'era Amos Rivetti, uno dei pi vispi agenti di Borsa della citt, gi deportato in un campo di concentramento nazista e poi, oltre che provetto uomo della finanza, anche sincero democratico. Finanziatore di tante attivit della cultura della sinistra cittadina. Girando nell'immenso salotto e piluccando questa o quella conversazione, a un certo punto Modena colse alcuni ragionamenti sulla via pi certa per arricchirsi, cio quella immobiliare.
Anche in una citt come Milano, dinamica, ricca di attivit finanziarie, di imprenditoria industriale, l'accumulazione avviene innanzi tutto sul terreno immobiliare. Poi il capitale accumulato interviene nella finanza, nella produzione. Ma la ricchezza di base nasce l spiegava Rivetti. Lui parlava di miliardi, non certo di quella manciata di milioni messi insieme dalla fioraia assassinata, per questo accenno alle rapide ricchezze accumulabili con l'attivit immobiliare richiam l'attenzione dell'ispettore, che chiese al vecchio e provetto agente di Borsa di fargli alcuni esempi. Rivetti descrisse come si erano organizzate le fortune di alcuni dei protagonisti del decennio: quell'immobiliarista brianzolo che aveva messo insieme un pacco di soldi con un paio di quartieri residenziali e ora si stava gettando nel campo delle televisioni, quell'oscuro ingegnere siciliano che si stava apprestando a costruire mezza citt. Ma anche le grandi imprese, vedrete - afferm Rivetti - come cercheranno sempre nell'immobiliare le basi per superare i momenti di difficolt. L'ispettore annot mentalmente soprattutto un'osservazione fatta dall'agente di Borsa su quanto il business dei parcheggi sotterranei sarebbe diventato presto uno dei terreni pi interessanti per l'attivit immobiliaristica e come questo, naturalmente, avesse gi acceso una lotta sorda tra i concorrenti: Forse  il campo dove oggi si scambiano i colpi pi bassi.
Box, box? C' qualcosa nel mio caso collegato a questo problema, bisogna che ci torni su pens Modena.
Ben dopo l'uscita dell'ispettore dal suo salotto milanese, l'ingegnere Cavenaghi arriv verso met di via Monte Rosa. Era l'1 e 50 di notte, la lunga e larga via fiancheggiata da edifici industriali e da villette aveva, sotto la luce dei lampioni, e senza nessuno in giro per le strade, un'aria particolarmente fredda. Trov subito l'entrata del night-club La Farfalla Blu, la cui insegna a luci gialle e azzurre si notava tra tanti edifici oscuri. Dopo che il portiere del club gli apr la porta, a quell'ora chiusa dall'interno, scese due gradini ed entr nella sala semibuia del locale.
Non aveva certo l'aria moderna del Vlad Lenn, il locale in cui era stato portato da un paio d'intellettuali ingraiani che lo volevano spostare a sinistra (l'ingraiana utilizz anche altri allettamenti per il reclutamento). N aveva l'aria solida e tradizionale del Pere's, il locale di piazza Cairoli, dove il segretario della federazione, ispirato dall'implacabile Fani, gli ordin di accompagnare una delegazione di ministri bulgari in visita a una festa dell'Unit. Era un posto un po' scalcagnato, la tappezzeria in pi punti era scollata anche se al buio si vedeva poco. La moquette aveva uno strano colore, l'antico verde era diventato un blu-grigio-manto-di-pantegana. Un tavolino traballava. A una delle poltroncine mancava un bracciolo. Una simpatica signorina che si stava spogliando sul palco inciamp in un'asse mal fissata, proprio mentre entrava il Cavenaghi.
L'ingegnere si guard in giro per scoprire dov'era Christine, la sua guida, la vide vicino a una colonna della sala. Le si avvicin senza mostrare di averla riconosciuta, le chiese di accendergli una sigaretta. Lei sussurr: La terza a sinistra vicino al bancone del bar  Annushka.
Si diresse immediatamente verso il bar, scambi due chiacchiere con una ragazzona bruna, dai lineamenti duri da contadina (Deve essere una delle friuliane) prima di mirare alla russa. Dopo queste manovre di dissimulazione si affianc ad Annushka a cui chiese se potevano bere qualcosa insieme.
Sistemati su un tavolino, ordinate due vodke, Cavenaghi non perse tempo: Abbiamo un amico in comune: Remizov.
La russa fu cos colpita dalla frase che mand di traverso un po' della vodka che stava bevendo. Ripresasi a fatica, dimentic l'accento italiano di cui si era faticosamente impadronita dopo mesi e mesi di night e boffonchi un: Remizuov, chi?.
Era una bella ragazza dalla faccia paffutella tipica di molte sue connazionali, quando potevano mangiare abbastanza, aveva i tradizionali zigomi alti, i capelli biondi, gli occhi scuri ed era alta sul metro e 70. Era un po' infagottata in un vestito di seta blu tutto a spacchi.
No, non sono dei servizi italiani, sono veramente un amico di Remizov, puoi chiedere a Grigorienko del consolato, parlagli dell'ingegnere e digli che  una faccenda che riguarda un problema comune.
Io nuon capiscuo, io nuon c'entruo annasp Annushka, evidentemente ancora spaventata.
Facciamo cos, domani mattina tu cerchi Grigorienko e controlli se quel che ti ho detto  vero. Nel caso ci vediamo alla pizzeria qui vicino, la Grottazzurra, in piazza Amendola, angolo Domenichino. Se non hai trovato i riscontri necessari, vorr dire che mi manger un calzone tutto da solo.
Pag le due vodke, tenendo con cura gli scontrini per farsi rimborsare la spesa da Dondi, salut la sbalordita Annushka e di corsa rientr in federazione a evitare che si attuasse una qualche provocazione fascista o terrorista senza una tempestiva risposta democratica.

Domenica 13 novembre
Dondi aveva preso il suo bel pullman per raggiungere la federazione orobica e incontrare il segretario provinciale Bertocchi. La linea Milano-Bergamo partiva da piazza Castello e il tragitto durava un tre quarti d'ora. E intanto il vecchio funzionario del PCI poteva leggersi i giornali e viaggiare senza fatica sino quasi davanti all'anonimo edificio che ospitava il partito a Bergamo. Molto pi comodo che venirci con la sua scassata macchinetta.
Bertocchi era gi che lo aspettava, di fronte alla federazione.
Le sedi importanti del PCI, come quella di Milano o di Torino o di altri grandi capoluoghi, erano ospitate in edifici che cercavano di rispondere a un gusto architettonico modernista: il carattere innovativo del partito nelle zone di grande sviluppo doveva essere confermato dall'aspetto delle sue dimore, come nel caso della sede dell'Unit di Milano.
In Emilia prevaleva l'amore per lo sfarzo e l'immagine di autorevolezza che solo gli edifici d'epoca davano. Le federazioni che invece non contavano molto per voti, iscritti e soldi raccolti, venivano sistemate in appartamenti e avevano quasi sempre un aspetto da uffici di import-export, invase ovunque da pacchi di volantini, manifesti, opuscoli, copie dell'Unit impilate nell'atrio, nei corridoi, persino nella stanza del segretario.
In un luogo del genere Bertocchi, spostando ora questo ora quell'ingombro, port Dondi.
Il segretario bergamasco senza indugi inizi a riferire i risultati dell'indagine sul Gandolfi, che l'aveva impegnato, insieme a un altro giovane compagno, venerd pomeriggio e tutto sabato. La prima testimonianza raccolta era quella della professoressa Clelia Minardi, docente di matematica all'Istituto tecnico Volta dove si era diplomato l'amante della Calchi. La professoressa, una compagna della Cgil, era stata interrogata da un bidello iscritto al partito nel suo stesso istituto e ricordava bene il Gandolfi: Un estremista sempre imbronciato, pieno di risentimenti, molto gregario. In classe avevamo quel farabutto di Albino Corradi che poi and a lavorare alla Siemens e divenne uno dei capi di... come si chiamava quel gruppo? Prima linea mi pare. Questo era il succo dei ricordi della Minardi.
Mattia Franchini, negli anni di Gandolfi al Volta, responsabile studenti medi della Fgci bergamasca, si ricordava vagamente del futuro idraulico: Non mi risulta fosse uno dei pi scalmanati. Insomma faceva a botte ma non tirava le molotov. O al massimo tirava qualche molotov ma non girava con una P38. Certo in quei tempi c'era un gruppo di estremisti assai determinati e duri che amavano gli scontri. E Gandolfi era uno di quelli.
Mariano Bianchi, iscritto al PCI e del consiglio di fabbrica della Dalmine, aveva fatto con Gandolfi un corso Cna per diventare idraulico ed erano rimasti molto amici: L'aveva un po' smessa con la politica quando c'eravamo trovati insieme a studiare come smontare un rubinetto. Gli piaceva molto viaggiare, andava spesso all'Est, a Praga, a Bucarest, a Sofia. Rimorchiava un sacco di ragazze. Quando fin il corso e dopo un breve periodo di lavoro se ne and via da Bergamo per sei-sette mesi. Torn tutto sporco, abbronzato, con certi graffiacci. Raccont di essere stato in Africa, in Mozambico, con un'organizzazione di volontariato.
Marino Presti, un panettiere napoletano venuto su al Nord e rimasto a vivere a Bergamo, vicesegretario della sezione Togliatti della citt alta, dove aveva risieduto fino a qualche anno prima anche Gandolfi, ricordava come l'idraulico frequentasse una cantina in zona che era il rifugio di tutti gli estremisti del quartiere. C'era un nostro vecchio compagno nato a Piacenza, un po' fuori di testa, che li sorvegliava, aveva trovato il modo per ascoltare i loro discorsi da un tombino. Quando una sera sent parlare di una bomba da mettere in una sede della Dc, raccont subito dell'impresa al partito. Fu avvisata la polizia e sei dei frequentatori della cantina furono arrestati mentre tentavano di realizzare l'attentato. Tra questi non c'era il Gandolfi.
La Minardi aveva ricordato al bidello che la interrogava come tra i compagni di classe di Gandolfi ci fosse stato Piero Ariverti, poi dirigente della Cgil milanese, e che ai tempi dell'Istituto Volta poteva essere considerato, nonostante serie e radicali divisioni politiche, un ottimo amico dell'idraulico. Sfortunatamente Ariverti era andato in delegazione in Bulgaria e Bertocchi non l'aveva potuto consultare.
Dondi ringrazi, il quadro era abbastanza interessante. Un cupo estremista, non alieno da azioni di violenza, pur se molto cauto. Ma fino a un certo punto se si pensa alla sua avventura nicaraguense. Insomma in cos poco tempo il lavoro fatto da Bertocchi era abbastanza soddisfacente. Il presidente dei probiviri lo ringrazi.
I due poi si avviarono verso Bergamo Alta destinazione da Vittorio, uno di quei lussuosi ristoranti che spesso s'incontrano nella ricca provincia italiana, specie in quella dalle grandi tradizioni. Per qualche ora fu solo un lavorare di forchette e bicchieri. Il Dondi si era tenuto leggero la sera prima, per approfittare del banchetto. I freddi novembrini aiutarono molto a consumare quantit consistenti di polenta e osei, il ristorante aveva molte altre specialit, ma Dondi ci teneva a rispettare il genius loci.
Aveva dormito tre ore quella notte. Se si pu chiamare dormire quel buttarsi un po' disperato sulla brandina nascosta dietro la portineria della federazione. Eppure continuava a venirgli fuori tutta la tensione della settimana: le piste seguite, le piste concluse, le piste ancora aperte. La caccia all'assassino della Calchi e lo sforzo, spesso sull'orlo del ridicolo, di mascherare la sua indagine. Il pericolo che da un momento all'altro il segreto della Maschinenpistole venisse svelato, esponendo il partito a una situazione non solo imbarazzante ma rischiosa per i rapporti con l'opinione pubblica in una fase tanto delicata per l'Italia.
Quella domenica Cavenaghi aveva la sua bella dose di lavoro da sbrigare. All'una c'era Annushka. Sempre che venisse. Nel pomeriggio sarebbe stato bene visitare il circolo Pax dell'Arci Sempione. E da quella puntata tra i ricreatori comunisti sarebbero nati probabilmente altri contatti da approfondire, forse durante la stessa domenica. Insomma anche il giorno del Signore sarebbe stato faticoso e pieno di tensione come le ultime due settimane.
La tensione era troppo forte per dormire. Bisognava inventarsi qualcosa per riacquisire un minimo di serenit. Cosa di meglio che usare la canna al carbonio acquistata qualche giorno fa? Ma solo sulla riva del Ticino avrebbe continuato a pensare al caso Calchi, senza dimenticarsi che l'abbandono della sua fidanzata Carla continuava ad angustiarlo. 
Aveva proprio bisogno di qualcuno che lo distraesse. Certo nella sua esistenza c'era qualche amico fuori dall'apparato della federazione, ma la vita concentrazionaria del funzionario faceva s che alle otto del mattino di domenica potesse mettersi a cercare solo qualcuno impegnato in un lavoro come il suo, buttando sicuramente gi dal letto il malcapitato a cui avrebbe telefonato per trascinarlo sulla riva fangosa del Ticino e riportarlo di corsa entro le 12 e mezza a Milano. Non bastava l'amicizia, ci voleva del cameratismo per consentirsi un comportamento cos intrusivo.
Alla fine la vittima prescelta fu il solito Fani. Dopo tutti gli eventi culturali che gli aveva quasi imposto, era giusto ricambiarlo con la proposta di gustarsi un po' di natura nello sforzo di pescare i terribili lucci.
Vieni, dai, ti far provare la mia canna al carbonio propose Cavenaghi.
Ma non sai a che ora sono andato a letto.
Comunque hai dormito pi di me.
Ma io ho dormito in compagnia.
A parte il consiglio che ti do gratuitamente di non fare lo sbruffone sulle tue imprese sessuali che non sono credibili, il problema  che se rimani a letto non smaltisci le tossine che hai prodotto nella tua serata di bagordi e t'infili in un circuito malsano di sonno che ti roviner tutta la settimana.
Stai cominciando a parlare come un fottuto salutista.  una pericolosa deriva ideologica quella che stai prendendo, compagno. Puzza di americanismo lontano un miglio.
Dai! Tra mezz'ora sono da te e tra quaranta minuti saremo sotto un albero sulle sponde del Ticino.
Fani, per il suo mestiere di cerimoniere della federazione, era ormai quasi incapace di dire di no. In pi il cervello tardava a svegliarsi e a organizzare uno straccio di difesa contro l'aggressivit piscatoria dell'ingegnere. Cos prese uno yogurt, due arance, tre caff e quattro aspirine, accompagn alla porta la simpatica ragazza che aveva dormito con lui, la traduttrice di una delegazione di scienziati sovietici di Novosibirsk che avevano incontrato alcuni colleghi italiani a Milano ed erano poi stati spupazzati per grandi magazzini e musei dal cerimoniere in servizio permanente effettivo della federazione milanese del PCI. Indoss un paio di jeans, una t-shirt con su scritto Saluti da Leningrado in italiano e in cirillico, un maglione e calzettoni di lana, stivali di gomma, e si prepar a soffrire per le successive tre-quattro ore.
Obiettivo largamente raggiunto. Dalle 9 alle 12 nell'umido tardo autunnale della campagna pavese, sporchi di fango, rincoglioniti dalle loro notti brave, chi da seduttore d'interpreti, chi da spia rossa, i due stralunati funzionari comunisti presero tantissimo freddo. E nemmeno un luccio. Certo Fani prov l'emozione del lancio con alta parabola della canna di carbonio di Cavenaghi. Ma nel carniere non fin neanche una preda. Il che, da un certo punto di vista, per Fani non era cos male: ci mancava solo doversi mettere a pulire un pesce sporco e sanguinolento. Ma, insomma, non prendere proprio niente era uno smacco. Anche per uno molto schifiltoso.
Bottino o non bottino alle 12 in punto Cavenaghi schizz verso la macchina: i minuti per arrivare a Milano, a casa, farsi una doccia bollente, cambiarsi d'abito e correre a incontrare l'entraneuse sovietica, erano proprio contati.
Sarebbe arrivata o no Annushka? Cavenaghi era abbastanza fiducioso, persino orgoglioso di come aveva impostato l'approccio: avrebbe avuto successo. Viktor Sergeevic Grigorienko, vicesegretario del console di Milano, era un diplomatico con cui teneva frequenti rapporti. Che Viktor fosse del Kgb, Cavenaghi l'aveva capito da quel che gli aveva detto Canino, istituzionalmente addetto a sovrintendere a tutti gli incontri di quelli dell'apparato con uomini dello Stato o del partito sovietico: Quando parli con quello l del consolato, quel Grigorienko, al quale ti abbiamo mandato per spiegargli la situazione politica locale, non dirgli mai niente di quel che riguarda le cose interne del partito. Era la frase tipo che Canino usava per segnalare che il sovietico era un keghebista.
Ma scusa, tanto su quel che succede da noi ricevono un rapportino ogni mattina.
 vero, ma glielo manda qualcuno dei nostri rimbambiti filosovietici. Per lo pi sono baggianate ideologiche. Tu invece magari gli racconteresti qualcosa di pi preciso e loro sono ragazzi vispi, raccolgono al volo le notizie che gli si porgono.
Mischiando Remizov a Grigorienko l'ingegnere aveva fatto colpo sulla ragazza. L'allusione all'uomo del Kgb, poi, doveva essere stata decisiva per ottenere che il vicesegretario del console avallasse la sua storia. Peraltro Annushka, come gli aveva raccontato Canino, non era che un'informatrice di infimo livello, non un'agente, e dunque Grigorienko non si sarebbe affannato a verificare l'operazione ai pi alti livelli: al massimo avrebbe pensato che l'ingegnere si voleva portare a letto la ragazza, e per questo motivo si dava un po' d'importanza. Non  male che i nostri popoli fraternizzino avrebbe sicuramente detto se l'Annushka gli avesse parlato di lui, contando poi magari di ricattarlo almeno un po' se fossero avvenuti concreti atti carnali tra l'ingegnere e l'entraneuse. Atti che Annushka sicuramente avrebbe riferito.
L'approccio cavenaghiano funzion. La giovane russa alle 13 e 15 si present di fronte alla porta della pizzeria. Era vestita in modo dimesso-sportivo, un blusotto nero, una maglietta bianca, un paio di jeans, scarpe bianche senza tacco, completamente struccata. Veramente carina, pur con un'aria un po' da campagnola.
Ordinate due pizze e un paio di birre, Cavenaghi e Annushka cominciarono a entrare nel merito delle faccende. L'ingegnere aveva bisogno di conoscere elementi precisi del rapporto tra prostitute del quartiere Fiera-Sempione e un misterioso fioraio. L'assicur che nessuno avrebbe mai saputo che c'era lei dietro qualsiasi rivelazione fosse venuta fuori e port la comune amicizia con Remizov e Grigorienko a testimonianza della sua riservatezza: Se si fidano di me due tipi prudenti come loro, ti puoi ben fidare anche tu.
Annushka era stata invitata dal vicesegretario del Consolato a dare una mano nei limiti del possibile all'amico italiano, e quindi sapeva di dovere raccontare qualcosa, se non proprio tutto, di quanto conosceva.
Inizi dicendo che anche nel campo della prostituzione c'era il problema di far collimare la domanda e l'offerta: l'inizio classico di una ragazza che da adolescente, in un istituto tecnico della periferia di Mosca, qualche ora l'aveva sicuramente dedicata agli studi di marxismo-leninismo.
In quest'ultimo anno - disse ancora Annushka - questo problema di far incontrare offerta e domanda  stato trattato pi sistematicamente da una banda detta dei calabresi che si  messa d'accordo con un bel po' di portieri d'albergo della zona: di massima i calabresi procurano le ragazze e i portieri i clienti. Con alcune varianti. Il nuovo racket fa riferimento a una banda pi larga che ha una sorta di circolo in corso Sempione e quindi trova pure alcuni clienti per le prostitute, e dalla loro i portieri hanno rapporti con le ragazze dei night della zona e quindi possono far girare qualche prostituta se necessario. In questo traffico s'inserisce la faccenda del misterioso fioraio. Infatti per sfuggire alle indagini della Buoncostume i coordinatori di questi traffici usano parlare di mazzi di fiori invece che di ragazze o clienti e credo che si servano di un vero fioraio come intermediario di queste loro attivit.
Qualche nome?.
Io ho un rapporto diretto con alcuni portieri d'albergo, in special modo con Nello Bogni del Rosa del Monte, ascoltando le sue telefonate mi sono fatta un'idea del giro. Poi ho segnalato il traffico a Remizov, poteva interessargli nel suo lavoro di raccolta di notizie. Si  informato meglio e mi ha riferito come andavano in linea di massima le cose, cio come ti ho riferito.
Oh, cribbio, c' di mezzo il nostro vecchio partigiano si sorprese Cavenaghi e ringrazi Annushka per le preziose informazioni, poi soggiunse: Scusami, mi potresti dire qualcosa dei tuoi rapporti con Enzo Gandolfi?.
Quella domanda sorprese Annushka, e l'ingegnere colse in lei una nota di quella paura che era ormai abituato a osservare nelle sue vittime da quando faceva quel lavoro d'investigatore. Un po' impaurita la giovane russa esclam: Ma sai proprio tutto di me.
Tutto no, qualcosina.
Con Enzo ho avuto una relazione su una spiaggia della Bulgaria, vicino a Varna. Poi sono venuta in Italia, l'ho rivisto un paio di volte. Una con la sua ragazza.
La Calchi?.
Annushka sapeva che la fioraia era stata assassinata e si fece un'idea che forse questa era la vicenda che stava seguendo l'ingegnere. S, anche con lei, fu un incontro spiacevole, ci trovammo a casa di Enzo e lei mi mise le mani addosso. Non mi piace quel genere di sesso e da quel momento non vidi pi il mio amico idraulico.
Se non quando lo raccomandasti a Remizov per il rubinetto rotto.
La giovane russa era sempre pi stupita e la sua reazione fu: Vuoi venire a bere un caff da me? Abito qui vicino.
L'ingegnere era stato appena mollato, chiss quanto sarebbe durata questa volta la separazione, dalla sua Carla. Aveva avuto solo una squallida relazione con una professoressa di matematica alla scuola di partito di Faggeto Lario, un triste amplesso consumato in una Millecento. La russa era molto carina, ma lui non se la sentiva di finire tra le schede di Grigorienko. Le diede un bacio su una guancia, la salut e si avvi verso la vicina piazza Giulio Cesare.
Sperava di trovare il compagno tassista del giorno prima, Gropelli. Per fortuna era l, al suo posto di lavoro pur se di domenica. Cavenaghi era sicuro che conoscesse Bogni: tutti e due partigiani, tutti e due operanti nella stessa zona. Raccont che mentre stava mettendo insieme i vari pezzi per organizzare la prossima conferenza dei lavoratori comunisti della zona, era saltata fuori una incredibile diceria su Bogni, un compagno, il portiere del Rosa del Monte. Circolava la voce che sarebbe stato un organizzatore di giri di prostitute. Lo conosceva per caso?
Il vecchio comunista osserv subito: S, lo conosco bene. Siamo molto legati.  impossibile che un compagno come lui, un'intera vita nel partito, un ex della Breda, organizzi traffici di puttane. Impossibile. Cinque secondi di meditazione e poi aggiunse. Certo, in questi ultimi tempi fa cose un po' strane. Mi ha chiesto, per esempio, di portarlo in un bar in corso Sempione. Negli ultimi mesi, un otto, nove volte: alcuni primi luned del mese e alcuni luned di mezzo. Lo lasciavo l al bar e vedevo che si dirigeva in un posto non lontano. Non l'ho seguito ma aveva un'aria sospetta.
Come previsto, si disse il Cavenaghi, ogni militante  un sicofante anche degli amici pi cari, se interrogato dal partito. Era un'esperienza che aveva gi vissuto numerose volte. Non proprio piacevole, ma assai utile se si faceva un lavoro come il suo.
Saranno sicuramente delle calunnie quelle contro il povero Bogni, comunque hai fatto bene a darmi queste informazioni,  meglio per lui che tutti i dubbi vengano dissipati. L'ingegnere ringrazi il tassista e si diresse verso via Palermo dove alle quattro del pomeriggio l'aspettava Dondi.
S, tutto era proprio come era stato descritto vent'anni prima. La palla schioccava chiara sul linoleum quando il colpo era andato a segno, era fuori invece quando tonfava sul legno o strepitava sulla cornice di lamiera.
I giocatori, neri di capelli e di occhi, un po' pingui, col braccio destro deformato dal mestiere e il gomito dalla sinovite, oltre la grande rete di ferro entravano due alla volta dalla gabbietta in fondo, vestiti di bianco, legandosi la cesta attorno al polso, seri e indaffarati. Si poteva ancora puntare qualche migliaio di lire dove una fila di uomini in maniche di camicia punzonavano rapidi i biglietti.
In via Palermo la vita continuava a essere agra come l'aveva descritta Luciano Bianciardi.
Perch assistere a una gara di pelota, perch recarsi a vedere questo triste gioco basco, a Milano poi, dove c'era del buon calcio, della buona pallacanestro, corse di cavalli, cani, hockey sul ghiaccio, rugby, qualche volta del tennis o della boxe, e c'erano tanti cinema e teatri eccellenti? Perch mai Dondi la domenica pomeriggio voleva inguattarsi in questa piccola palestra piena di nostalgie? Perch il presidente della commissione probiviri regionale era uno spagnolo, faceva cio parte di quella trib dei comunisti italiani che avevano partecipato alla guerra civile del '36. 
Le trib nel PCI erano diverse. C'erano i fondatori che ormai a oltre cinquant'anni di distanza avevano tutti un'aria ieratica. C'erano i terzini, quelli che siccome erano entrati nel partito solo nel '24, aderendo con i massimalisti socialisti invece che nel '21, si sentivano un po' in colpa. C'erano due generazioni di russi, quelli che avevano vissuto a Mosca negli anni Trenta e Quaranta che avevano un'aria spaventata, e quelli che a Mosca c'erano stati dopo gli anni Cinquanta e che condividevano una predilezione per il verdino-grigetto-violetto. C'erano i grandi capi partigiani che avevano l'aria di ufficiali inglesi e quelli che avevano fatto la Resistenza in citt: questi ultimi avevano mantenuto un tratto di ferocia che ogni tanto gli spuntava all'improvviso e che solo le asprezze e gli odi di una guerra civile breve ma violenta possono dare a uno sguardo e a una personalit. E poi, tralasciando tante altre trib, c'erano gli spagnoli, quelli che avevano fatto una guerra civile cento volte pi violenta di quella italiana, insieme volontari e poliziotti, ammazza franchisti e ammazza anarchici, prede e cacciatori, stranieri e parte di uno Stato. L'aria di chi aveva visto tutto, ma proprio tutto, nel PCI alla fine ce l'avevano solo gli spagnoli.
Tra schiocchi e tonfi, fin il primo giro di sfide tra pelotari, e Cavenaghi ottenne che Dondi lo portasse a bere qualcosa per scambiarsi le ultime sulle indagini. Andarono in una vineria l nei pressi, presero due prosecchi e si riferirono le rispettive informazioni. Dondi spieg che tipaccio era questo Gandolfi e come si dovesse metterlo sotto pressione. Cavenaghi raccont del giro puttane-fioraio misterioso e come sarebbe stato opportuno che la squadretta compisse un'altra missione sorvegliando il portiere dell'Hotel Rosa del Monte.
Mentre Dondi tornava ai suoi baschi, l'ingegnere invece fece quattro passi e si diresse con il tram 19 verso la sede dell'Arci-zona Sempione.
L'ingegnere aveva sentito il presidente dell'Arci di zona, Tullio Vigoni, dieci minuti prima, che si era detto onorato di potere accogliere un compagno della federazione. Discussero un po' della zona, di quali obiettivi porre nella prossima conferenza affinch le attivit ricreative di chi lavorava nel quartiere Sempione migliorassero. Agli arcisti, in particolare, interessava incrementare i rapporti con i Cral, i circoli ricreativi aziendali.
La sede dell'Arci in piazza Prealpi 6 assomigliava a uno scalcagnato fortino: un muro di cemento di tre metri era posto intorno a un villino di tre piani che sembrava eredit di una famiglia aristocratica decaduta che si era voluta fare la residenza in campagna quando piazza Prealpi era pi o meno campagna, cio trent'anni prima, e aveva dovuto risparmiare sui materiali. All'interno c'era una ampia sala per conferenze, un ufficio Arci-Arci e poi tutte le varie sigle dell'arcipelago della ricreazione rossa: da quella classica della Uisp, Unione italiana dello sport popolare, a quella dell'Arci caccia a quella pi recente del circolo Garcia Lorca, che stava contribuendo a formare l'Arci gay, al Comitato ambiente fino al gruppo Il Garage, la filodrammatica (il suo palco per era in via Eupili) in cui recitavano la scomparsa Bruna Calchi e il suo fidanzato Enzo Gandolfi.
A proposito, quelli del Garage fanno uno spettacolo questa sera, Santa Giovanna dei Macelli. Se vuoi andarli a vedere, sono all'ex garage di via Eupili, ti posso dare un biglietto. Cavenaghi ringrazi, fece ancora qualche domanda generica, riusc a portare il discorso sulla povera Calchi ma non ricevette nessuno stimolo da Vigoni, un uomo sui sessant'anni, massaggiatore per signore, bello robusto, con una forte calvizie circondata da boccoli d'oro. Forse sarebbe stato pi utile sentirlo dopo avere conosciuto quelli del gruppo Il Garage.
Arriv solo cinque minuti prima dell'inizio per cercare di sistemarsi nelle ultime file. Se arrivavi troppo presto in spettacoli di questo tipo ti piazzavano davanti al palco e dovevi stare attento tutto il tempo, non potevi sbadigliare, e se facevi una faccia perplessa perch qualcuno recitava ancora pi da cani degli altri, il colpevole vedendoti si metteva a piangere.
Una compagna-mascherina gli mise in mano un volantino, il programma della serata: Santa Giovanna dei Macelli di Bertolt Brecht, favola in un prologo e 11 quadri, regia di Nunzio Padoan. L'opera mette in scena un grandioso sciopero dei macellatori nella Chicago dei primi anni Trenta. La sua sconfitta, la parte dei padroni e quella dei pacificatori dell'Esercito della Salvezza, chiamati I cappelli neri, fra cui si distingue e grandeggia la figura di Giovanna Dark.  il Brecht ormai comunista, che spiega l'economia del capitale e fa di Giovanna Dark la metafora dell'intellettuale che vorrebbe mettersi al servizio dei lavoratori, ma  sviato dal suo condizionamento di classe e poi da quello pi sottile, mediato, della sua professione.
Era stata allestita da Giorgio Strehler nel 1970, quando si era distaccato dal Piccolo Teatro. La sua regia brechtiana  pi vicina a una visione marxista, pur sempre con limiti di populismo, come aveva notato sull'Unit l'indimenticato compagno Arturo Lazzari. Le nostre risorse, oltre alle dimensioni del palcoscenico, ci hanno costretto a ridurre il numero dei personaggi.
Seguivano, nel programma di sala, appunto personaggi e interpreti. Riconobbe naturalmente il nome di Enzo Gandolfi, che faceva il re della carne in scatola Pierpont Mauler e un poliziotto. Quello di Villa che aveva letto nell'appunto di Dondi sulle valutazioni di Tarcisi. Gli altri nomi gli erano meno conosciuti, forse qualcuno l'aveva letto sui cartellini della sezione Sempione. S, quella Luisa Comini che faceva la Giovanna Dark dell'Esercito della Salvezza e un'operaia, sicuramente era un'iscritta, e forse anche Enrico Tersi, che faceva l'intermediario Slift e il giornalista provocatore. Insomma, per un centinaio di personaggi c'erano una quindicina di attori.
I quali, insieme al loro regista, a luci ancora accese, si presentarono di fronte agli spettatori. Quello con l'aria pi decisa, che doveva essere il regista, introdusse la serata: Cari amici, prima di iniziare la rappresentazione, consentiteci di chiedere di raccoglierci insieme in un minuto di silenzio in memoria della nostra amica e compagna Bruna Calchi, una delle grandi protagoniste del nostro gruppo, che  stata ferocemente assassinata quattordici giorni fa.  la prima recita senza di lei, ma sappiamo che lei avrebbe voluto che continuassimo l'attivit che tanto l'appassionava e che, uso le sue parole, era un servizio per rendere pi civile la nostra societ. Raccogliamoci dunque nel ricordo della compagna Calchi e andiamo avanti nel suo nome.
Si tenne cos il minuto di silenzio, quella fu forse l'unica parte della serata che la compagnia del Garage recit con una qualche dignit.
Ebbe inizio la pice. Il re, Gandolfi, apriva la favola, ed era un cane. 
Il famoso effetto di straniamento su cui il drammaturgo aveva concepito la sua produzione teatrale, diventava grazie a quella regia e a quella recitazione un effetto straziamento.
Per un po' Cavenaghi si concentr a studiare Gandolfi che aveva una strana aria losco-ingenua: occhiate truci si susseguivano a sguardi ebeto-innocenti. Poteva essere lui l'assassino? I baffoni e il ciuffo evocavano compensazioni psicologiche di un'anima disturbata, e d'altra parte richiamavano alla memoria immagini di feroci assassini delle Brigate rosse dall'aspetto di innocui pasqualotti. 
Gli attori erano strazianti, il regista un demente. Peraltro il Bertolt Brecht di Santa Giovanna dei Macelli non gli piaceva. Certo in alcuni passaggi si sentiva il talento se non la genialit dell'autore e alcune battute erano formidabili (Che mi serve la tua testa? Dammi invece il cappello. Almeno vale cinque cent). L'intreccio tra l'espressionismo tedesco e il realismo quasi fotografico americano, si poteva cogliere persino nella terrificante rappresentazione del gruppo Il Garage. Ma sul testo incombeva il Brecht didascalico che deve insegnare a tutti come si fa la rivoluzione. Ma io vi domando: come possono avere una morale se non hanno nient'altro? Da dove prendere senza rubare?: concetti simili venivano ripetuti a non finire. Solo Strehler con il suo infinito estro era riuscito a tirarne fuori un'opera magica. Se ne ricordava bene, in quell'altro garage del Lirico. C'era la Valentina Cortese. In compenso, la lezioncina sulla scelta del testo gli era servita a mettere a fuoco la mentalit serpeggiante alla Sempione. Un altro caso di indisponente mistura di infatuazione operaistica e intellettualistica.
Qualche attore se la cavava meglio: l'interprete della Signora Luckerniddle (e insieme di un'operaia) era un po' pi esperta degli altri. Si chiamava Zezza Cispelli. Non la conosceva. Anche quello che recitava l'ambigua figura del Cappello nero Jackson era pi credibile, bench l'attore avesse un'aria smunta e pallida, che non corrispondeva del tutto al personaggio. Si trattava di Lorenzo Villa.  un altro di cui ho visto la scheda tra gli iscritti della Sempione. E me ne ha parlato il Sisti, ora che mi ricordo ramment Cavenaghi. Era quello che il segretario cittadino voleva portare al lavoro di partito perch troppo intelligente per lasciarlo disperdere nel mondo della ricreazione democratica dell'Arci.
Oh uomo che hai due anime chiuse / dentro il petto, / mai non scegliere una di queste / ma ambedue portarle tu devi!. Venne recitato il coro finale, mentre i pochi spettatori lasciavano la sala.
Chi sa quanti di questi sono fidanzate, fratelli e sorelle dei protagonisti immagin l'ingegnere e si diresse verso il regista che era stato applaudito dal generoso pubblico.
Padoan, che il presidente del circolo Pax Vigoni gli aveva descritto come un assicuratore e un arbitro di tennis, era alto poco meno di un metro e ottanta, aveva una capigliatura biondastra, un ampio ciuffo, occhi cisposi, baffi a spazzola, un'aria di quello che vuole provocare e insieme compiacere. Tutto sommato, un'aria da ruffiano.
Cavenaghi spieg, pur con molta diffidenza, al regista dilettante come per conto del partito stesse organizzando una conferenza di zona in cui avrebbe trovato posto l'attenzione alle attivit ricreative come quella della filodrammatica Il Garage. 
Intanto uscivano gli attori dai loro camerini e al grido di pizza, pizza sottrassero il regista al funzionario di partito. Padoan chiese a Cavenaghi se volesse unirsi a loro. Non era una cattiva occasione per conoscere un po' pi da vicino alcuni protagonisti della vita della Calchi, si aggreg volentieri al gruppo di giovani in marcia verso una vicina pizzeria, dietro piazza Gramsci: un locale cino-partenopeo dove proponevano una pizza di soia, anacardi e salsa agrodolce, oltre alle pi tradizionali pommarola e mozzarella.
Una delle attrici, la Cispelli, abbandon il gruppo. Ma una decina dei recitatori di Brecht si avviarono con il regista e il funzionario verso l'agognata meta.
Alla fine la tavolata messa su in fretta dai camerieri dello Scugnizzo di Giada raccoglieva undici commensali, compreso Cavenaghi, disposti a ferro di cavallo: il che permetteva a tutti di sentire quel che si diceva.
Padoan non manc di darsi una certa importanza annunciando che al tavolo c'era un compagno della federazione, venuto per ragionare su quale avrebbe potuto essere il ruolo della compagnia Il Garage nella prossima conferenza dei lavoratori comunisti della zona Sempione.
Grazie alla presenza del proboviro comunista, Padoan riteneva di potersi presentare quasi come un Majakovskij, un Mejerchol'd, pronto a lanciare il suo rmi issstva, il suo esercito dell'arte perch le vie sono i nostri pennelli / le piazze le tavolozze. Erede dello slancio della prima fase della rivoluzione russa si sent per un momento in grado, partendo dalla conferenza dei lavoratori comunisti, con un corso Sempione quasi nuova Prospettiva Nevskij, di correggere i rapporti tra teatro e rivoluzione rovinati da quel crudele pasticcione di Giuseppe Stalin.
Per, prima di parlare di una politica culturale veramente rivoluzionaria, il piccolo Mejerchol'd milanese si propose di registrare a dovere la sua compagnia. La Santa Giovanna andata in scena dopo la morte della Calchi era stata espressione di uno sforzo volontaristico, ma lo sbandamento per la tragica morte di una delle protagoniste del gruppo del Garage aveva pesato. Non si erano praticamente pi tenute prove dopo il primo novembre. Ci si era trovati in scena essenzialmente per un estremo impegno in onore dell'amica caduta. E ora il regista doveva correggere i comportamenti dei suoi attori.
Cara Laura la tua recitazione  un po' troppo emotiva, devi essere fredda, quasi didascalica e distaccare molto le parole. Cos voleva il grande Bertolt. E tu Enzo non devi frenare i tuoi gesti, le affermazioni vanno sottolineate, non sfumate. Voglio un teatro gridato in faccia agli spettatori, non un drammone popolare. E tu, Anna, devi alzare un po' il tuo ingombrante sedere e correre in scena, non passeggiare.  un'opera epico-didascalica, non una tranche de vie.
Gli attori lo guardavano con compatimento e stupore: Vabb che c' quello della federazione, ma il Padoan che si d tutte queste arie, proprio non  credibile si dicevano tra loro.
Cavenaghi era perplesso e si chiedeva come fosse possibile isolare i singoli errori di attori cos imbarazzanti. Comunque approfittava dei dialoghi in corso per completare la ricostruzione del mondo della Calchi. E insieme buttava un occhio innanzi tutto su Gandolfi. L'idraulico bergamasco gli sembrava veramente sofferente: pareva imporsi la compagnia degli amici per sfuggire a fantasmi che lo perseguitavano. Pallido, smunto, sperso, erano i segni dell'angoscia di chi  stato colpito nei suoi pi cari affetti o i tormenti di un assassino?
Intanto il regista aveva finito la sua esibizione di provetto padrone della scena e si preparava ad affermare il ruolo di grande protagonista della politica culturale, esibendo l'intelligenza di un collettivo artistico che aveva suscitato l'attenzione persino di un funzionario del partito.
La nostra esperienza di teatranti d'avanguardia mostra una via che il partito dovrebbe seguire con maggiore tenacia: il decentramento e l'allargamento dell'intervento culturale pubblico. S, comprendiamo bene l'attenzione per il Piccolo di Strehler, e abbiamo visto come con il Teatro Tenda lui e Paolo Grassi abbiano voluto coinvolgere le periferie. Ma c' bisogno di un teatro popolare come quello che propagandava Mejerchol'd, di un esercito dell'arte che invada le vie e le piazze, di attori che vengano dal popolo. E il Comune di sinistra, come faceva Lunacharskij nella Pietroburgo bolscevica, deve finanziare queste attivit. Non pu solo stalinisticamente concentrarsi sui nostri Bolshoi, sulla Scala e sul Piccolo. La via l'ha aperta un grande come Fo che non per nulla si richiama al Mistero buffo di Majakovskij. Ma anche noi artisti un po' pi proletari di Dario dobbiamo avere il nostro spazio disse Padoan.
Cavenaghi era un po' imbarazzato, non aveva n voglia n preparazione specifica per sostenere il punto di vista della federazione sull'argomento, d'altra parte alla fine avrebbe dovuto dire qualcosa, sia pure in una riunione in pizzeria.
A trarlo dall'imbarazzo, per fortuna, intervenne Lorenzo Villa, che pur mantenendo il suo aspetto addolorato non si sottrasse alla polemica con Padoan: Caro Nunzio, io amo il teatro perch ho visto il Galileo, l'Arlecchino, il Giardino dei ciliegi di Strehler, non perch mi ha conquistato una qualche strapelata filodrammatica come la nostra. Quindi continuiamo a divertirci ma senza rompere le scatole agli altri.
Un po' tranchant il compagno Villa, ma ha ragione Sisti: ha intelligenza politica e del carattere. Chiss, per, che tarantola l'ha morso, perch esagera tanto i toni consider Cavenaghi.
L'aspro commento del Villa in effetti aveva scosso gli attori del gruppo Il Garage. Elisabetta Cordini (non aveva una gran parte nella Santa Giovanna, si ricordava solo perch suonava un tamburino) parl un po' a nome di tutti: Siamo sicuramente tristi per la morte di Bruna, non  motivo per per autodenigrarci, caro Lorenzo.
Ma l'Anna Mangiavillani mise a posto tutti gli offesi. Aho, fate recita' me che non so bbona a core e non riesco a di' buro con due ere e poi ve la pijate co' Lorenzo perch ve dice la verit.
Non fu difficile, dunque, per Cavenaghi trarre le conclusioni di quella prima parte di cena. Ritualmente si rivolse ai compagni teatranti, mischi un po' di alta cultura che una forza progressista deve sempre difendere alla partecipazione appassionata che nasce dallo sforzo volontario, leg tutto alla conferenza dei lavoratori comunisti e riusc a far contenti pi o meno tutti. Ne approfitt per garantirsi una seconda parte della serata in cui si sarebbe parlato un po' della fioraia assassinata: Ma quanto vi  mancata la povera Calchi in questa prima rappresentazione senza di lei?.
Padoan, ammaccato dalle osservazioni di Villa e soprattutto da quelle definitive della Mangiavillani, prese al volo l'appiglio datogli dal compagno della federazione. Pensa, la sera prima del suo assassinio stavamo provando proprio la Santa Giovanna dei Macelli, e lei ci dava i soliti preziosi consigli. Era una ragazza fantastica.
A uno a uno gli attori del Garage confermarono le parole dell'assicuratore regista. La Comini: Era la pi vivace, frase in cui Cavenaghi sent un'eco delle maldicenze della Moretti. La Mangiavillani: Com'era bella. La Cordini: Che presenza. Villa con un'aria sempre pi ingrigita si aggreg: S, quanto era presente. Tutti dovettero esibirsi in un epitaffio. Solo Gandolfi si ritir appena dietro al tavolo e si mise silenziosamente a piangere.
L'ultima parte della serata consistette nel raccoglimento della compagnia intorno all'idraulico disperato. Piangeva e non parlava, e questo non aiutava a risolvere il dilemma di Cavenaghi se le lacrime sparse fossero frutto del dolore o del rimorso. I fattori esteriori facevano pensare al dolore. Le informazioni raccolte, il passato da estremista, quello da guerrigliero, parlavano di un lungo rapporto con la violenza. Forse conviene affidarsi alla polizia, si disse Cavenaghi, ormai convinto che in ogni caso accusare l'idraulico bergamasco non avrebbe coinvolto il partito. Comunque, di questo prima voglio parlarne con Dondi.

Luned 14 novembre
Dondi aveva convocato la squadretta la sera prima e alle otto arrivarono puntuali al circolo Giardino di Niguarda con il solito Ariele a guidarli. Il presidente dei probiviri illustr l'operazione portiere d'albergo, descrisse Nello Bogni, il portiere dell'Hotel Rosa del Monte, diede loro gli orari presumibili del pedinamento, li avvis che il Bogni era sicuramente assai sospettoso. E dunque andava seguito con la massima cautela. Una volta individuato chi fosse venuto all'appuntamento con il portiere si trattava di pedinare la persona o le persone che Bogni aveva incontrato e queste andavano fotografate fino alla loro destinazione finale.
Ci vorranno due pulmini e quattro moto puntualizz Ariele.
Appuntamento stasera a missione compiuta qui a Niguarda concluse Dondi.
Cavenaghi si era svegliato con un po' di mal di testa. La serata con gli attori dilettanti non era stata il clou della mondanit: pizza e birra. Ma un po' troppa birra. E la pizza era quella un po' speciale che si consumava allo Scugnizzo di Giada.
Comunque l'abuso di quel sia pur moderato alcolico che  la birra era stato un prezzo che aveva dovuto pagare per conquistare la confidenza di testimoni importanti del caso Calchi. Aveva bevuto poi un po' troppo anche per recuperare le energie che il caso gli stava bruciando. Raggiunse, strascinando i piedi, la doccia: l'acqua bollente aiut un parziale recupero.
Drogato dal calore riflett ancora sull'indagine. Dondi si era incaricato con la squadretta di verificare il filone prostituzione. Nella serata si sarebbe saputo qualcosa. Intanto all'ingegnere non restava che esaminare altri angolini della vita della Calchi, sperando che nascosto sotto il tappeto saltasse fuori l'indizio decisivo. Nell'attivit del gruppo Il Garage, da quello che aveva inteso anche nelle conversazioni della sera prima c'era stato un rapporto con la sede Rai di Milano. Vediamo se c' qualche filo che si lega alla mia indagine e magari la fa procedere verso la meta. E intanto mettiamo insieme un po' di materiale per la conferenza dei lavoratori comunisti della zona Sempione. Sar pure un'attivit di copertura, ma richiede comunque una preparazione adeguata:  una di quelle occasioni in cui un partito operaio non pu fare cattiva figura.
In questo senso, era la giornata degli incontri con gli uomini della Rai e per renderla pi efficace possibile Cavenaghi aveva convocato anche un suo grande amico con cui aveva fatto comunella alla sezione universitaria anni prima, Nettuno Guardi, sociologo della comunicazione ormai affermato.
Guardi era romagnolo, non tanto alto, con una fantastica onda di capelli neri come solo Tony Dallara e due baffoni da Buffalo Bill che legavano bene con la sua cintura stile western. Studioso con ottimo pedigree, persona civile e simpatica, brillante e intelligente nella conversazione, secondo alcuni aveva punti di vista un po' unilaterali su come si evolveva il sistema delle comunicazioni in Italia e nel mondo.
Ma a Cavenaghi, negli incontri di quei giorni, non interessava tanto l'adeguatezza dei contenuti, quanto raccogliere nozioni utili per chiacchierate abbondanti e convincenti che coprissero le sue indagini sulla Calchi. E Guardi era perfetto per questo scopo. Oltre al piacere di rivedere un vecchio e caro amico.
Il sociologo entr all'ora stabilita nella stanzetta del funzionario in federazione. A che debbo l'onore di questa convocazione?.
Sto impostando una conferenza dei lavoratori comunisti della zona Sempione. Uno dei luoghi di produzione pi rilevanti di cui mi occuper  lo stabilimento milanese della Rai. Ho bisogno che tu, una delle pi alte autorit del settore, mi illumini sul tema.
Bene, eccomi dunque pronto nel mio ruolo di precettore privato del funzionario piccista Cavenaghi. Da dove iniziamo?.
Le prospettive: si inizia sempre dalle prospettive. Sono queste che illuminano il faticoso successivo lavoro di scavo - come direbbe l'illustre Pietro Ingrao, lo zappatore principe - sulle fondamenta delle prospettive stesse.
Le prospettive del sistema televisivo in Italia, innanzi tutto, e nel mondo in generale, sono pubbliche, anzi strapubbliche: anche negli Stati Uniti l'offerta di pubblicit che consente la prevalenza del settore privato arriver a un tetto e i servizi d'informazione, interattivi, di socializzazione richiesti dal pubblico dovranno essere sempre pi forniti dallo Stato e dalle sue articolazioni. Il privato avr una qualche prospettiva solo nel settore tv via cavo. Ma la ciccia sar pubblica.
Scusami, ma le varie iniziative private che stanno partendo in questi anni?.
Sono destinate a fallire, il privato ha qualche chance nelle radio che non richiedono massicci investimenti ma non nelle tv. Poi il mezzo televisivo ha una pervasivit tale che concederne la gestione a un privato significa in qualche modo attentare alla democrazia stessa.
Dunque secondo te i lineamenti che il sistema televisivo sta assumendo in Italia sono destinati a durare, con tanto di lottizzazioni, scarsi investimenti, partenza ritardata della tv a colori?.
Il sistema italiano con tre reti per i tre principali filoni cultural-politici del paese non  male. Consente sia di consolidare il ruolo istituzionale del mezzo, con Rai 1 e 2, sia di lanciare proposte provocatorie e sperimentali con Rai 3. Da un punto di vista politico, poi, questa impostazione per noi, il PCI e i suoi amici,  perfetta. Se le reti governative esagerano nel difendere il governo appaiono conformiste, servili, noiose; mentre il tg 3 pu essere aggressivo quanto vuole perch questa aggressivit  solo prova del suo spirito critico.
Ma perch mai, politicamente, le forze governative dovrebbero sostenere un simile assetto?.
Ti sfugge come la nostra democrazia tenda a essere sempre meno una democrazia disorganica, cio di cittadini che votano in preda alle manipolazioni dei pi ricchi. Si sta formando un largo settore di operatori che inverano la democrazia, ne fanno una democrazia organica perch le loro scelte sono oggettivamente, scientificamente, direi, legittime e non soggette alla parzialit della politica. La maturazione di ceti medi intellettuali come i giornalisti, gli insegnanti, in parte i medici e in prospettiva i magistrati, crea un corpo di solide lite che daranno sostanza al sistema democratico al di l delle scelte estemporanee dell'elettorato.
Una sorta di nuovi soviet praticamente.
Piuttosto quelle trincee di gramsciana memoria che il movimento rivoluzionario doveva conquistare in Occidente.
Questo  il quadro politico-culturale. E le tecnologie?.
Pur essendo tu un ingegnere, non vorrei affaticarti la testolina con un esame delle innovazioni nel campo: guarda al cuore sociale-politico-istituzionale della faccenda. La tecnologia, poi, sar come l'intendenza: suivr.
Ma sei sicuro di questo scenario?.
In linea di massima s. Certo, vi sono le ipotesi catastrofiche che anche in Italia si sviluppi la tv privata. Che nuovi padroni della mente invadano l'Occidente. Per mi pare che manchino le basi politiche e finanziarie per queste avventure.
Ti ringrazio, mi hai dato un quadro utile per i confronti che dovr avere in giornata. Ti sei guadagnata una pizza con birra che ti pagher quando sarai libero.
Sar presto salut Guardi.
Appena uscito il sociologo, Cavenaghi raggiunse l'ufficio di Pessina con Dondi, rifer le ultime su Gandolfi e propose di spedire Farias al commissariato di corso Sempione per informare la polizia dei nuovi indizi raccolti, soprattutto sull'inquietante viaggio in Nicaragua che testimoniava come l'idraulico non fosse l'inerme personaggio che si rappresentava.
L'ingegnere e Dondi avevano discusso della necessit di provocare l'iniziativa della polizia sulle responsabilit di Gandolfi, e sostenevano questa impostazione perch erano persuasi che non fosse stato l'idraulico a scoprire i mitra nello scantinato della Sempione. Il bergamasco non era di casa in sezione, non aveva dato nessun segnale di volere usare la questione dei mitra per intimidire il partito, non si era mostrato sorpreso del trasferimento della sede della Sempione, come Cavenaghi aveva potuto appurare dalla conversazione con Marozzi e, poi, nel dialogo diretto con Gandolfi, domenica sera. Nel presidente e nel suo vice della commissione probiviri regionale era maturata la convinzione che fosse stata la Calchi quella che aveva scoperto i mitra, poi se n'era portato uno a casa e questo era stato rinvenuto da Gandolfi che imbestialito per l'ultima che gli aveva combinato la fioraia, l'aveva ammazzata. Dunque - secondo i due probiviri - era possibile far torchiare Gandolfi sull'omicidio senza esporre il partito a particolari rischi.
Nel frattempo, l'ispettore Modena continuava a interrogarsi nervoso sulle piste dell'assassinio della Calchi. L'aveva chiamato Farias promettendogli qualche novit, c'era quell'indagine sul coinvolgimento di qualche fioraio in un giro di prostituzione. Ma sinora non si erano trovate prove di legami con la Calchi ed era accertato che i traffici continuavano dopo la sua morte. Comunque si erano accelerati controlli, pedinamenti, registrazioni telefoniche. Quelli della Buoncostume presto avrebbero portato un loro dossier.
Era una pista ancora aperta mentre l'ipotesi spaccio di droga era stata definitivamente stroncata gi gioved scorso da quelli della Narcotici.
C'erano state altre decine di interrogatori con Confesercenti, Arci, gruppo Il Garage, comitato contro i box di piazza 6 Febbraio: nessun risultato. Nessuno aveva una minima idea di chi potesse avercela con la Calchi al punto di assassinarla. E non si riusciva a capire da dove le fossero arrivati i circa trenta milioni rintracciati. Non solo era un caso senza indizi ma era difficile pure formulare delle ipotesi. Non si raccoglieva assolutamente niente. In certe risposte si vedeva quasi una reticenza verso l'indagine della polizia, quasi un preferire che il colpevole non venisse trovato piuttosto che l'immagine della Calchi potesse essere sfigurata. Tutti quegli interrogatori dei suoi amici comunisti trasmettevano l'immagine di una ragazza perfetta e senza vizi, cosa smentita platealmente anche solo dai soldi nascosti. Ma a lui non veniva offerto nemmeno un misero spiraglio sulla vicenda.
Con questa triste disposizione di spirito, Modena accolse Farias sperando che fosse portatore quasi miracoloso della vera pista. E l'avvocato comunista, almeno in parte, non lo deluse: il ritratto che gli fece di Gandolfi guerrigliero in Nicaragua costituiva una reale novit. Soprattutto certificava come l'idraulico bergamasco fosse un esperto di armi, ben capace di uccidere.
C'era un fatto preciso da contestare: nell'interrogatorio della settimana precedente Gandolfi aveva negato di sapere usare un mitra, sostenendo che da militare aveva sparato solo con vecchi fucili. E invece veniva fuori una lunga vacanza di ben sei mesi tutta passata a suon di raffiche di kalashnikov. Il prossimo interrogatorio sarebbe incominciato da questa provata menzogna, decise Modena. E ringrazi abbondantemente il Farias per le numerose notizie raccolte.
Chiam subito al telefono Gandolfi e gli chiese di passare dal commissariato la mattina dopo non oltre le 9. Ordin poi di organizzare un paio di turni di vigilanza sotto la casa dell'idraulico: Vediamo se ci porta da qualche parte, comunque non va lasciato solo un momento.
Mah, forse era sulla strada giusta. Speriamo, si augur Modena.
Poi arriv l'ispettore Carlo Neri della Buoncostume. Approfond le notizie che gli aveva gi dato sulla banda dei papponi calabresi. Lo inform come il fioraio che continuava a fare da intermediario tra gli organizzatori del giro di prostitute e i vari portieri d'albergo intorno alla fiera fosse il proprietario di un chiosco in una vietta di corso Sempione che sboccava in via Piero della Francesca. Si trattava di un certo Giuffrida Ottavio, un pregiudicato legato alla 'ndrangheta. E c'erano le prove di un suo legame con la banda Epaminonda, una foto ripresa proprio quel pomeriggio di fronte al circolo Amici della pittura, dove oltre a Epaminonda, c'erano un paio di calabresi. La Buoncostume aveva riconosciuto Tato Previteri e Nino Barill.
Nel conversare con il Palombo, il segretario della Fiera - Modena spieg a Neri -, ho avuto la sensazione che qualcuno l'avesse interrogato prima di me sul tema prostituzione-Fiera di Milano. Gi in un altro caso mi  parso che vi sia un'indagine parallela alla mia, per caso voi della Buoncostume avete avvertito qualcosa di simile?.
In effetti - rispose Neri - durante il pedinamento dei calabresi i miei uomini hanno notato un pulmino nero che sembrava al seguito della banda dei papponi. La mia squadra ha preso la targa del pulmino, ma non l'hanno controllata fino a quando non sono rientrati in questura. Corrisponde a un furgoncino da fornaio in uso a Casalfiumanese, frazione di Imola, che  in piena attivit. La targa  evidentemente duplicata.
Non saranno quelli dei servizi? C' un giro di spie russe coinvolte in questa vicenda.
Mah. Quelli dei servizi usano targhe speciali di cui  difficile rintracciare per vie normali il titolare. Per spesso noi della polizia siamo in grado di capire se sono loro in azione. E comunque non si servono di targhe duplicate. Forse si trattava di una banda rivale.
Cos Modena si trov un mistero in pi nella sua indagine.
Nel pomeriggio Cavenaghi aveva convocato in federazione il segretario della cellula del PCI in Rai, che dipendeva della sezione Sempione, Arrigo Serrani. Uno dei vecchi cameramen, tra quegli ottimi professionisti formatisi nella fase pionieristica della Rai, a lungo capo del sindacato aziendale e quindi spauracchio di tutta la dirigenza della sede e idolo del personale di base. Aveva una faccia cavallina, sbiancata da un evidente cattivo stato di salute, gli occhi rossi, i capelli grigi bagnati da un sudoriccio malsano. Finch era stato bene Serrani aveva fatto il sindacalista, dove gestiva il potere reale, adesso che era malaticcio si occupava del partito, dove controllava chi gestiva il potere reale.
Bene, bene, caro compagno della federazione, in che cosa possiamo servirti temperava con il tono scherzoso la voce roca e flebile.
Non ti ruber troppo tempo gli rispose Cavenaghi e incominci a spiegargli tutta la solfa della conferenza dei lavoratori comunisti.
Il discorso cadde naturalmente sulle prospettive della sede di Milano e pi in generale della Rai. Serrani era un nostalgico dei tempi andati in cui la sede cittadina pesava molto sulla programmazione generale, mobilitava energie e sfruttava l'enorme ricchezza creativa e professionale della citt: Quella banda di mentecatti del nostro partito romano non si rende conto che o si sviluppa una qualche concorrenza tra le sedi pi importanti o la competizione verr dai privati.
Ma il bilancio non andr fuori controllo? In questi tempi di vacche magre non ci sono pi i soldi degli anni Cinquanta e Sessanta. Poi mi dicono che lo spauracchio delle private non esiste, non si trovano tante capacit imprenditoriali e adeguati capitali per fare concorrenza alla Rai.
Scemenze, i budget possono essere strutturati per sede invece che per canale e i soldi governati con la stessa razionalit. Che l'intervento dei privati sia sotto la pelle della societ italiana  evidente. Solo uno sciocco o un astratto pu pensare che non sia possibile l'arrivo dei privati. Lo sviluppo stesso dell'Italia ha bisogno di un'espansione del mercato della pubblicit per spingere i consumi e se non provvede la Rai ne approfitter qualcun altro.
Ma la politica non fermer questi tentativi? E, poi, la pubblicit non ha raggiunto ormai un tetto consolidato?.
Se la Rai continua a essere cos noiosa da una parte e faziosa dall'altra, chi lancer le tv private trover tutto il consenso politico che gli  necessario. Quelli che ragionano poi per tetti sono come quei generali che sono capaci di vincere solo le guerre precedenti.
E gli interessi del partito?.
Qui c' un punto a favore dei centralisti, in questa fase il PCI riesce a influenzare di pi le strutture nazionali della Rai perch a questo livello  pi facile fare compromessi e accordi. Ma alla lunga la societ milanese avvertir l'ostilit del ceto politico romano, compreso il nostro, verso la citt, di cui la disattenzione per la sede locale della Rai  un rilevante aspetto, e mander anche noi a quel paese.
Cavenaghi trovava interessante il modo di ragionare di Serrani, ma era il momento di approfondire qualche pista pi legata al caso Calchi: Al di l delle riflessioni generali avrei bisogno di qualche spunto pi legato al territorio, ai rapporti con la zona Sempione. Che relazione avete con il quartiere, fate attivit collegate per esempio nel campo ricreativo con strutture dell'area intorno a voi?.
Serrani lo guard come se fosse un baluba, si stava discutendo di cose serie e adesso improvvisamente ci si metteva a parlare del territorio come degli attivisti di un circolo Arci. Per era il compagno della federazione, gli si doveva collaborazione e dunque rispose. Credo che Nozzi, il regista, abbia un rapporto con qualche filodrammatica Arci. Per quel che riguarda noi della cellula siamo legati alla Sempione e facciamo la festa dell'Unit all'Arco della Pace. A domanda stupida, risposta stupida. Non  niente male questo Serrani consider Cavenaghi. Comunque non trascur l'accenno al regista Nozzi, probabile anello di collegamento con il gruppo del Garage: Nozzi come?. Ambrogino Nozzi, forse lo troviamo ancora, aspetta che lo chiamo al telefono.
Serrani sent il regista che si mise d'accordo con l'ingegnere per un incontro, il giorno dopo.
Ariele della squadretta trov Dondi immerso ancora una volta in una scopa. Aspett religiosamente che fosse finita la mano, poi gli si avvicin e gli fece vedere l'incartamento operazione portiere Rosa del Monte con tutte le foto e il nastro registrato. Siamo diciassette a quindici, aspetta un secondo che sono in vantaggio e se mi deconcentro faccio vincere la partita a questi disperati, disse Dondi (gli avversari protestarono con un: Disper te sarett t).
Ariele aspett venti minuti, poi passarono nella sala del direttivo del circolo lasciata all'autorit di Dondi per l'occasione. Belle foto e bella registrazione comment il presidente dei probiviri regionale. E Ariele con i suoi ripart per Imola.
Un Cavenaghi tutto ripulito (per l'occasione aveva persino fatto lavare la sua Due Cavalli rossa), con indosso la pi quadrettosa delle sue giacche a quadrotti, si stava preparando a partecipare a un'occasione speciale, una serata dei laureati al Politecnico. C'era da festeggiare il cinquantennale dell'allargamento di un qualche padiglione, occasione che senza dubbio non emozionava la pi larga opinione pubblica ma che veniva vissuta da una fetta di ingegneri milanesi con una certa trepidazione.
Passando per la circonvallazione dei bastioni - Navigli, Bastioni, Corpi santi: l'orientamento topografico dei milanesi era dato da luoghi storici che ormai non esistevano pi - tagli gi per via Gustavo Modena, due piazze, un viale Romagna, una svolta a destra e si trov nella grande piazza Leonardo da Vinci antistante al Politecnico storico, una delle piazze pi risolte di Milano, dal vago gusto britannico, quello che ispirava i filotecnologi milanesi che alla fine dell'Ottocento decisero di dotare la loro citt di una struttura di formazione politecnica che rivaleggiasse con quelle tedesche e svizzere dominatrici dell'Europa centrale. La sfida milanese era mitteleuropea, ma i giardini, gli spazi sentivano la lezione dei quartieri nord di Londra dove simili strutture universitarie e di ricerca erano da tempo installate.
Entrato in piazza Cavenaghi vide la sua vecchia scuola: il Kremlino, come l'aveva definito un suo autorevole alunno. Mancava da pi di cinque anni e not un taglio netto della presenza di tazebao e manifesti estremisti, l'anima ingegneresca un po' per volta stava riprendendo il sopravvento. Segu le pignole indicazioni poste sui muri interni dell'universit e arriv nello spazio sobriamente addobbato e arredato con tavolini coperti dai severi rinfreschi che l'associazione dei laureati e il rettorato avevano disposto per l'occasione.
Le tartine erano grigie come quelle che aveva potuto gustare nel recente ricevimento al consolato sovietico e per di pi prive del meraviglioso caviale del Volga. C'era un po' di spumante italiano, che non si era ancora evoluto verso le sue massime vette. Abbondava poi una sorta di cocktail color rosa, evidentemente prodotto nel dipartimento di chimica dell'ateneo.
Ma Cavenaghi non era l per mangiare e bere. Il motivo della sua partecipazione era verificare se fosse ancora in grado di parlare alle persone normali, che non fossero cio funzionari o attivisti del PCI. 
Solo i dirigenti del partito pi intelligenti sapevano di avere molto da imparare dalle persone normali. Ma erano i pi intelligenti, e secondo qualcuno si stavano rarefacendo. 
Nelle scuole di partito si cercava d'insegnare ai futuri funzionari che bisognava seguire i campionati di calcio, conoscere le formazioni delle squadre, ascoltare molta musica leggera e capire da questa lo spirito dei tempi. Si evocava Togliatti, che aveva colto l'arrivare di una svolta profonda nella societ italiana dal diffondersi del twist.
Ecco, dunque, riflett Cavenaghi, una bella occasione per un tuffo risanatore nella societ civile. Man mano che incontrava i suoi vecchi amici, i suoi compagni di studi, il proboviro del PCI si affondava in impegnati discorsi sui figli, sul lavoro, sulle difficolt del trasporto.
Un gruppo di laureati del Poli, con cui Cavenaghi aveva fatto il biennio iniziale - poi loro erano passati a ingegneria nucleare -, stava discutendo del lancio di un nuovo progetto per un sincrotrone. Cavenaghi ebbe la sensazione di non averli abbandonati neppure un minuto: esattamente quello stesso discorso stavano facendo cinque anni prima, l'ultima volta che si erano incontrati. Non sono solo i funzionari di partito a essere monotematici, consider a sua parziale discolpa.
Amici con cui aveva fatto il triennio di specializzazione idraulica gli chiesero quali impianti stesse progettando. Il proboviro fu molto imbarazzato da questa domanda, prefer non spiegare verso dove si era indirizzata la sua vita. Mi occupo di progetti civili ma non esattamente idraulici, ve li spiegher in un'altra occasione.
Ma Cavenaghi era veramente venuto a questo raduno reducistico solo per parlare con la societ civile?
Senza dubbio c'era stata quella spinta, ma la fondamentale motivazione a vestirsi quadrettosamente, a stare sveglio a fatica in una serata non priva di dialoghi noiosi, gli era venuta dalla speranza di rivedere l'ex fidanzata Carla Mazzarenti. E alla fine, dietro una pila di tartine grigiastre e bocce di liquido rosastro, il proboviro la vide.
Lei era sempre intenzionata a non parlargli mai pi, ma come poteva quel 14 novembre alla festa dei laureati del Poli evitare di incontrarlo? Non poteva certo tirargli addosso la pila di sandwich come fu il suo primo impulso. Carla sapeva che non doveva lasciarsi avvicinare da Cavenaghi, altrimenti quell'aria da imbranato avrebbe infranto tutti i suoi voti di liberarsi per sempre del burocrate comunista.
Ma come fare una piazzata alla presenza del suo professore relatore della tesi di laurea, della sua migliore amica del Poli, del suo collega Annibale Giachetti del settore progetti della Grassetto?
Un rigido sorrisino che voleva essere un po' di scherno fu tutto quello che la Carla s'invent per proteggersi. E, naturalmente, non bast. Dieci minuti dopo erano l a raccontarsi che cosa avevano fatto in questi mesi, con la Carla che non sapeva rispondere a Cavenaghi che le chiedeva: Mi sei mancata terribilmente, e io a te?.
Alla fine l'ingegner Carla capitol. E va bene, non si pu convivere insieme tre anni e finirla come abbiamo fatto noi. Come hai fatto tu, avrebbe voluto dire Cavenaghi, ma, invigliacchito, si trattenne. Facciamo due chiacchiere nei prossimi giorni, mercoled sono qui in centro, vediamoci alle 13 alla Trattoria Ambrosiana di Santa Marta. Poi si volt verso la sua amica, facendo intendere che per quella sera il suo vecchio innamorato non avrebbe avuto niente di pi.
Mercoled? In piena indagine? Che magari ci scappa fuori il colpevole e io sar impegnato fino al collo?. Cavenaghi era disperato, sapeva che la Carla gli aveva concesso un ultimo appello. Ma conosceva anche quale era il suo dovere. Alla fine decise che non avrebbe prevalso il dovere. Avrebbe trovato il modo d'ingannarlo.
Sconvolto ma felice, lasci i laureati del Poli ai loro frugali bagordi e si ritir a casa.

Marted 15 novembre
L'idraulico Gandolfi doveva arrivare in commissariato alle 9. Modena, che era nel suo ufficio sin dalle 8, aveva dunque qualche tempo per esaminare i filoni dell'inchiesta Calchi che potevano essere ancora approfonditi. Ieri non aveva avuto la testa per occuparsi dell'osservazione di quell'agente di Borsa, Rivetti, proprio quello che aveva richiamato la sua attenzione sull'emergente business dei parcheggi sotterranei. Riguard il fascicolo Calchi e trov tra le persone sentite, sia pure approssimativamente e per telefono, perch avevano il numero telefonico sull'agendina della fioraia uccisa, un architetto legato a un'impresa costruttrice di box: Marco Lucaretti.
Le risposte che aveva dato Lucaretti erano schematiche. S, conoscevo la Calchi. No, non ci vedevamo da quasi un anno. Era stato un rapporto tra iscritti al partito, due chiacchiere scambiate in una festa dell'Unit, poi lei voleva sapere qualcosa di pi sui box e lui le aveva dato il numero di telefono. Forse era meglio sentirlo ancora, pens l'ispettore.
Mi scusi se la chiamiamo ancora ma stiamo risentendo tutte le persone in qualche modo collegate alla Calchi. Lei ci ha detto che aveva avuto un rapporto molto superficiale con lei, partito da un incontro casuale a una festa dell'Unit e poi proseguito perch la fioraia la consultava in quanto esperto di parcheggi sotterranei. Mi potrebbe precisare quali erano gli interessi della defunta in questo campo?.
Stavamo preparando un intervento come Ravani in via Mario Pagano, non lontano dall'abitazione della Calchi e lei si era informata sui costi di un eventuale acquisto di box. I nostri rapporti si limitarono a queste informazioni, chieste da lei e date da me. Poi ci siamo persi di vista.
E lei era morta e non poteva smentirlo, si disse l'ispettore. Quello che lo colp era come l'architetto intercettato alle 8,30 del mattino dalla polizia avesse risposto senza titubanza, quasi fosse gi preparato alla domanda. Quasi fosse stato gi interrogato da qualcun altro sulla questione.
Intanto era arrivato Gandolfi. Era particolarmente teso. Modena lo invit in una stanzetta per gli interrogatori e cominci subito a metterlo sotto tiro. Non gli punt la lampada in faccia solo perch l'ispettore era un po' snob e mettersi a imitare un poliziotto americano lo trovava disdicevole. Perch ci hai mentito? Ti trovavi gi in una situazione difficile, senza alibi, con tante liti e tradimenti della tua fidanzata, e ci vieni a raccontare frottole. Ti sembra una scelta furba?.
Ma io non vi ho affatto mentito. Quando non avrei detto la verit?.
Ecco il verbale dell'interrogatorio dell'8 novembre. Leggi qua, Gandolfi.
L'idraulico lesse il passo in cui sosteneva di non sapere usare un mitra, di avere imparato nell'esercito a sparare con scassatissimi fucili.
Nella tua vacanza in Nicaragua di tre anni fa tu non hai mai toccato un mitra, uno di quei kalashnikov che abbondavano tra i guerriglieri?.
Nicaragua?.
Non conosci quel paese?.
Certo che conosco il Nicaragua.
Neghi di esserci stato?.
Non nego.
E di aver giocato per qualche mese coi mitra?.
No. Facevo pi che altro del volontariato.
Vuoi che ti mostri le foto dove sei vestito da guerrigliero col mitra in mano? bluff Modena.
Avete le foto?.
Siamo la polizia italiana, mica di Timbuct.
Gandolfi era sconcertato, il suo segreto era stato scoperto dalla polizia: S, vi ho nascosto i miei trascorsi con i sandinisti e con i mitra. Era una parte del mio passato che consideravo finita e volevo dimenticare. Per sempre.
Bene, ora arriviamo al tuo alibi inconsistente: alla telefonata che ti sveglia e t'informa della morte della tua fidanzata. E al fatto che non ti ricordi chi sia stato a chiamarti. Hai rimosso anche questo come la vacanza sandinista?.
No, proprio non mi ricordo chi mi chiam quel luned.
Benissimo, e io ti arresto per l'assassinio di Calchi Bruna.
E va bene - alla fine, dopo una sorta di convulsione che gli stravolse il viso, l'idraulico si arrese. - E va bene. Vi dir chi  stato a chiamarmi. Fu l'Aldobrandini a telefonarmi quella mattina.
E chi sarebbe questo Aldobrandini?. Modena si ricordava di avere visto un nome simile nella rubrichina della Calchi, ma non riusciva ad associarlo a una delle categorie in cui erano stati divisi in commissariato i vari possessori dei numeri di telefono raccolti dalla fioraia assassinata: amici, parenti, militanti, prestatori di servizi.
Un amico della Bruna, un dentista, un vecchio signore che ha avuto il suo quarto d'ora di fama quando port soldi del PCI alla resistenza greca alla fine degli anni Sessanta.
Quell'Aldobrandini l?.
S, proprio lui.
E com' che vi conoscevate?.
Alla Bruna piacevano le corse dei cavalli e Aldobrandini, oltre che avere avuto rapporti con lei grazie alla sua professione medica,  il re dell'ippodromo di San Siro.
E lo hai frequentato anche tu?.
L'Aldobrandini mi usava per rintracciare la Bruna che aveva sempre una vita tumultuosa.
E a lui chi gliel'ha detto che la Calchi era stata assassinata?.
Questo, le giuro, non gliel'ho chiesto. Ero sconvolto.
Vabb, cerchiamo questo Aldobrandini. Hai idea di dove lo possiamo rintracciare?.
Di nome si chiama Casimiro e abita vicino a San Siro.
Fu prontamente trovato il numero.
Pronto, Aldobrandini, buongiorno, sono l'ispettore Modena, avrei bisogno di vederla il pi presto possibile.
Posso chiederle per che cosa?.
Abbiamo bisogno di una sua testimonianza, se ha problemi mando una macchina a prenderla.
No, no, sar da voi tra una mezz'ora.
Si mise insieme un po' di materiale su precedenti indagini intorno alle corse di cavalli e pi in generale sui trascorsi di Aldobrandini, in particolare sull'accusa di avere organizzato un giro di puntate clandestine d'intesa con un ristoratore cinese di via Canonica.
Aldobrandini entr in commissariato con la sua solita aria da flneur, tra il nobile decaduto e il ruffiano in ascesa.
 un martire della resistenza greca, dovr trattarlo coi guanti, consider il democratico Modena e incominci a interrogarlo: Lei luned 31 ottobre intorno alle ore 8 ha fatto una telefonata a un suo amico per informarlo dell'assassinio della fioraia Calchi Bruna?.
S, ho chiamato il fidanzato della mia amica per avvisarlo del terribile evento.
Fidanzato che sarebbe?.
Enzo Gandolfi.
Come faceva a sapere che la Calchi era stata assassinata?.
Passando da via Procaccini ho visto molte macchine della polizia e qualche curioso davanti al chiosco della Bruna, mi sono fermato e ho saputo che cosa era avvenuto.
Lei era l davanti al chiosco, pu provarlo?.
C'era un vostro collega che fotografava tutto, credo che abbia ripreso anche me.
E lei che ci faceva a quell'ora in via Procaccini?.
Ero andato a farmi alcuni esami al Fatebenefratelli e quella era la via pi comoda per tornare a casa.
Quali erano i suoi rapporti con l'assassinata?.
Tutti e due credevamo in un avvenire comunista e in un presente di corse di cavalli.
La fioraia faceva parte del suo giro di scommesse clandestine?.
Non ho capito cosa mi sta chiedendo.
La ragazza era sua complice nel giro delle scommesse? Cos ha capito meglio?.
Non so di cosa parla.
Ho letto il dossier sui suoi intrallazzi con il signor Yang Chen Pi del ristorante La giada fiorita.
Allude a quelle scemenze raccolte da un millantatore?.
Ha idea di come la Calchi abbia messo insieme una bella sommetta di soldi in nero?.
No. Ma l'ho vista vincere un sacco di soldi scommettendo sui cavalli. Era una vera esperta.
Trenta milioni al totalizzatore?.
Se ci s'impegna molto.
Prendere in giro la polizia fa parte dei suoi doveri civici?.
Mi scuso per qualche battuta beffarda,  il mio carattere. D'altra pare non mi piace essere accusato di cose che non esistono.
Bene, basta cos. La sua testimonianza sul Gandolfi ci  stata molto utile, la ringraziamo. Se un giorno la sua coscienza la spingesse a raccontarci qualcosa sui traffici della Calchi, questo potrebbe essere prezioso per risolvere l'assassinio della sua amica.
Se dovessi apprendere qualcosa in merito a quell'omicidio, lei sarebbe il primo a saperlo.
Aldobrandini se ne and. Modena ebbe di nuovo la strana sensazione, dal ritmo delle risposte, dalla preparazione psicologica, dalla presenza di spirito che pure il nobile dentista scommettitore fosse gi stato interpellato da qualcuno sull'assassinio della Calchi. Comunque, pur continuando a essere turbato per l'incombere dell'inchiesta misteriosa e parallela che affiancava la sua, di cui era ormai certo anche senza riscontri precisi, l'ispettore richiam Gandolfi e l'interrog sul giro delle scommesse clandestine. Ma l'idraulico afferm di non sapere niente.
E allora perch non hai fatto subito il nome dell'Aldobrandini? gli chiese.
L'avete visto anche voi, quel tipo: mischiare il nome della mia fidanzata a quell'avventuriero mi sembrava una cosa sbagliata, un'offesa alla sua memoria.
Sembrava proprio sincero. E gli apriva uno squarcio sulla psicologia di tanti altri amici e soprattutto di tanti compagni dell'assassinata: la reputazione della morta appariva nettamente pi importante della scoperta dell'omicida.
Modena si trovava ancora con un pugno di mosche in mano. L'unica soddisfazione fu quella di telefonare a Farias per comunicargli i risultati dell'interrogatorio. Un po' di quelle mosche che mi sono restate in mano gliele passo a lui osserv l'ispettore.
Alle 8 Dondi aveva svegliato Bogni, portiere del Rosa del Monte, chiedendogli se poteva fare un salto in federazione verso le nove e mezza. Nello, che pure era stato di turno la notte precedente ed era in uno stato di dormiveglia, fu molto lusingato che un personaggio come Dondi, uno spagnolo, particolarmente stimato negli incontri tra partigiani che Bogni frequentava da sempre, lo volesse vedere. E dunque alle 9 e 25 era gi in federazione, in portineria, a chiedere dove poteva trovare il presidente della commissione probiviri regionale.
Salut Dondi con il tono cameratesco del partigiano che si rivolge a un altro partigiano.
Il vecchio funzionario comunista gli rispose con un'aria sdegnosa che se il portiere del Rosa del Monte fosse stato appena un po' pi sveglio avrebbe capito che la mattina buttava male.
Dopo anni che il partito mi trascurava, mi sento veramente corteggiato in questi giorni. Prima quel simpatico giovane che mi  venuto a trovare, ora mi cerca addirittura il comadante Tex esord il portiere del Rosa del Monte sempre sull'onda di un certo entusiasmo.
Dimmi caro Bogni, da quant' che ti sei messo a fare il ruffiano?.
L'addormentato portiere d'albergo comprese che l'appuntamento sarebbe stato quel che si definiva tra comunisti un incontro fraterno: Ma cosa dici? fu tutto quello che gli usc.
Non sai che cos' un ruffiano?.
Ci deve essere un equivoco, quel giovane con gli occhiali che  venuto a trovarmi deve avere visto un giro di signorine allegre nell'albergo dove faccio il portiere ed essersi fatto delle idee sbagliate sul mio conto. Io svolgo il mio lavoro. Con onore. Non per nulla faccio parte del direttivo provinciale della Filcams-Cgil.
Non procuri dunque ragazze per i clienti n clienti per le ragazze?.
 vergognoso che un partigiano, un comunista come me possa essere accusato di un'infamia simile.
Puoi spiegarmi queste foto? chiese Dondi passando a Bogni la trentina d'istantanee realizzate dalla squadretta.
Quando il portiere d'albergo cominci a esaminare le foto che lo riprendevano con i calabresi, impallid: Posso spiegarti tutto,  un incontro con un gruppo di clienti a cui avevano rubato alcune cose da una stanza dell'albergo in cui lavoro, li ho chiamati per chiedere loro di evitare una denuncia pubblica cio una pubblicit negativa per il mio hotel e dunque per me.
Dondi tir fuori da un cassettino della sua scrivania un registratore, vi infil il nastro di una delle registrazioni della squadretta. 
Si sentirono la voce di Bogni che diceva: Tutto fila liscio. Poi quella di un calabrese: Ottime quelle rose blu. Quella di un altro: Ci vogliono pi ragazze per il prossimo mese.
Mi hanno detto che per sistemare questa vicenda - infier Dondi - ti sei incontrato in diverse occasioni con questi simpatici ragazzi di un clan criminale calabrese, i luned pomeriggio del 2 maggio, del 6 e del 20 giugno, del 4 luglio, dell'1 agosto, del 19 settembre, del 3 e del 17 ottobre: una trattativa assai lunga. Immagino poi che quel pacchettino che ti passano, avvoltolato in carta di giornale che tanto sembrerebbe una mazzetta di soldi, siano le foto degli oggetti rubati.
Il sonno era scomparso, l'adrenalina pompava a mille, non c'era modo per controbattere ai fatti elencati da Dondi. Bogni scoppi a piangere: Mia moglie doveva operarsi al fegato, non sapevo a che santo votarmi, quei calabresi si sono fatti avanti e mi hanno offerto il modo di raggranellare un po' di soldi. Non ho saputo dire no. Non ho fatto niente di male: in fin dei conti si  trattato di organizzare solo un po' di scopate.
Bene, ecco una parte di verit. E abbiamo appreso che possediamo una concezione assai differente del bene e del male. Adesso, dimmi, in questi tuoi traffici era coinvolta la Calchi?.
Chi?.
Quella fioraia che aveva un chiosco in via Procaccini.
Mica quella che  stata assassinata?.
Proprio lei.
Non ho mai avuto nessun rapporto con lei. Sono certo che non c'entrasse con questa vicenda, lo avrei saputo.
Ti credo, allora passiamo adesso alle conseguenze politiche della tua attivit diciamo cos paralavorativa.
Conseguenze in che senso?.
Non penserai che possiamo tenerci dei ruffiani nelle nostre file?.
Ma sono iscritto al partito da quarant'anni.
E hai rovinato tutto in quaranta giorni.
Vuoi espellermi dal partito?.
No, voglio che tu scompaia, che tu mi consegni la tessera del PCI e della Cgil e poi non ti faccia pi vedere dalle nostre parti.
Ma il fatto che sia un partigiano, un militante, un dirigente della Cgil non conta niente?.
Conta moltissimo: hai elencato i motivi per cui non consegner alla polizia le foto che ti ho mostrato. Naturalmente solo se tu collaborerai comportandoti esattamente come ti ho chiesto.
Nello Bogni era affranto, d'altra parte non poteva che accettare quanto gli aveva chiesto Dondi. Gli consegn le varie tessere, scrisse una lettera di dimissioni dal direttivo della Filcams e diede anche questa al presidente dei probiviri. E a testa bassa, con gli occhi arrossati, senza salutare il suo carnefice, si allontan dalla stanza.
Prima l'Invernizio e ora il Bogni - consider Dondi. - Se vado avanti cos a cacciare iscritti dal partito, il Pessina mi licenzia.
Cavenaghi aveva invitato il regista Nozzi in un ristorante vicino alla sede milanese della Rai, L'Arca del Ghiotto di via Procaccini. Come quasi tutti i ristoranti da giornalisti, tipo il Tegolo e lo Spiedone, l'Arca del Ghiotto era quasi elegante, quasi accogliente e non si mangiava n bene n male. D'altra parte era un locale toscano, ma non d'Altopascio.
Nozzi era un tipico regista: molto alto, molto magro, molto ciuffettoso, molto mentoso e zigomoso, molto rugoso, con gli occhi miopissimi molto azzurri. Non guardava Cavenaghi, lo inquadrava. Non avrebbe mai iniziato a parlare senza un ciak e dunque fu l'ingegnere a prendere l'iniziativa, mentre il cameriere gli portava una pasta e fagioli n buona n cattiva accompagnata da un Chianti n discreto n pessimo.
L'ingegnere si dilung con tanti particolari sulla conferenza dei lavoratori comunisti e poi punt sul tema dei legami tra la sede Rai e il quartiere Sempione.
Nozzi che viveva praticamente dentro una telecamera non sapeva proprio che dire. Guardava con un misto di stupore e terrore il suo interlocutore, il misterioso funzionario del partito che l'aveva costretto ad andare a mangiare in quell'insipido ristorante, invece di farsi il solito sandwich al gorgonzola e cipolla che ingurgitava sempre con gusto mentre lavorava. D'altra parte si era iscritto al partito e dunque in qualche modo doveva collaborare con i compagni dell'apparato. Cos gli dettava la coscienza. E una vaga idea di come proteggere i propri interessi.
L'insistenza dell'ingegnere alla fine fece venire in mente al regista che s, lui un'esperienza di rapporto con il territorio ce l'aveva avuta. Qualche mese prima quella scombinata della Cispelli, la Zezza, l'assistente del direttore di sede, l'aveva costretto a fare il regista di una pice teatrale messa in scena da una banda di sderenati, il gruppo della Cantina, della Soffitta o comunque qualcosa di simile.
Si ricordava ancora le parole della Cispelli: Dobbiamo avere un rapporto con il territorio, la nostra sede non pu vivere chiusa nella sua torre d'avorio, deve raccogliere la creativit delle persone che vivono intorno a noi e distribuire quella che accumuliamo nella nostra professione privilegiata.
Nozzi pi che con il territorio voleva avere un rapporto con la Cispelli, anche se non mancava di chiedersi come potesse desiderare una donna che si esprimeva con termini come torre d'avorio, ma se la strada di questa intima relazione doveva passare per un precedente rapporto con il territorio, si sarebbe sacrificato. Avrebbe ceduto a questo mnage  trois.
Il regista non raccont proprio tutta la premessa. Si limit a narrare l'episodio centrale: il suo impegno a mettere in scena La madre di Maksim Gor'kij. Un'impresa tremenda. Tranne la Cispelli, gli altri di quella scassata filodrammatica recitavano tutti come cani. E la Cispelli recitava bene solo quando rivolgeva le spalle, per cos dire, al pubblico.
Erano persone legate al territorio? infier Cavenaghi.
Legate? Incatenate. Per farli muovere bisognava prenderli a calci.
Vorrei farmi un'idea pi precisa: avrei bisogno di sapere qualcosa di pi dei protagonisti. Cos posso ragionare sulle scelte politiche da sviluppare sulla base di questa e altre simili esperienze.
Ma cosa vuoi sviluppare? Mah! Comunque sei tu che devi fare politica, io sono solo un povero artista legato al movimento. Un camarade d'une route, che sei tu a indicare. Protagonisti, mi chiedevi. C'era una virago, una ragazzona, non brutta ma volgare e cattiva come una vipera. Naturalmente voleva recitare il ruolo della madre. Ma col cavolo che gli facevo recitare quel ruolo. Se no, la Zezza mai e poi mai me l'avrebbe data.
Scusa, non ho capito bene?.
No, stavo ragionando tra me e me.
Come si chiamava la ragazzona, per caso Bruna?.
S, proprio lei, litigava sempre con tutti. Non so bene per quali motivi. Poi c'era il suo ganzo, Enzo, mi pare, uno che sapeva recitare come un manico di scopa, capace di solo due pose: in piedi e sdraiato. Poi c'era un bel ragazzo smunto, quasi umano. Poi un ubriaco che era l'unico un po' spontaneo. E, ancora, quell'idiota del regista, invidioso come una scimmia perch ero io a dirigere i suoi cosiddetti attori. Lui mi faceva da assistente e svolgeva la parte dell'attore protagonista. Un cretino perfetto.
Insomma niente di particolarmente interessante?.
Guarda, alla fine l'unica cosa divertente fu l'allestimento scenico: la ricerca delle bandiere dei manifesti, degli striscioni da usare nella pice. Saccheggiammo la cantina di una sezione per trovare tutto.
La Sempione?.
S, la sezione Sempione. Ora mi vergogno di avere messo in scena una rappresentazione come quella. Posso dire per che con tutto quel materiale di modernariato comunista ho messo insieme una scenografia che non era niente male.
Saccheggiammo la cantina: questa frase fece scattare un campanello all'ingegnere. Ora si trattava di capire chi era stato il saccheggiatore principe che a questo punto diventava il pi forte indiziato. Certo non poteva chiederlo a quello svitato regista che non sembrava avere un rapporto molto solido con la realt. Vincendo la tentazione di sapere com'era stata la scopata con la Cispelli, dopo quella con il territorio, Cavenaghi domand dove potesse trovare questa dotata attrice-assistente del direttore di sede. 
La trovi in Rai, chiamala alle 14 e 30, che subito dopo partiamo. Dobbiamo andare a Mantova per tutto il resto del giorno a sistemare una sala per un programma che facciamo nel fine settimana. Il direttore di sede ha incaricato la Cispelli di assistermi per i problemi burocratici.
Presi du' cantuccini co' vin santo, la cosa migliore del pranzo, i due si salutarono. Alle 14 e 30 Cavenaghi chiam la Cispelli e fissarono un appuntamento per la mattina seguente alle 10, in un grande caff di corso Sempione, il Vissai, proprio davanti alla sede Rai.
Se si girava dietro il gigantesco palazzone di Giustizia di corso di Porta Vittoria, da una scena novecentesca piena di enfasi si accedeva a una piazza contenuta, silenziosa com'era possibile nel traffico milanese, con qualche albero e un'aria molto ottocentesca: era piazza dell'Umanitaria. Mentre corso di Porta Vittoria era il regno della luce, la piazzetta dell'Umanitaria era quello dell'ombra.
Accanto agli edifici ottocenteschi dell'Umanitaria era sorto un torracchione di una quindicina di piani, dov'erano sistemati gli uffici di diverse organizzazioni sindacali. L'Umanitaria era nata massonica e repubblicana a fine Ottocento, come luogo di sostegno all'emancipazione delle classi lavoratrici e di affermazione della funzione pedagogica della borghesia laica, e aveva partorito iniziative d'avanguardia mirabili e apprezzate in campo internazionale, innanzi tutto nel settore dell'edilizia popolare e in quello della formazione professionale. Pur restando sempre forte l'anima massonica, era cresciuta negli ultimi anni del XIX secolo una solida influenza socialista, ben assortita, e sostanzialmente integrata, con quella delle logge. Dopo la lunga parentesi fascista che aveva paralizzato il meglio dell'attivit dell'istituzione, c'era stata una ripresa nel secondo dopoguerra, poi una fase di stanca.
La stagione delle grandi lotte studentesche aveva fiaccato anche questa istituzione milanese fino a portarla a una sostanziale crisi. In questa situazione era cresciuta la presenza dei comunisti, di cui si sentiva una qualche estraneit alla originaria matrice riformista. E cos si era arrivati ad affittare alcuni locali ai sindacati, non avendo pi abbastanza idee, nonch soldi, per gestirli.
In quella sede svolgeva il suo lavoro di responsabile della zona centro della Cgil Piero Ariverti, bergamasco, che in quei giorni era reduce dall'avere guidato una delegazione della Cgil in Bulgaria dove con il pretesto dell'internazionalismo proletario si era consumata una gita di una settimana con contorno di scorpacciate (Mediocri raccont ai suoi Ariverti).
Da lui alle 16 in punto si rec l'ingegnere che aveva in testa di istruire il sindacalista grande amico di Gandolfi sul modo di strappare brandelli di verit sull'assassinio della Calchi.
Cavenaghi si era scervellato non poco su come avrebbe questa volta usato il tradizionale schermo della conferenza dei lavoratori comunisti. Ma alla fine si arrese. Non c'era modo di provare alcuna delle tecniche di dissimulazione finora sperimentate. D'altra parte Ariverti era un compagno responsabile, uno con la testa sulle spalle. Bisognava raccontargli la verit e chiedergli il massimo della riservatezza.
E cos affront il sindacalista (un bel tipo sul metro e ottanta, occhi e capelli scuri, con una faccia allegra e aperta, solo i due occhi appena un po' sporgenti ricordavano la troppa polenta e la poca carne che i ceti popolari mangiavano dalle sue parti) con il massimo della franchezza, nascondendogli solo la questione delle Maschinenpistole in sezione.
Lo inform sulla sua indagine parallela a quella della polizia, svolta in qualit di proboviro regionale. Gli parl dei dubbi su Gandolfi, della vicenda nicaraguense, dei soldi non giustificati della Calchi, dei giri di mazzette e traffici illegali scoperti nelle sue indagini riservate, del gruppo del Garage che forniva l'ultima traccia possibile, al momento, per individuare l'assassino della Calchi. E lo invit naturalmente alla massima riservatezza.
Si dilungarono molto nell'esame della psicologia di Gandolfi. 
Guarda,  un tipo singolare - osserv Ariverti -, cupo come tutti quelli che vengono dalla sua valle, mi dispiace usare questa espressione cos logorata. Ma la verit  proprio quella. Vi abita gente spesso un po' strana. Come diversi delle sue parti, pass da un sincero e convinto cattolicesimo a un estremismo fanatico e pericoloso, perdonami questo ennesimo luogo comune. In classe avevamo quel killer del Corradi che poi venne a seminare morti qui a Milano, oltre che a scoparsi un bel po' di damazze della sinistra salottiera. Il Corradi aveva molto fascino e il Gandolfi lo sub. Ma in Enzo conviveva una lealt di fondo verso gli amici. Non rompemmo mai i rapporti. La storia del suo viaggio in Nicaragua mi sorprende non poco, per ha una sua logica. Se devo combattere contro l'ingiustizia  meglio farlo dove la lotta  chiara, non vi sono ambiguit, dove sparare non  lo sfogo di giovani borghesi rimbecilliti: questo si deve esser detto Enzo. Nonostante la follia della scelta, c' una traccia di moralit superiore a quella dei terroristi senza senso di casa nostra. Dopo il lungo viaggio sudamericano di cui non sapevo, l'ho incontrato diverse volte. Mi sembrava un po' spento, ho conosciuto anche la sua fidanzata, un tipo che non mi piaceva. Troppo invadente.
Pensi che riuscirai a farlo parlare? Sarebbe assai importante per noi. Soprattutto ci deve far sapere chi sono i sospettabili perch al momento non riusciamo a trovare indizi concreti per individuarli. Fatti raccontare bene, se parla, le sue esperienze nel gruppo Il Garage. Mi hanno descritto liti permanenti in quella banda di teatranti dilettanti, vorrei saperne di pi. Cerca di capire qualcosa delle ricchezze misteriose della Calchi, se qualcuno ne era a conoscenza e se dunque, magari, voleva metterci le mani sopra.
Gandolfi  sempre stato una persona a cui il denaro interessava poco, se mai il sesso era la sua vera mania. E quella torbidona della Calchi deve avere avuto qualche attrattiva speciale in questo campo per legare a s in modo cos stretto il mio amico. Riuscire a farlo parlare? Mi pare il momento giusto: la polizia, mi dici, l'ha ben bene strizzato, il ricordo della sua amata lo tormenta. Cercher qualcuno con cui sfogarsi e trover me.
Speriamo, e Cavenaghi salut il sindacalista d'accordo a sentirsi per telefono per il giorno successivo.
Tornato in federazione l'ingegnere non si decideva ad andare a casa. Una buona dormita gli avrebbe fatto bene. Ma la tensione prodotta dall'indagine pesava molto. E, soprattutto, avrebbe mai potuto dormire bene il giorno prima di reincontrare la Carla?
Si spost quindi nel salottino del piano (il PCI milanese si stava attrezzando ormai come una banca svizzera e in ognuno degli otto piani aveva un salottino per gli ospiti - sarebbe venuto il momento in cui li avrebbero chiamati guest - con tanto di apparecchio televisivo) e si mise a guardare il telegiornale delle 19, quello della terza rete. Si sofferm su un servizio che spiegava come stesse cominciando a maturare il confronto sul Sistema monetario europeo.
Le forze che appoggiavano il governo, o con il voto o con l'astensione, erano divise. Dc e Psi d'intesa con i francesi di Valry Giscard d'Estaing e con i tedeschi di Helmut Schmidt erano per appoggiare il nuovo sistema che avrebbe vincolato il corso della lira a una banda di ondeggiamento abbastanza stretta. Il PCI si era schierato con la Banca d'Italia, il cui governatore Paolo Baffi era un uomo particolarmente stimato anche a sinistra. La preoccupazione bankitalianista, e, in modo pi o meno subalterno, quella del PCI, era che diminuendo la nostra sovranit valutaria non saremmo stati in grado di sostenere un sistema industriale cos fragile come quello nazionale. Via Nazionale proponeva perci bande di oscillazione pi larghe, dilazioni nelle scadenze, pi guida politica interstatuale dei processi. A sostegno di questa posizione non c'era solo il tradizionale protezionismo dei partiti di sinistra, intenti a salvaguardare innanzi tutto i lavoratori del proprio paese e un po' immemori del liberoscambismo marxiano, in Baffi c'era la consapevolezza che l'economia e i mercati sono anche storia, non solo regole astratte, e la storia italiana era di un certo tipo.
Nel PCI Baffi era particolarmente difeso da Luciano Barca, di formazione cattocomunista e di orientamenti molto spinti sulla programmazione - cosa fosse poi precisamente la programmazione economica proposta dal PCI e sostenuta dalla sua ala pi radicale, non si capiva mai con assoluta chiarezza - oltre che da sempre legatissimo al centro studi di Bankitalia. E il governatore di Banca d'Italia era appoggiato da Giorgio Napolitano che veniva considerato uno dei comunisti pi affidabili all'estero, anche perch sapeva bene l'inglese al contrario del resto del gruppo dirigente spesso fluido in francese e non di rado in russo. Napolitano, in un'intervista al tg3 quella sera, difendeva le posizioni del partito con una certa competenza: era un serio dirigente del PCI e si preparava bene a sostenere le sue battaglie. Inoltre era senza dubbio dotato di un'intelligenza brillante e riusciva a inquadrare il nocciolo del problema. Insieme, per, persino in questa battaglia in cui aveva dietro tutto il partito e quindi non doveva temere di essere isolato perch troppo moderato, coltivava il suo vizio di sfumare, riempire di subordinate, annacquare ogni presa di posizione. Il che da una parte era segno di ragionevolezza: tenere conto dei diversi punti di vista  utile in un confronto. Dall'altra parte esprimeva la rinuncia a dirigere alcunch. Perch dirigere significa a un certo punto troncare il bilanciamento degli argomenti e scegliere con nettezza una via. E scommettere su questa. Cavenaghi seguiva attentamente le dichiarazioni del leader comunista sullo Sme per diversi motivi. L'argomento gli interessava in s, come tutti i comunisti modernizzatori era per l'unit europea, superando definitivamente le remore degli anni Cinquanta. Come molti comunisti italiani, poi, non aveva quel senso d'inferiorit innanzi tutto verso i francesi e man mano sempre pi anche verso i tedeschi, che talvolta sembrava emergere in ambienti italiani democristiani e laici. E in questo senso trovava interessanti le argomentazioni di Baffi. Anche se vedeva un difetto d'impostazione politica nelle decisioni che il partito stava prendendo: si stava assumendo una posizione che avrebbe potuto in breve tempo portare a una rottura della coalizione di unit nazionale, ma pareva che lo si facesse o incosapevolmente o comunque per vie traverse. E gli dispiaceva che con i suoi atteggiamenti assai rotondi Napolitano aiutasse questi confusi esiti politici, senza prepararsi ad alcuna vera battaglia politica. In un momento in cui il pi schietto e coraggioso esponente dell'ala modernizzante del PCI, Giorgio Amendola, era sempre pi vecchio e stanco, spaventava vedere che il suo naturale erede avesse cos poca fibra politica.
L'ultimo motivo per cui stava seguendo questo servizio televisivo, che ormai durava da pi di tre minuti (miracoli del tg3 curziano), era che un argomento come il serpentone europeo avrebbe dovuto provocargli una rapida reazione soporifera. Invece i ghirigori napolitaneschi lo avevano svegliato per l'irritazione e assommandosi agli altri fattori di agitazione che stava accumulando tra indagini e amori non lo avevano aiutato a distendere i nervi.
No, ci voleva qualcosa di fisico, di stancante, per piegare la sua ansia.
A mali estremi, ci si rivolge a Fani, consider, confortato dal fatto che la luce dell'ufficio del suo amico era ancora accesa.
Il cerimoniere internazionalista della federazione stava mettendo a punto il calendario di una delegazione del partito somalo del lavoro in visita a Milano. Sul tavolo c'era un appunto per questo incarico: non portarli a bere alcol. E, in questo senso, non portarli a incontri con veri rappresentanti della classe operaia, osserv Cavenaghi, che inesorabilmente consideravano qualsiasi astemio un nemico del popolo. La preparazione dell'accoglienza per gli inviati di quel dittatore sanguinario di Siad Barre ti porter via ancora molto tempo?.
Ma  mai possibile che un defensor fidei quale tu sei, un sicario in servizio permanente effettivo dell'inquisizione regionale, possa parlare cos dei nostri amichetti di Mogadiscio che stanno aiutando il campo socialista a consolidarsi persino nel golfo arabico?.
Chiamalo consolidamento, la guerra tra il regime socialista somalo e il regime socialista etiope  all'ordine del giorno. Con buona pace di tutti i campi possibili.
Non sarai venuto qui solo per darmi lezioni di geopolitica, spero.
No, ho un problema: sono troppo teso per andare a dormire. E per restare solo con i miei pensieri.
E ti  venuto in mente, giustamente, il migliore entertainer della federazione, cio il compagno Fani.
Proprio cos.
Dunque per spezzare la tensione di un maschio, scapolo, sui trent'anni la soluzione migliore ....
Non sono in vena di sentire le tue porcate, limitati a consigli paraginnici.
Peccato, avevo in testa un paio di spezzatensioni bionde mica male.
Disciplina, compagno.
Ho la soluzione per i tuoi problemi ed  anche il modo per avvicinare un rudere ottocentesco quale tu sei al futuro. Mai sentito parlare dello squash?.
No.
Te l'ho detto che sei un reperto archeologico:  una sorta di tennis contro un muro. Come direbbe il compagno Stalin:  il tennis in una stanza sola. In qualche modo  un'evoluzione della pelota, dicono sia stato inventato da carcerati americani per tenersi in forma e lo sport, poi, si  trasferito rapidamente alla affluent society newyorkese: probabilmente il traghettatore  stato uno dei molti ex galeotti, che proveniva proprio dalle classi alte della Grande Mela. E ora corri a casa a metterti in scarpette da ginnastica, maglietta e calzoncini, fra tre quarti d'ora ci vediamo in via Parini 7.
Trendy l'ambiente era trendy, facile il gioco era facile, e stancante quel che bastava. Sudarono per due ore e mezza a giocare a squash, attivit che Cavenaghi, al di l degli evidenti caratteri di decadentismo borghese, trov molto divertente.
A mezzanotte, dopo un margarita e una birretta da Tracy e Raffaele, in via Sirtori dietro Porta Venezia, la pizzeria pi allegra di Milano, finalmente fisicamente distrutto, con le sue tensioni da indagatore e da innamorato quasi sotto controllo, l'ingegnere pot correre a casa ad addormentarsi. Le parole di Nozzi, Buttammo all'aria tutta una sezione, e quelle della Carla, Ci vediamo mercoled all'una e un quarto, fecero a gara per conquistare il suo ultimo pensiero cosciente. Vinsero quelle di Nozzi. Ma poi la Carla domin i suoi sogni fino a cinque minuti prima del risveglio.

Mercoled 16 novembre
Il bar Vissai aveva ampissime vetrate verde-scuro affacciate su corso Sempione, tavolini di resina verde smerigliata (deplorevoli), sedie di plastica verde ancora pi discutibili. Insomma era un incubo alla clorofilla.
Alle dieci e pochi minuti Cavenaghi vide avvicinarsi la Cispelli. Camminava scuotendo la sua lunga chioma rossa. Forse mirava all'effetto Rita Hayworth. Il risultato, per, era da protagonista di spot per shampoo antiforfora.
Cavenaghi, dopo una rapida presentazione (nei saluti dietro il palcoscenico dopo la rappresentazione della Santa Giovanna dei Macelli la Cispelli non aveva notato l'ingegnere, che in effetti non era un tipo indimenticabile), s'infil nelle solite elucubrazioni sulla conferenza dei lavoratori comunisti, sui rapporti azienda e territorio, sul grande esempio che davano i lavoratori della sede milanese della Rai come lei e Nozzi che avevano trovato una sintonia con una filodrammatica del quartiere. Gir intorno all'argomento finch riusc ad accendere la conversazione sulla Calchi: Una bella fortuna che abbiate trovato, poi, una compagna come la Calchi cos inserita, nella sezione, nella vita del quartiere e nell'Arci.
S, parlandone da viva, una brutta stronza.
Direi proprio che non andavate d'accordo.
Ti pare? Era una stronza fatta e finita: mi ha fatto vivere momenti d'inferno.
Non ti aiutava a trovare un legame con il territorio?.
Era una che litigava sempre, voleva tutti i ruoli importanti ed era una cagna come attrice. Voleva l'attenzione di tutti gli uomini e voleva anche farsi tutte le donne, era sessualmente bulimica.
Le donne?.
Di fondo era una lesbicona. Ma per quella sua mania di potere non rinunciava al sesso con gli uomini.
Lesbicona?.
Una volta, non mi ricordo pi in che pice teatrale, si mise a palpeggiarmi. La mandai a quel paese. Non me lo perdon. L'Anna, una simpatica farmacista di Frosinone, pure lei attrice della filodrammatica Il Garage, ci fin a letto. Diceva: A me co' 'sti baffi non me vole nessuno, mejo la Bruna che ggnente.
Ma il suo fidanzato?.
Quello era un plagiato, pendeva dalle sue labbra. Per lui lei era la cultura, la vita, la spontaneit.
Ma non litigavano?.
Aho! Siamo liberi ormai. Chi vuoi che litighi per il sesso? Semmai la Bruna litigava con il Villa dell'Arci, perch quella stronza voleva essere la leader del Garcia Lorca, centro culturale marxista e gay, e mettere le mani sul circolo che quel bravo ragazzo del Lorenzo aveva messo insieme.
E col Padoan?.
Anche con lui, risse della Madonna: prima gli aveva fatto un pompino e il Nunzio l'aveva promossa a protagonista di un paio di opere brechtiane, poi quel deficiente si era accorto di quanto fosse cagna e le aveva dato ruoli di secondo piano. Lei si era indignata, poi ribellata, aveva congiurato con tutti, alla fine aveva fatto venire il Nozzi. Ma poi il regista televisivo non l'aveva scelta come protagonista. Scusami, mi pare per che stiamo andando fuori tema, non vedo come questi pettegolezzi c'entrino con il problema del rapporto Rai-territorio.
Io sono convinto che solo da un esame delle dinamiche umane concrete si possano desumere obiettivi politici di una qualche efficacia, farfugli Cavenaghi quasi in apnea, e poi nascose il suo imbarazzo per gli argomenti arzigogolati che usava a mascheramento sempre pi ridicolo della sua indagine, ingozzandosi con un cornetto che era appena arrivato sul tavolo.
Boh, se lo dici tu. Sei tu l'uomo del partito. Allora vado avanti: ci furono altre liti finch la Calchi fu ammazzata in quel modo barbaro che sappiamo. A proposito, si  scoperto chi  l'assassino?.
Credo che sia stato un fascista - rispose Cavenaghi. - Ma quale fu l'ultima opera messa in scena dal gruppo del Garage prima della morte della Calchi?.
Senza dubbio La madre di Gor'kij.
E anche in quel caso fu un litigio continuo?.
S, come ti ho spiegato: la Calchi contro tutti.
Bene, penso di avere saputo abbastanza da questa simpatica scriteriata, Cavenaghi bevve il cappuccino e accompagn alla porta del bar la Cispelli. Poi si diresse al telefono a gettoni che si trovava a fianco della cassa.
La prima chiamata fu per il sindacalista della Cgil Ariverti, gli raccont le novit: il lesbismo, le liti con Villa e Padoan. Lo preg ancora di tentare di farsi spiegare da Gandolfi i giri dei soldi: cavalli, box e quant'altro. Si sarebbero risentiti alle 15 e 30. Ti cerco io perch sar fuori dalla federazione, disse l'ingegnere che poi s'immerse in un'altra telefonata. Cercava Vigoni, il presidente dell'Arci di zona Sempione. Vieni a trovarmi nel mio studio - disse a Cavenaghi il presidente dell'Arci di quartiere. - Sono in corso Garibaldi al 12. Quanto ci metti?.
Venti minuti.
Bene. Ho giusto il tempo per finire il massaggio che sto facendo. Poi potremo andare nella mia galleria che  qui vicino.
Mentre Cavenaghi si avviava verso il centro massaggi di Vigoni, l'ispettore Modena continuava ad arrovellarsi nel suo ufficio sul caso Calchi. L'interrogatorio con Gandolfi aveva chiarito come l'idraulico non c'entrasse con l'assassinio della sua fidanzata. Almeno, non era sicuramente l'esecutore materiale del delitto.
L'unica pista che gli sembrava credibile era quella del circuito Epaminonda-fiorai-puttane. Le indagini della Buoncostume non avevano portato ancora risultati ma non smentivano l'impostazione di Modena. Forse si trattava di essere pazienti.
C'erano poi le tracce dell'esile pista delle scommesse sulle corse. Anche se le speranze di cavarne fuori qualcosa erano poche.
Per seguire il pi o meno ampio ventaglio di soluzioni possibili, riflett ancora su quali indizi e quali testimoni gli restassero ancora da esaminare o riesaminare.
La sera precedente, nel tardo pomeriggio, gli era arrivata una nota del commissariato di San Siro (allertato dalla questura a trasmettere al Sempione qualsiasi notizia che avesse collegamenti con il caso dell'assassinio della Calchi) su una rapina compiuta sei giorni fa con una Maschinenpistole, proprio una Mp 40 come quella dell'omicidio di via Procaccini. Era stata svaligiata una gioielleria. I rapinatori dall'accento sembravano lombardi. C'era una nota della Digos che riferiva sospetti legami con un qualche gruppo terrorista.
Intanto era arrivato l'appuntato che aveva ascoltato tutti gli informatori in circolazione, partendo da due o tre frequentatori dell'ippodromo particolarmente disponibili a collaborare con la polizia. Gli avevano parlato di scommesse clandestine collegate all'Aldobrandini, probabilmente gestito con i suoi vecchi amici cinesi, per non c'erano vere e proprie prove per smascherare questo giro di attivit illegali. Solo voci e sensazioni. A parte le suggestioni l'appuntato aveva ragionato in modo particolareggiato con un pregiudicato, esperto di scommesse clandestine, sul reddito che una come la Calchi avrebbe potuto mettere insieme partecipando al giro di Aldobrandini. Al massimo una decina di milioni in un paio di anni aveva detto l'esperto. Quando l'appuntato gli aveva descritto i flussi di soldi in nero che arrivavano alla Calchi, il pregiudicato aveva detto: Appunto, centomila lire alla settimana  quello che pu averci ricavato. Non credo di pi.
E gli altri diciassette milioni da dove arrivavano? A Modena non veniva in mente nessun filone su cui indagare.
Quattro ore pi tardi gli arriv la notizia che i rapinatori della gioielleria di San Siro erano stati arrestati. Erano del Canton Ticino, il mitra lo aveva ricevuto uno dei banditi da un nonno che aveva fatto parte delle SS prima di emigrare in Svizzera. Per la mattinata di luned 31 ottobre, cio per l'ora e il giorno dell'omicidio della Calchi, tutta la gang aveva un alibi elvetico di ferro. L'ispettore non s'indispett neanche. Era un caso dagli indizi maledetti.
Vigoni con su il camice bianco aveva appena terminato il lungo massaggio che aveva praticato a una massiccia signora tutta abbronzata. Dopo il massaggio il presidente del circolo Pax dell'Arci Sempione aveva perso molto della sua aria da grande organizzatore culturale. Saranno stati quei lubrificanti che gli calavano lungo le braccia e le mani, i boccoli ancora scarmigliati dallo sforzo di spostare tanta carne, la pelata dal sudore esondante, il camice strapazzato e pieno di macchie, Vigoni appariva un po' meno autorevole. E in parte se ne rendeva conto lui stesso e fu quindi ancora pi cortese della domenica precedente con il compagno della federazione. Lo preg di aspettare un secondo e, poi, in quattro e quattr'otto, fu pronto: un po' meno unto, un po' pi pettinato, coperto da un decente palt grigio. Poi prese sottobraccio Cavenaghi e lo guid per quelle viottole magiche che si trovano tra corso Garibaldi e Brera: ciottolati, misteriose chiese, improvvisi spiazzi di verde, improbabili quartieri residenziali di lusso, severi palazzi diocesani.
Poche centinaia di metri e furono nella vera e propria via Brera, la via dell'arte milanese (e da un po' di tempo delle spaghetterie, delle boutique del fornaio, del design e avanti cos con tutto ci che c'era di pi alla moda). Qualche passo ancora, e all'angolo con via Monte di Piet Vigoni raggiunse la sua galleria e orgoglioso fece strada all'ingegnere.
Lo spettacolo era terrificante. Sulle pareti esposte al pubblico c'era una decina di tele raffiguranti soli, girasoli, parasoli. Dipinte con colori squillanti composti con una sorta di strato di grani supersplendenti. Un incubo.
Cavenaghi riflett su come la orrida raccolta avesse una sua solida utilit sociale: le persone turbate mentalmente che esponevano o addirittura compravano questi quadri sfogavano cos le loro psicosi e si trattenevano dal compiere delitti nocivi per i singoli e la societ nel suo insieme. L'ingegnere spese poi qualche considerazione sull'uomo con cui si stava accompagnando. Presidente dell'Arci Sempione, massaggiatore per signore, proprietario e animatore di una centralissima e demenziale galleria d'arte, un esempio formidabile della laboriosit meneghina, quella il cui motto araldico  sem minga ch per divertiss.
Vigoni, dalla sua, non colse lo scetticismo dell'ingegnere per la sua creatura artistica e assai orgoglioso gli descrisse le origini di quei quadri e del loro autore. La digressione fu limitata, Cavenaghi riport con fermezza la discussione sui temi all'ordine del giorno.
Per prima cosa il vicepresidente dei probiviri regionali chiese notizie sul Villa protagonista dei racconti della Cispelli.
Se io sono l'organizzatore dell'Arci della nostra zona, Villa ne  la vera anima - rispose Vigoni. - Mio prezioso collaboratore per tutta l'attivit arcista del Sempione, in particolare  stato decisivo nel costruire il circolo Arci caccia, lui che ha una bella esperienza nei Lagunari e spara come un Buffalo Bill. Ha consolidato l'iniziativa del gruppo Il Garage e infine negli ultimi mesi si  inventato questa straordinaria sezione della nostra organizzazione che  il circolo Garcia Lorca. Insomma  il nostro Leonardo.
E che cosa fa questo mirabile genio nella vita privata?.
Il Villa per mantenersi fa il geometra nella cooperativa Cms, la cooperativa dei muratori di Scandiano, un'ottima impresa di costruzioni legata al movimento che sta impiantandosi con intelligenza a Milano.
Del regista Padoan che cosa mi puoi dire?.
Anche lui  un compagno prezioso, ha messo insieme la nostra filodrammatica che ci  invidiata in tutta la citt. Un gruppo tra i migliori interpreti brechtiani non professionisti come ha scritto Teresa Grazia Pollastri, coraggiosa critica dell'Unit.  un compagno volonteroso e tenace, un costruttore.
L'Arci caccia chi la dirige?.
Mauro Tentori, un uomo paziente come si addice ai cacciatori. La sua attivit professionale  fabbricare collane di palline di vetro, ha una bella intesa con la comunit cinese che lavora intorno a lui e che collabora a costruire materialmente le sue creazioni. Costituire la sezione dell'Arci caccia non  stato facile, c'era ostilit anche tra i compagni legati all'organizzazione. Sono molto diffuse nuove spinte animaliste, un certo pacifismo che contesta anche le armi da caccia. Per il Tentori e soprattutto il Villa sono riusciti a superare le ostilit.
E il circolo Garcia Lorca chi lo presiede?.
Luca Tosini, un bravo macellaio del quartiere Sempione, sensibile e preparato sui temi del movimento di emancipazione omosessuale.
Come mai non hanno nominato presidente il Villa?.
Guarda, io mi occupo dell'Arci generalista, non dei suoi settori, e non ho seguito bene il dibattito che c' stato al momento dell'elezione degli organismi dirigenti del Lorca, sono state dette alcune sciocchezze sulla purezza gay. Argomenti simili sono girati in modo improprio. In effetti il Villa era quello che pi si era battuto per imprimere una svolta al movimento e avrebbe meritato in pieno l'incarico. Non so se alla fine non sia stato lui stesso a rinunciare. Per lanciare nuove energie.
Cavenaghi ringrazi Vigoni per tutte le informazioni che gli aveva offerto, poi gli chiese i numeri di Padoan, Tentori e Tosini, e il permesso di telefonare dalla galleria ai dirigenti delle varie sezioni dell'Arci Sempione. Con Padoan si accord per un appuntamento alle 16 e 30 presso la sede della assicurazione Ias dove lavorava: ai Bastioni di Porta Nuova 15. Con Tentori si sarebbe visto alle 17 e 30 in via Paolo Sarpi 12, nel negozio La magica perlina. Con Tosini si sarebbero incontrati alle 19 quando il presidente del circolo Arci gay chiudeva la sua macelleria che si trovava in via Pier della Francesca 117.
Finite le telefonate, torn in federazione dove raccont a Dondi le novit e gli chiese d'informarsi da quelli della Cms ancora sulla personalit di questo Villa cos lodato da Vigoni. Poi scapp in centro verso la Trattoria Ambrosiana, dove l'aspettava la Carla.
Ariverti aveva invitato Gandolfi con un pretesto: in Bulgaria, dove era appena stato, aveva incontrato una ragazza che gli aveva chiesto se conoscesse Gandolfi e, saputo che erano amici, lo aveva pregato di salutare tanto l'idraulico bergamasco. Una certa Sonja. Cos il sindacalista aveva detto all'idraulico. Ma l'incontro con la bulgara era assolutamente inventato. In realt Ariverti era sicuro che il suo amico libertino non potesse non avere conosciuto almeno una Sonja a Sofia e dintorni. Infatti l'idraulico abbocc e gli descrisse una delle sue Sonje, scura di occhi e capelli, con un forte bacino e due gambe robuste.  lei, disse Ariverti. E l'amo per una colazione fu lanciato.
Si trovarono da Giacobbe, un locale che allora era quasi la mensa della Camera del Lavoro, collocato a duecento metri dal grande edificio di mattoni rossi tempio del sindacalismo milanese, subito dopo le due circonvallazioni che incrociano il grande vialone di corso Porta Vittoria. Giacobbe, in via Pasquale Sottocorno all'11, era una locanda dignitosa, con specialit milanesi e toscane. I muri color pastello, qualche vetrinetta elegante. C'era chi prevedeva che un giorno Giacobbe avrebbe fatto il grande salto e da locanda per sindacalisti sarebbe diventato un ristorantino alla moda per stilisti e visitatori d'Oltreatlantico. Cos andavano le cose sotto la Madonnina: negli zainetti dei tanti soldatini del commercio e della produzione milanesi non mancavano mai i bastoni da maresciallo.
I due si sistemarono accanto a uno di quei tavoloni di legno che davano un'aria di solidit contadina a quello che si mangiava e beveva. La prima parte dell'incontro fu dedicata al ricordo dei tempi passati. Innanzi tutto dei vecchi amici: E quella bestia del Corradi?.
L'hanno segnalato in Piemonte ma  scappato ancora all'arresto rispose Gandolfi.
Ma non ti vedo niente bene osserv Ariverti a un certo punto.
Non sai quello che mi  successo!.
No, cosa?.
Hanno assassinato la mia compagna e per di pi la polizia mi ha sospettato dell'omicidio e si  messa a rovistare nel mio passato.
Da quanto tempo eri fidanzato? Ti ho sempre conosciuto come un libero cacciatore.
Da due anni avevo un rapporto fisso, lei era una speciale.
Come si chiamava?.
Bruna, Bruna Calchi.
Ma l'ho conosciuta con te, una sera sei mesi fa. Vi eravate messi insieme? Lei era una compagna della Sempione, una fioraia.
S, proprio lei, era meravigliosa. Non stavamo proprio insieme insieme. Ma era la mia donna.
Una bella ragazzona. Ne ho sentito parlare molto in diverse occasioni e, sinceramente, non sempre proprio bene.
Era un miracolo, bella, intelligente, colta, decisa.
Ma non le piacevano le donne?.
Era oltre queste specializzazioni sessuali.
E come faceva un sessuomane come te?.
Che cosa c'entra! Per sfogarsi si trova sempre il modo, ma se trovi la luce della tua vita, che cosa t'importa se le piacciono anche le donne.
Mi hanno detto che rubacchiava qua e l.
Come ti permetti? si risent Gandolfi.
Sai com' il nostro partito, sempre a parlare male di tutti. Mi hanno detto che faceva qualche piccola porcheria con le corse dei cavalli e qualche altra con i box.
Era una donna superiore. Aveva quel suo progetto di costruire una bella villa vicino a Santa Maria di Leuca in Puglia, nel Salento, dove riunire tutti gli amici che condividevano le sue passioni. Non so se per questo suo obiettivo avesse fatto cose imprudenti, ma, nel caso, era per un fine superiore. Comunque mi escludeva sempre dalle cose pi terrene. Mi diceva sei il mio scioccolone, non preoccuparti delle cose materiali. Era fantastica.
Ma litigava sempre come una portinaia, con tutti.
In che senso?.
Mi hanno raccontato dei suoi scontri con alcuni teatranti e anche con alcuni membri dell'Arci.
A questo punto a Gandolfi venne il sospetto che Ariverti fosse troppo informato sulla Calchi perch quella conversazione fosse veramente casuale. Ma scacci quel dubbio. Era un amico carissimo. Milano evidentemente era un paesone dove tutti sapevano tutto di tutti. Beh, aveva un carattere forte, aveva mandato pi volte a quel paese quel regista del piffero con cui recito anch'io, il Padoan. E poi con il Villa aveva litigato per la presidenza del circolo Lorca: lui l'aveva sabotata dicendo che non era una vera gay, e lei gli aveva reso pan per focaccia.
Che cosa gli aveva fatto?.
Questo non lo so. Come ti ho detto mi considerava il suo bambinone. Era molto fiera della mia capacit di seguirla senza fare domande. So, per, che era riuscita a umiliarlo.
Ariverti insistette per sapere qualcosa di pi ma a un certo punto Gandolfi scoppi a piangere. Era in tensione da troppo tempo. Non ce la faceva pi.
L'unico rimedio che venne in mente al sindacalista fu di versare all'idraulico una forte dose di grappa. Funzion, il pianto si tronc ma si mise anche fine alla conversazione. Ariverti accompagn l'amico ormai ubriaco a un taxi e poi torn alla sede della Cgil zona centro. Magari quella frase sulla lite con il Villa potr servire a Cavenaghi pens il cigiellino.
Alla fine l'ingegnere aveva preso un taxi. Si evit il tormento di un viaggio in tram o in bus, non era abbastanza sereno per reggere l'attesa. Meglio arrivare in via Santa Marta un quarto d'ora prima dell'appuntamento, come fece. Meglio aspettare fermo in un posto piuttosto che contare i minuti sui binari, soffrendo d'ansia per quei blocchi di traffico che ogni attraversata di Milano garantiva.
La Trattoria Ambrosiana, dove si apprestava ad attendere l'amata, era uno dei posti pi civili della citt. Un caldo legno arredava le pareti, i tavoli e le sedie erano anche loro di un bel noce scuro, l'ambiente accogliente, i soffitti alti attutivano i rumori e gli odori, le tovaglie erano belle, bianche, pulite e senza troppe pretese. Era un ristorante cos buono che vi si potevano mangiare persino cibi semplici, due uova con la polenta, polpette al sugo. Quella era la prova decisiva: il filetto strogonoff lo sapevano cucinare in molti. Ma due uova perfette si trovano solo dove si cura l'eccellenza.
Bevve un paio di bicchieri di Bonarda temperatura cantina, tanto per tenersi su le energie e gi l'eccitazione. Con cinque minuti di ritardo apparve la Carla: Hai l'aria un po' tesa, Mario. Ancora emergenze?.
Beh, basta l'idea di rivederti dopo tre mesi e mezzo per mandarmi fuori di testa.
Niente emergenze, dunque, questa volta?.
Qualche piccola emergenza ci sarebbe.
E riesci a trovare ugualmente il tempo per incontrarmi?.
Non sai che cosa mi sono dovuto inventare: la mamma in ospedale, uno zio moribondo, una cugina finita sotto un tram, uno sfratto esecutivo.
Carla rise. La cosa rincuor Cavenaghi.
Allora cos'hai fatto in questi tre mesi e mezzo senza di me?.
Riunioni, dibattiti, tesseramenti, scritto il maledetto documento che ci ha fatto saltare il viaggio, tesseramenti, dibattiti, riunioni. E costanti e infinite iniezioni di ansia al pensiero che non ti potevo pi vedere.
A parte l'ansia, il normale tran tran di quella burocrazia rossa che incombe sullo sviluppo dell'Italia.
Praticamente.
Ma posso stare con un'anticomunista, si chiese per la millesima volta Cavenaghi?
Quegli strani sacerdoti che erano i funzionari del PCI non erano spinti dal partito al celibato. In nessun modo. Non sposarsi era considerata una condizione anormale da parte dei dirigenti, portatori di una morale che passava per proletaria ma era largamente piccolo borghese. Al fondo la questione era che chi rappresentava il partito dovesse essere ben in ordine con codici di comportamento esteriore approvati dalle masse. Il celibato e l'assenza di figli - secondo i capi del PCI interpreti del pensiero delle masse - erano considerati un segno di disordine etico e di egoismo.
Tutti i funzionari, dunque, erano spinti a sposarsi e guardati male se non lo facevano (El vouer far el pleiboi si diceva - nel partito milanese - di chi lavorando nell'apparato aveva superato una certa et senza avere trovato una moglie).
Erano pochi, per, quelli che si sposavano fuori dal giro, cio con persone non interne al partito e ancor meglio ai vari apparati PCI-dipendenti. Forse si sposavano un po' pi spesso con persone normali i funzionari di origine operaia, quelli che erano diventati rivoluzionari di professione passando dalla fabbrica al lavoro di partito, a una certa et. Per quelli che avevano iniziato da giovani il lavoro nell'apparato, il destino era sostanzialmente segnato. Riuscivano a sposarsi solo con militanti come loro: alla fine molti ritenevano che queste fossero le uniche persone che avrebbero capito e condiviso i loro infernali ritmi di vita. Dei grandi capi, forse solo il segretario nazionale, pur essendosi iscritto da ragazzo alla direzione nazionale del PCI, non s'era sposato con una funzionaria, una giornalista, un'attivista comunista.
Un simpatico scavezzacollo gi leader dei giovani comunisti, Marcello Trulli, che dopo avere combinato guai da Roma all'Abruzzo era stato mandato alla federazione milanese del PCI per vedere se i tetragoni comunisti ambrosiani sarebbero riusciti a trasmettergli un qualche senso di ordine comportamentale, ebbene, questo Trulli proponeva che per i funzionari migranti - ce n'erano un bel po', soprattutto inviati dalle federazioni del Nord verso il Sud, a parte quelli che andavano in collegio nelle federazioni settentrionali - fossero messe a disposizione famiglie locali, che attenuassero i dolori della solitudine e i costi dei trasferimenti. E garantissero la gi descritta presentabilit sociale.
Comunque mettersi con un'anticomunista o quasi era per un funzionario un'impresa complicata. Non era solo una questione di riservatezza, problema che pure per il lavoro di Cavenaghi non mancava di essere rilevante. Era anche una faccenda di serenit domestica; dopo una giornata segnata dalla tensione politica, non litigare su dove andava il mondo quando si tornava a casa, sapere che le proprie posizioni non dovevano essere spiegate perch erano naturalmente condivise, era assai pi riposante che aprire un fronte ideologico dentro la soglia del focolare.
C'era, poi, una questione d'immagine: non hai convinto la tua compagna e vuoi dirigere le masse verso il socialismo? 
Infine c'era un problema di tempo: dedicando la vita alla politica chi si poteva incontrare se non altre persone dedicate allo stesso impegno? Come ha detto un noto libertino particolarmente pigro: Se non vado a letto con le donne dei miei amici, ditemi voi dove posso trovare signore con cui familiarizzare.
Nonostante queste considerazioni Cavenaghi amava Carla, pur se prudentemente la teneva un po' lontana dai compagni dell'apparato. E dopo averla ritrovata, cos, davanti a un piatto di polenta e uova e uno di cotolettine alla milanese, si riprometteva di non perderla pi.
E Carla? Anche a lei quella stupida chimica che spinge quelli di un sesso verso quelli di un altro, con qualche variante accettata pi laicamente e apertamente nei tempi recenti, non dava scampo, stava bene solo con Cavenaghi, riunioni o non riunioni, viaggi saltati o non saltati, proposte politiche oppressive o meno. L'arrivo del miracoloso zabaione della Trattoria Ambrosiana che risvegliava i cuori e le menti pi torpide, fu l'occasione in cui i due ingegneri presero atto della realt che li sovrastava: non riuscivano a vivere l'una senza l'altro. Disperata Carla, in paradiso Mario si diedero un nuovo appuntamento per venerd sera, prima un cinema e poi si ricominciava. Portati lo spazzolino da denti, mi raccomando, consigli Cavenaghi, mentre in cuor suo sperava che in coincidenza con il prossimo appuntamento il caso Calchi, e quindi Dondi, non avessero in serbo sorprese.
E adesso via, l'indagine mi aspetta ricord a se stesso l'ingegnere.
Era un negozio tutto di cineserie, in una via Paolo Sarpi che sempre pi stava diventando un luogo dell'Oriente. C'erano ancora i Brigatti, le Feltrinelli, le Standa, ma i classici esercizi di un'antica arteria regina del commercio milanese affondavano sempre pi tra sete, oggetti di bamb, spezie e qualche anatra laccata di un bel color rosso.
Nel negozio La magica perlina le collane di vetro erano solo una delle specialit in mostra e in vendita. Si ammucchiavano animaletti in abbondanza, panda, tigri, draghi, la chincaglieria d'ordinanza, per tutti oggetti composti delirantemente di perline colorate. C'erano poi due o tre graziose cinesi che si muovevano, nell'ala laboratorio dove s'infilavano le perline, con l'aria da padroncine. L'insieme dava l'idea che Tentori fosse pi un prestanome che il vero proprietario. Misteri gialli.
L'ambiente, poi, non suggeriva certo scene di caccia, animali uccisi e squartati ancora sanguinanti. C'era un clima di pace e serenit. Neppure Tentori, un signore sui 60 anni, tracagnotto, con gli occhi azzurri e lunghi capelli grigi, si sarebbe detto il prototipo del cacciatore. Anche se il completo di velluto marrone che indossava poteva fornire un indizio delle sue passioni.
Cavenaghi cominci subito a interrogarlo su Villa: che carattere aveva, perch era cacciatore. Non c' contraddizione con il suo spirito pacifista?.
Il Villa  un ragazzo splendido, ha imparato a usare le armi nei corpi speciali dei Lagunari e ora cerca nella caccia quel legame tra preda e inseguitore che  uno dei tratti fondamentali del carattere dell'uomo. Prescindere da quell'istinto significa rinnegare la propria natura e di fatto la natura in s.
Un trombone, lo catalog subito Cavenaghi. Uno dei tanti tromboni che il nostro movimento associa. Non ne caver niente. Com' la vita del vostro circolo, nessuna incomprensione?.
Quando quello osserv che l'armonia con la natura riappacificava gli animi, l'ingegnere cap che non c'era niente da spremere dal venditore di perline. Salut e s'incammin verso gli uffici dell'assicurazione Ias, non senza fermarsi prima a una cabina telefonica per farsi raccontare da Ariverti com'era andato l'incontro con Gandolfi. Non un grande bottino, comment tra s Cavenaghi. Per la possibilit di un ruolo di questo Villa diventava sempre pi rilevante.
Sul percorso un po' accidentato dei Bastioni (le mura che diventano vie determinano sempre una qualche irregolarit nel tracciato e qualche saliscendi di troppo), in quei cuboni di vetro verde scuro montati uno sopra l'altro, con tante finestrelle strette e rettangolari circondate da cornicetta di ferro laminato in bianco, c'era la sede centrale dell'assicurazione Ias.
Da una parte andava apprezzato lo sforzo di originalit di chi aveva progettato quello stabile. Dall'altra l'insieme di cubi che caratterizzava d'edificio alla fine diventava un incubo.
Dopo avere trovato l'ufficio dell'assicuratore, Cavenaghi cominci subito a interrogarlo sull'attivit del gruppo del Garage, andando oltre la prima conversazione che avevano avuto domenica dopo la rappresentazione della Santa Giovanna dei Macelli. Alla fine riusc a concentrarsi su quello che era successo durante la preparazione della Madre di Gor'kij, pice teatrale nella quale Padoan aveva collaborato come assistente del Nozzi (Un regista non all'altezza delle altre nostre perfomance comment l'assicuratore-regista) oltre ad avere il ruolo del protagonista. Padoan ricord quanto impegno c'era stato nella scenografia dell'opera gorkiana, quanto aiuto avesse fornito la sezione Sempione. Il Villa soprattutto si diede da fare come un matto, butt per aria l'intera cantina della sezione, raccolse bandiere, ritratti, manifesti. Era cos eccitato che fece qualche danno materiale alle mura. Mi ricordo che un giorno in cui eravamo tutti su, nella sala principale della Sempione a provare, lui scese in cantina, ormai divenuta la sua isola del tesoro e che non voleva condividere con nessuno, armato di cazzuola, secchiello e materiali adeguati per rimediare ad alcune scalcinature prodotte dalla sua furia di trovarobe.
Dei rapporti nel gruppo teatrale, Padoan si limit a dire che ogni tanto c'era qualche tensione. Ma si sa come succede tra artisti. Liti con la Calchi? Niente che non fosse il frutto della passione teatrale.
Cavenaghi aveva ricevuto un'informazione essenziale e quindi salut l'assicuratore per avviarsi verso il suo appuntamento con il macellaio leader dei gay di sinistra del Sempione.
Tosini l'aspettava subito fuori dal suo negozio, che non era ancora chiuso. Tir gi la clr e poi insieme a Cavenaghi si avviarono verso un bar l vicino che incombeva sulla strada, spezzandone la linea diritta, chiuso in un curioso gabbiotto di vetro. Via Pier della Francesca aveva per molti tratti quello strano aspetto da villaggio che assumono certe parti di Milano, casette a uno o a due piani, botteghe molto controllate nelle insegne e nelle altre forme di comunicazione con la popolazione. In venti metri si passava dai boulevard da capitale europea al ritmo lento della contrada.
Tosini era un trentenne, grande e grosso, con l'aria del fanciullone, bei riccetti scuri, due occhi piccoli e un po' sporgenti, era in imbarazzo a dover parlare con il compagno della federazione.
Cavenaghi prima cerc di metterlo a suo agio e poi diresse la conversazione sull'elezione della presidenza del circolo Lorca, pur continuando a prodursi in qualche spericolata acrobazia verbale per mascherare le sue domande, usando sempre le vicende della preparazione della conferenza dei lavoratori comunisti della zona Sempione.
Tosini era restio a parlare della sua recente elezione a presidente del Lorca. Il presidente naturale del circolo sarebbe stato senza dubbio il Villa. Ma poi ci furono tutte quelle litigate con la Calchi. E la nostra base ritenne che era meglio una soluzione meno esposta alle risse. E siccome sono amico di tutti, hanno scelto me.
Scusami se sono invadente, ma anche per una migliore riuscita dei lavori della nostra conferenza  utile prevenire le tensioni e impedire che scoppino in pubblico. Dunque, mi sarebbe utile sapere su che cosa litigaste.
Ecco, la Calchi voleva entrare nel direttivo del circolo, molti dei nostri soci pi rigidi sostenevano che non poteva perch non era una vera gay. Il Villa intervenne per difenderla, dicendo che noi eravamo un centro di libere opinioni non una cosina settaria in cui si dovevano censurare le vite private degli associati. Lei, in realt, pensava che il Villa fosse dietro alla sua contestazione, so che litigavano molto pure nel gruppo teatrale Il Garage, e salt su a dire che peraltro anche il Villa andava a donne come lei andava a uomini, e se il loro leader era cos perch mai dovevano fare tanto i sofistici con lei. Il Villa s'imbestial: lui rispettava tutti, nel circolo i bisessuali avevano gli stessi diritti degli altri gay ma non ammetteva pettegolezzi su di s. Tutto ci avvenne una quarantina di giorni fa. Poi domenica 30 ottobre ci fu l'assemblea per eleggere il presidente. La Calchi neanche c'era, stava facendo una riunione con il suo gruppo teatrale, ma aveva fatto circolare delle prove sulla bisessualit del Villa e a voto segreto il circolo elesse me invece di lui. A me dispiacque molto, ma l'unit del circolo era la cosa giusta da difendere. Villa fu molto amareggiato. Insomma, questo  il racconto delle nostre litigate. Stupidate in confronto a quella cosa terribile dell'assassinio della Calchi. A proposito, si sa chi  stato?.
Sembrerebbe dei fascisti, secondo quello che dicono nel commissariato di zona.
Immaginavo rispose Tosini, e si salutarono.
Cavenaghi trov Dondi alle prese con una dura mano di scopa d'assi e aspett che terminasse la sfida. Il presidente perse la partita e assai nervoso si volse verso il suo vice per sentire le ultime. Il quadro era diventato chiaro: Villa aveva un movente pur molto flebile - la mancata elezione alla presidenza del circolo Lorca - e c'era soprattutto l'occasione nella quale il nuovo indiziato avrebbe potuto procurarsi l'arma del delitto.
Certo, tutte le notizie che Dondi aveva raccolto dalla Cms dopo essere stato avvertito da Cavenaghi andavano in un altro senso: i cooperatori emiliani parlavano di un Villa ragazzo intelligente, socievole, affidabile, che non s'inquietava mai con nessuno, che risolveva tutti i problemi.
Ora si trattava di organizzare con il geometra-gay-attore-cacciatore un confronto decisivo.
Bisogna far intervenire Lucio Toschi sentenzi il presidente dei probiviri.
Toschi era un notaio quarantenne, gi dirigente della Fgci milanese, ora riverito esponente della cultura critica della sessualit moderna e punto di riferimento dell'ala colta del movimento di liberazione omosessuale.
Era stato a lungo legato a Nanda Marella, pezzo grosso del partito, capo del settore culturale, gi direttore dell'Unit. Esponente dell'ala sinistra, la Marella aveva tradito i suoi compagni di tendenza nel famoso XI congresso del '66, quando si era costituita una forte maggioranza moderato-centrista che favor Giorgio Napolitano ma poi port nel congresso successivo all'elezione a vice del futuro segretario nazionale. La Marella era una raffinata intellettuale e una contorta politica, con grandi influenze sulla vita politico-culturale milanese. E un consistente peso (in grande crescita in quegli anni) sul ristretto gruppo dirigente nazionale del PCI.
Lucio Toschi, nonostante fosse uscito dal partito e collegato pi o meno organicamente con il gruppo del Manifesto, aveva continuato a mantenere un rapporto di strettissima fiducia con l'organizzazione comunista. Ci sia grazie ai suoi rapporti con la Marella, molto solidi anche dopo la rottura del fidanzamento e la sua scelta di un'aperta omosessualit, sia perch suo padre, Remigio, avvocato e personaggio dalla vita avventurosa, era stato uomo fondamentale nell'organizzazione clandestina del partito prima e dopo la Resistenza, nel settore della vigilanza e in quello dell'autofinanziamento. Nel PCI le lealt si misuravano molto sulle biografie e quella di Lucio Toschi, pur senza la tessera, dava il massimo delle garanzie.
Sulla questione omosessuale, l'atteggiamento del PCI si era gradualmente ma radicalmente modificato dall'immediato secondo dopoguerra, quando a intellettuali di grande prestigio come Luchino Visconti e Pier Paolo Pasolini si preferiva non dare la tessera per non offrire occasioni di propaganda alla Dc. Nell'apparato, influenzato dalla sostanziale mentalit conservatrice di tanti quadri operai, gli omosessuali continuavano ad avere, per, anche dopo gli anni Settanta, carriere sbarrate a un certo livello. In fin dei conti in questo campo era pi libera la Dc. In parte continuava a pesare il giudizio dei sovietici che ritenevano gli omosessuali persone di cui in ultima istanza non ci si potesse fidare; per quanto il PCI vantasse la sua diversit, autonomia, quasi-indipedenza, persino sulle scelte d'inquadramento, la parola di Mosca continuava a contare nella formazione dei gruppi dirigenti. Molto di pi di quanto si potesse immaginare dall'esterno.
Nella seconda met degli anni Settanta, per, non c'erano almeno pi discriminazioni sulle iscrizioni al partito, anzi con la costituzione dei primi circoli gay legati all'Arci si arriv ad appoggiare nelle scelte pubbliche, senza riserve, il movimento per i diritti degli omosessuali.
Fondamentale in questo senso era stato proprio il ruolo culturale di Toschi che criticando una certa concezione dell'uguaglianza antiliberale, peraltro tipica della cultura di fondo di tanti comunisti, aveva aperto le menti sulla questione delle differenze e diversit sessuali. Come tante discussioni ideologiche tra comunisti, nella descrizione di questo scontro culturale non mancava un bel po' di contorsionismo. Al fondo il concetto per era semplice: la buona uguaglianza non  diventare tutti uguali, ma l'uguaglianza di diritti tra diversi. Le donne, in questo senso, non dovevano pi emanciparsi (cio di fatto diventare come gli uomini), bens liberarsi ossia restare se stesse e avere gli stessi diritti degli uomini.
Proprio per questo ruolo nel movimento di liberazione degli omosessuali, sostenne Dondi, il notaio quarantenne era la persona giusta per sapere la verit da Villa. Anzi era bene chiamarlo subito e fissare un appuntamento per il giorno dopo. Senza perdere tempo l'anziano proboviro and al telefono del circolo e rintracci Toschi. Si ripromisero di vedersi alle 8 del mattino.
Con Cavenaghi, poi, il presidente dei probiviri fiss una riunioncina con la squadra emiliana, era urgente organizzare una diversione per gli amici poliziotti del commissariato della zona Sempione che li tenesse lontani dalla pista vera.

Gioved 17 novembre
Alle 8 in punto Dondi suon il campanello dell'appartamento di Toschi in via Gadio 7. Entr nella elegante casa del notaio - mobili firmati dagli amici architetti che con lui avevano fatto politica, librerie semplici ed essenziali in noce chiaro con migliaia di volumi, un ottimo parquet, la vista sul Parco Sempione, tappeti la cui ricchezza era dissimulata da una falsa semplicit, due acquarelli alle pareti che colpivano per la leggerezza del disegno.
Toschi aveva preparato due tazzone di caff, bevute le quali tocc al proboviro spiegare la ragione di un incontro cos precipitoso.
Contando sulla proverbiale riservatezza di chi lo ospitava, Dondi raccont tutto o quasi: la faccenda dei mitra, lo scontro sul circolo omosessuale, la probabile scoperta delle armi da parte di Villa. 
Caro Toschi, bisognerebbe cercare di mettere questo possibile - quasi probabile, ci sembra - assassino spalle al muro e solo tu puoi vincerne la diffidenza. Tieni conto che la denuncia alla polizia del colpevole non  poi nell'interesse del partito e che, se c' una base per ragionare insieme sulle soluzioni da trovare, si pu organizzare una confessione senza galera.
Toschi, che tra l'altro conosceva bene Villa e aveva partecipato a un paio di dibattiti al circolo Garcia Lorca, fu abbastanza stupito da questa vicenda, anche se dal mondo del PCI si aspettava sempre qualsiasi cosa. L'obiettivo per di salvare un ragazzo fatto impazzire da una virago, questa l'idea che il notaio si era fatto della povera Calchi, non gli dispiacque. E quindi fu felice di aiutare il partito e Dondi. Chiamo il Villa, lo vado a trovare e ci sentiamo dopo, fu l'accordo che prese con il presidente dei probiviri, che dalla sua scapp di corsa al circolo Il Giardino di Niguarda dove aveva appuntamento con Cavenaghi e la squadretta.
L'incontro al circolo dur assai poco, l'ingegnere si mise in disparte per concordare con gli emiliani come organizzare la diversione sulle indagini del caso Calchi. L'operazione doveva essere messa in atto all'una. Vittima: il banchetto dei fascistelli davanti al Liceo Beccaria.
Dondi, mentre gli altri discutevano tra loro, chiam Gilgamesh Rivolini, presidente della commissione probiviri del PCI dell'Emilia Romagna, e gli chiese se verso le 11 e 30 si potevano incontrare a Piacenza, a met strada tra Milano e Bologna, e se c'era un circolino che li poteva ospitare per una conversazione riservata. Era meglio evitare di farsi vedere in una qualche federazione o sede del partito. L'appuntamento fu fissato all'ora richiesta, al circolo Partigiani piacentini in piazza della Libert 7.
Lorenzo Villa, il geometra della Cms, era sbalordito. Sarebbe venuto a casa sua uno dei massimi intellettuali milanesi, il punto di riferimento culturale della sinistra omosessuale della citt, Lucio Toschi. Voleva parlargli urgentemente. Di persona. Cosa poteva essere successo? La voce dell'ingiustizia che aveva subito al circolo della zona Sempione aveva fatto cos rumore e cos in alto? Non riusciva a capacitarsi di quanto stava per accadergli ed era assai agitato per il prossimo colloquio.
Alto e magro, Villa aveva una folta zazzera nera, un lungo naso dritto e occhi castani. Vestiva con pantaloni di fustagno e una camicia di lana grigia su cui quando faceva freddo indossava un giubbotto di camoscio. Toschi, con la sua aria distinta, non alto ma slanciato, con bei capelli neri, solo qualcuno grigio, ondulati, che lui portava corti sul collo, un naso corvino, due occhi dal taglio stretto con pupille brillanti e nere, circondati da una ragnatela di rughe fini fini che raccontavano di una vita vissuta intensamente, aveva una giacca di cachemere rossa, una camicia di flanella e una cravatta di lana, i pantaloni di velluto neri. Faceva senza dubbio la sua bella figura. E questo suo aspetto casualmente elegante intimid ancora di pi Villa che gli chiese subito che cosa potesse fare per lui. 
Caro Lorenzo - gli disse Toschi - mi pare che tu ti sia cacciato in un brutto guaio e permettimi di aiutarti a capire se ne puoi venire fuori.
Villa non si aspettava questo inizio e divenne tutto rosso.
Qualcuno nel partito pensa che sia tu l'assassino di quella fioraia che  morta circa 20 giorni fa, e mi ha chiesto di verificare con te gli indizi che portano a questa conclusione. Se tu sei interessato a parlarne, andiamo avanti. Se no, possiamo separarci subito.
Villa, che si tormentava da quasi tre settimane, scoppi in un pianto dirotto. 
Toschi gli mise una mano sulla spalla, ma non c'era nulla da fare per fermare le lacrime e i veri e propri singhiozzi.
Devi aprirti, devi parlare. Non ti servir a niente tenerti tutto dentro. Mi pare di conoscerti, di sapere che non sei una persona cinica che possa sopravvivere alla tragedia che hai vissuto senza affrontare il terribile peso che ti opprime. Ora comunque non  pi possibile.
Segu un lunghissimo, singhiozzante sfogo del Villa.
Ti dir tutto - si arrese subito il geometra - ti racconter la mia follia e succeda quel che deve. E qui si rimise a piangere. Era qualche mese che la Calchi mi aveva messo sotto tiro. Prima aveva cercato di avere dei rapporti sessuali con me e si era offesa perch l'avevo rifiutata. Ma io con le donne non riesco ad andare. Poi si era messa in testa di entrare nel direttivo del circolo Lorca, si sentiva lesbica e voleva fare la sua parte di lotta per i nostri diritti. Alcuni scemotti del circolo avevano fatto i settari, volevano una sorta di purezza omosessuale. Io li avevo criticati. Ma lei dava la colpa a me.
Una volta in un'assemblea sostenne che anch'io ero un bisessuale, e io mi incazzai. Non per la cosa in s ma per la menzogna e per l'invasione della mia privacy. Tutto fin l. Intanto stavamo allestendo La madre di Gor'kij. Io mi misi a rovistare nella cantina della sezione Sempione e un'asta di una bandiera fin per caso contro una parete della cantina stessa, che normalmente era nascosta dietro una piccola libreria. Ma in quella occasione il mobiletto con i volumi che conteneva era stato scostato dal muro, l'avevo messo io in mezzo alla stanza per cercare il materiale per la rappresentazione. L'asta fin nella parete per un bel pezzo e io mi resi conto che dietro al muro vi era un ripostiglio mascherato. Allargando il buco, scopersi che vi erano nascoste alcune decine di mitra. Ne tirai fuori uno, con un caricatore. Una magnifica Maschinenpistole come quelle che si vedono nei film. Lo nascosi tra le cose che stavo raccogliendo. Celai poi il buco e qualche giorno dopo lo ricoprii con la calce che presi dalla cooperativa dove lavoro. Non so che cosa mi era preso. Qui un altro pianto. Sentivo come se una provvidenza rossa mi avesse portato a quella scoperta. A me, poi, anche se sono comunista e mi batto per la pace, le armi piacciono per quel terribile destino che si legge nel loro design. Mi portai a casa la Maschinenpistole. Andai qualche giorno dopo in un bosco dove non c' mai nessuno e l provai a fare due tiri: il mitra era stato nascosto con molta cura, funzionava ancora. Allora non pensavo minimamente di usarlo contro la Calchi nonostante le scemenze che aveva detto sul mio conto. Nuovi singhiozzi. Poi arriv quella terribile domenica, il 30 ottobre. C'era l'assemblea del Lorca, la mia creatura: lo avevo messo insieme amico dopo amico, compagno dopo compagno, ragionando con ciascuno sul senso della lotta per i nostri diritti. Non era neanche che mi ero impegnato a diventare presidente per ragioni di potere, consideravo la cosa scontata. Ero il padre dell'iniziativa e chi vi partecipava era come un figlio. Non si eleggono i padri. Appresi con divertimento che qualcuno presentava una candidatura alternativa alla mia. Era un segno di vitalit, di non conformismo, un buon inizio per il circolo. Poi quel candidato alternativo mi sconfisse per cinque o sei voti. Fu come se venisse gi il mondo. Ricominci a piangere. Mi sembrava impossibile. Ma come, vi ho riunito, vi ho insegnato a ragionare, a parlare, a battervi e voi mi tradite. Lo so, era un piccolo circolo di sessanta persone, non un posto di potere. E non era il potere che mi interessava. Era il motivo del tradimento. Non riuscivo a capire, finch la Lorena Brazzi, una operaia lesbica della Oral, una dura, mi ha preso da parte e mi ha detto:  stata la Calchi a organizzare tutto, ha messo in giro delle foto in cui baciavi lei e altre donne, e ha spiegato che non ci si poteva fidare di uno come te che mentiva cos facilmente. Altri singhiozzi. Sono stato sveglio tutta la notte a tormentarmi su come aveva fatto a sputtanarmi cos. Ho ricostruito, poi, la vicenda: doveva avere utilizzato le foto di una qualche rappresentazione teatrale. E con quelle foto la Calchi ha rovinato la mia dignit. Ero diventato uno che andava a donne!. Le lacrime furono incontenibili. Fumai, bevvi di tutto quella notte e improvvisamente mi ritrovai tra le mani il mitra della sezione. Ecco perch una provvidenza rossa me l'aveva fatto trovare, per punire quella bastarda. La mattina scesi nel garage che condivido con un amico che era via per il ponte dei morti, misi su una cerata verde, presi il suo motorino, mi legai il mitra in modo che non si vedesse e corsi al chiosco della Calchi. La cancellai in una X di proiettili. Il mio incubo era scomparso. In trance tornai a casa e incominciai man mano a rendermi conto di che cosa avevo fatto, ma non si poteva pi tornare indietro. Ancora lacerato dai sospiri. Da quel giorno ho vissuto in uno stato d'inebetimento continuando a impegnarmi nei ruoli che mi toccavano: il geometra, l'attore, l'arcista. Ma senza pi tornare in me. Questo  quel che  successo. Il pianto gli sfigur il volto.
Dopo una pausa, un paio di bicchieri d'acqua, Toschi chiese: Ma come  possibile stroncare una vita umana per ragioni tanto minime?.
Non  stato per la presidenza in s. Era la distruzione del mio onore, della fiducia che avevano in me persone care e amiche. Ma neppure questo pu giustificare un assassinio. Solo la pazzia forse lo pu spiegare.
E adesso?.
Adesso sono pronto a costituirmi.
C' un problema, se confessi potrebbe andarci di mezzo il partito. C' in ballo tutta la vicenda dei mitra.
Racconter che l'ho trovato in un altro modo.
Se si mettono sulla pista di un iscritto al PCI, le armi nascoste dai partigiani diventano subito la soluzione pi probabile su cui indagare.
E allora?.
Allora, dovrai collaborare con il partito, scomparire da Milano, rifarti una vita da un'altra parte in un ambiente protetto. Questa  la soluzione migliore.
Io non posso pi pretendere niente. Ho tolto la vita a una donna ancora giovane. La mia non mi appartiene pi.
Toschi, appena uscito Villa, chiam subito Dondi: S,  lui il responsabile. Si pu procedere come previsto.  d'accordo.
Dondi aveva convocato a Niguarda il Giovanni detto Nanni Catti dell'associazione produzione e lavoro della Lega delle cooperative milanese, un trentenne mantovano di media statura, asciutto con l'aria strafottente, scrupoloso ammiratore delle bellezze femminili, tecnico di una grande impresa chimica poi passato al lavoro di partito e infine al mondo cooperativo. Catti era uno sveglio a cui non servivano tanti particolari per orientarsi. D'altra parte il suo mestiere era acquisire lavori per le cooperative del suo settore, colossi nati come societ di muratori, nel duro mondo delle costruzioni milanesi e lombarde: per capirsi un settore che coinvolgeva enti come la Metropolitana milanese, l'Aem e simili ambienti. 
Dondi gli spieg rapidamente ci di cui aveva bisogno: La Cms deve trasferire armi e bagagli, nella giornata di domani, Villa nella sede centrale di Scandiano, trovandogli insieme un posto dove andare ad abitare oltre che una collocazione lavorativa in luogo. Questa soluzione va impostata e decisa entro un'ora e mezza.  dunque bene che ti metta subito in viaggio per parlare con chi dirige a Milano la Cooperativa. Mi raccomando, fai tutto di persona non per telefono. 
E anche solo questa preoccupazione sulla conversazione non telefonica, oltre che la fretta nell'esecuzione delle decisioni, fu pi che sufficiente per far capire la drammaticit della situazione al presidente della Produzione e lavoro. Ti chiamo da Piacenza tra un'ora e mezza, vorrei che fosse tutto a posto per quel momento, cos si accomiat da Catti e di corsa si avvi a prendere il treno accelerato per Bologna. In tre quarti d'ora fu a Piacenza, mont su un taxi e arriv all'appuntamento. Entr nel circolino cooperativo e si ritrov in un ambiente che era pi o meno uguale a quello di Niguarda. Era il circolo dei Partigiani piacentini nel centro della citt emiliana: tavolini di ferro, mezzi litri in vetro, scaffali di plastica, pensionati sparsi qui e l. C'era un telefono da cui chiam Catti che lo inform come tutto fosse a posto con la Cms. Intanto era arrivato Rivolini; gli somigliava molto il presidente dei probiviri emiliani, alto e grosso come lui, sui sessant'anni, aria pacata e grigia di chi non deve apparire troppo. 
Caro Gilgamesh - si rivolse cos, con la pacata familiarit da compagni d'arme oltre che di partito, il milanese. - Sono dentro una vicenda da incubo che dura da pi di una settimana, una cosa che implica un deposito di armi dimenticato in una nostra sezione e un successivo omicidio, ti dico solo questo per farti capire in che acque sto navigando. Ho sentito quelli della Cms per trasferire un loro geometra che vive e lavora a Milano ed  iscritto a una nostra sezione, Lorenzo Villa, alla loro sede centrale di Scandiano. Ho bisogno che il partito emiliano mi dia una grossa mano per integrare e sostenere psicologicamente questo ragazzo, non ci possiamo permettere che abbia una crisi di nervi in futuro.
Non c' problema, dir a Truzzi del circolo Pasolini di Reggio Emilia di andare domani mattina a casa del Villa a Milano e di accompagnarlo nel suo viaggio a Scandiano, e poi d'introdurlo nel mondo associativo reggiano rispose imperturbabile Rivolini senza chiedere, secondo stile della casa, alcun approfondimento sulle cause pi particolari di tutti questi trambusti.
Ah, questi comunisti emiliani. Chiss per quanto ancora saranno in grado di organizzare tutto con questa tempestivit ed efficienza, si chiese il proboviro milanese, terminato l'incontro. Dalla stazione di Piacenza chiam Toschi. Bene, tutto a posto, informa il Villa che verranno a prendere i suoi mobili domani,  gi pronto un appartamento per lui, dunque se ne andr immediatamente. Incominci a prepararsi, impacchetti le robe di casa, prepari la valigia, saluti amici e parenti e li informi della sua partenza. Spieghi bene a tutti che  stata la sua cooperativa a volere il trasferimento alla sede centrale per un'emergenza. Si inventi qualcosa di preciso: un'ispezione ministeriale, la morte del capo della progettazione. Deve essere qualcosa di chiaro e convincente che non possa provocare dubbi. A parte la sua ultima follia tutti mi dicono che il nostro geometra  sempre stato rapido ed efficiente quindi le scuse per il suo improvviso trasferimento le pu mettere insieme lui meglio di qualsiasi altro. Naturalmente fattele dire in modo da giudicare se sono convincenti. Verifica che non sia fuori di testa. Come capisci, poi, l'essenziale  che tutto avvenga nei tempi pi celeri possibili.
Tutto sar fatto come ordina la commissione probiviri rispose il Toschi, che pur essendo uscito dal partito rimaneva particolarmente legato alla macchina meno appariscente dell'organizzazione - un po' forse in omaggio al padre che a costruirla aveva tanto contributo - e provava quasi un piacere nel vedere come funzionasse sotto sforzo, non solo sistemando tutto fino nei particolari ma facendolo in tempi che un osservatore esterno avrebbe trovato impossibili.
Alla fine pi del Toschi, ottimo conoscitore degli arcana imperii del PCI, quello stupito fu uno molto laterale rispetto alla macchina del partito come il Villa, che dalla sua peraltro impacchett una bella motivazione per il trasferimento. Non capisco proprio come abbiano fatto a decidere e a programmare tante cose e tutte insieme confess a quello che era diventato il suo angelo custode, il notaio milanese.
Questi sorridendo osserv: Dalla tua biografia, quella che mi hanno fornito quando mi hanno chiesto di seguire il tuo caso - infatti, permettimi di svelarti questo altro particolare: chi collabora con la macchina deve essere ben informato -, ho letto che sei stato tra i Lagunari di Venezia, ebbene questo corpo militare pur scelto non potrebbe mai competere quanto a capacit organizzativa con la parte pi sperimentata dell'apparato comunista. Credi a me che li conosco bene.
Il pi grosso della squadretta emiliana, Temistocle, si colloc proprio di fronte al banchetto dei fascistelli, davanti all'entrata del Liceo Beccaria.
Verso il banchetto, da un'altra direzione, si avvicinava Zora, un'esile biondina sui venticinque anni, del tutto diversa dai suoi compagni emiliani schierati nell'operazione. Il capo della squadretta, Ariele, aspettava sul marciapiede in sella a una moto enorme. Quattro altri con possenti mazze da baseball erano chiusi in un furgoncino, pronti a intervenire se le cose si fossero messe male.
Temistocle incominci a sputare alcuni enormi scaracchi nerastri, arricchiti dal sigaro che fumava, davanti al banchetto neofascista. Il Bonforti, capo del manipolo e responsabile del banchetto, lo guardava male e al quinto sputacchio cominci a dire: Un po' d'educazione.
Temistocle proseguiva. Incominciarono a levarsi delle grida bellicose da parte di quelli del Fronte della Giovent: Uei! Gorilla, va a sputare a casa tua.
Temistocle era imperturbabile, armato di un'infinita quantit di saliva era arrivato al quindicesimo sputacchio: un rivolo nerastro cresceva verso il banchetto del Fronte. L'attenzione di tutti, studenti, professori, fascistelli, curiosi, era concentrata su questo inusuale spettacolo.
Zora si piazz a fianco di Bonforti, chiese di comprare un libro su Roma imperiale, poi mentre Temistocle proseguiva nella sua impresa, lei si rivolse al dirigente del Fronte della Giovent, esprimendo solidariet contro gli sputi: Quelli l hanno ucciso mio nonno. 
Quel gorilla l? chiese Bonforti. 
No, intendevo i comunisti dopo il '45 rispose Zora e, simulando turbamento, lasci cadere a terra il libro appena acquistato. Il galante fascistello si chin a raccorglierlo e la vispa ragazza ne approfitt per impadronirsi di un paio di guanti che Bonforti aveva lasciato appoggiati al banchetto.
Poi Zora si avvicin all'auto di Bonforti, una Due Cavalli nera, e fece un segno al motociclista della squadretta che a sua volta avvis con un altro cenno Temistocle. E fu il caos.
Lo sputacchiante provocatore si avvicin al banchetto dei fascistelli e senza alcuno sforzo lo sollev e lo rovesci sui poveri attivisti del Fronte della Giovent. Tutto intorno un folto gruppo degli studenti del Liceo Beccaria rideva e incitava il gorilla. I fascistelli presi alla sprovvista reagirono cercando di catturare Temistocle che per era prontamente balzato sulla moto di Ariele il quale aveva provveduto ad avvicinarsi.
Mentre la baraonda cresceva, Zora non ebbe nessuna difficolt ad aprire la Due Cavalli nera, spalancare il cruscotto e infilare due proiettili della Maschinenpistole avvolti dai guanti di Bonforti. Poi richiuse cruscotto e auto e si allontan tra le urla e le invettive degli aggrediti contro Temistocle.
Un'ora pi tardi una telefonata anonima al commissariato di zona Sempione, da parte di un esponente del Fronte della Giovent che non voleva rivelare il suo nome ma dichiarava di non ammettere l'assassinio come arma politica, denunciava Bonforti. Va in giro con proiettili di una Maschinenpistole nella sua macchina. Se vi fate furbi lo beccate. E chiedetegli della sua amicizia con Tato Priviteri, un killer di Epaminonda. 
Un'ora e mezzo dopo l'ispettore Modena, tutto eccitato perch finalmente decollava la pista Epaminonda, otteneva un mandato di perquisizione per la macchina di Bonforti e scopriva nel cassettino dell'auto due proiettili uguali a quelli usati per uccidere la Calchi racchiusi nei guanti del fascistello.
Il capo del Fronte della Giovent del Sempione si difese con foga, e non manc di ricordare lo scontro del mattino: L'hanno usato per coprire l'operazione preparata per incastrarmi. Sentite quel fannullone della Digos che ci sorveglia sempre.
Modena lo fece, sent quello della Digos e la descrizione della vicenda gli cre qualche dubbio.
Gli arriv poi un rapporto ancora della Digos. Bonforti Iacopo, elemento di spicco del Fronte della Giovent, coinvolto in numerose risse con esponenti della sinistra extraparlamentare, ama sfidare il movimento studentesco del Liceo Beccaria, istituto dove ha compiuto i suoi studi ottenendo la maturit classica. Ora frequenta la facolt di Legge della Statale di Milano, luogo dove evita atteggiamenti apertamente provocatori, anche se si  notata la sua presenza in alcuni scontri con il cosiddetto movimento studentesco. Viene considerato un quadro particolarmente stimato dai dirigenti del Msi milanese. In diverse occasioni ha preso le distanze dalle frange pi estremiste del neofascismo cittadino. Nel 1973 testimoni contro alcuni suoi camerati nel caso dell'assassinio dell'agente di polizia Antonio Marino durante una manifestazione della cosiddetta maggioranza silenziosa. Ha anche, riservatamente, denunciato Picchi Cesare, elemento collegato ad Avanguardia nazionale, sospettato di collegamenti con settori terroristi di estrema destra, arrivato a Milano armato di una berretta calibro 22.
Insomma era un dirigente provinciale del Fronte della Giovent, ben inserito, non alieno da scontri fisici con quelli dell'estremismo di sinistra, per con un bel carnet di informazioni fornite su persone colluse con il terrorismo di destra. E queste denunce le faceva da quando aveva vent'anni, come testimoniava il caso Marino. Come poteva uno che consegnava alla polizia i suoi camerati per atti di violenza armata essere lo stesso che poi andava in giro con una Maschinenpistole a fare il tirassegno su fioraie comuniste? Che senso aveva un atto come l'omicidio della Calchi rispetto a quella che sembrava una classica carriera politica: un po' di organizzazione giovanile, poi il partito, poi l'elezione in una qualche assemblea rappresentativa?
Tutto sarebbe stato incredibile se non ci fosse stata la pista Priviteri-Epaminonda. E proprio su questo punto l'ispettore cominci a torchiarlo. Finito di appurare che non aveva un alibi per luned 31 ottobre nella prima mattinata, gli chiese dei suoi rapporti con Tato Priviteri.  un giovane camerata del Fronte, un leader della rivolta di Reggio, una persona che stimo.
E stimi anche il suo amico Epaminonda?. 
Di quei tempi il Tebano non era ancora cos famoso, ma l al Sempione non se ne ignoravano le attivit. 
Bonforti neg con sdegno: Avanti con le calunnie dei rossi,  questo lo stile della nuova polizia?. 
Modena allora trasse da una cartelletta le foto di Epaminonda e Priviteri di fronte al circolo Amici della pittura. 
Bonforti sbianc e smise di rispondere.
Alle 16 e 30 Farias, informato dall'ispettore Modena, avvis la federazione che era stato arrestato un neofascista per l'omicidio di Bruna Calchi. Pessina conosceva gi per filo e per segno molti dei particolari della vicenda e naturalmente non lo fece capire neanche al potente avvocato, ponte con il commissariato Sempione. Dondi aveva avvisato il segretario provinciale dell'operazione di diversione studiata da lui stesso e Cavenaghi. Lo aveva informato sia del progetto, sia, dopo, della esecuzione. In seguito all'arresto ufficiale di Bonforti, il segretario della federazione decise che era opportuno convocare la segreteria. Sul caso del fascista assassino potevano montare spinte incontrollate di rabbia politica. Dannose in s. E ancora pi pericolose per la debole consistenza delle accuse al neofascista, di cui erano ben consapevoli sia lui sia Dondi e Cavenaghi.
Alla segreteria riunita Pessina spieg come il Movimento sociale avesse scaricato, sia pure informalmente, il suo dirigente giovanile (in realt quelli del Msi si erano limitati a un comunicato in cui si chiedeva che venisse fuori tutta la verit nei tempi pi rapidi possibili), spieg ancora che risultava come il dirigente del Fronte della Giovent fosse stato arrestato sulla base di un esposto di un giovane missino. Naturalmente omise di raccontare come la denuncia fosse stata anonima. Sulla base di queste, per cos dire, informazioni, Pessina propose che si seguisse una linea il pi prudente possibile: non  un assassinio compiuto da un'organizzazione neofascista, ma da uno squilibrato, che era anche dirigente di un'organizzazione neofascista, in contatto con ambienti malavitosi. Le forze politiche parlamentari, compreso il Msi, sembrano del tutto orientate a escludere la violenza armata come forma di lotta politica e paiono prendere le distanze nettamente da chiunque si metta sulla strada del terrore o dell'assassinio. Tanto pi in collegamento con la criminalit organizzata. Non si  dunque di fronte a un fatto politico ma alla deviazione di un singolo. La soddisfazione per la cattura dell'assassino di una nostra compagna - osserv ancora Pessina - non deve tramutarsi in agitazioni politiche incontrollate. Anche se  giusto, poi, in termini di polemica politica, chiedere ai dirigenti del Msi di essere pi attenti a chi si portano in casa, mattoidi e criminali. Ed  altrettanto opportuno, attenendosi a una riflessione pi generale, ragionare sugli inevitabili legami tra un'ideologia della violenza come il neofascismo e il comportamento di chi questa ideologia frequenta. Ma va riconosciuta comunque a quelli del Msi la volont di cercare di frenare le spinte dei pi esasperati.
La Restelli chiese se non fosse il caso di forzare un po' la situazione, mettendo il Msi in maggiori difficolt politiche. Pessina rispose ricordando il quadro politico italiano segnato dalle imprese delle Brigate rosse che pareva stessero cronicizzandosi e addirittura crescendo di livello. Sottoline, insieme, i colpi dati alle organizzazioni terroristiche o filoterroristiche di destra, Nar, Ordine nuovo e simili. Il punto politico era che di fronte alla serie di assassini rossi, c'era da garantire la tenuta dei nervi della societ per evitare lo scatenamento di reazioni incontrollate. Che si sa bene come conducano inevitabilmente a destra. Per questo motivo qualche tempo prima, quando le Br avevano gambizzato un giornalista di destra, l'Unit era stata molto pi solidale con il ferito di quanto lo fosse stato il Corriere della Sera, che un po' irresponsabilmente aveva preferito sottovalutare la notizia per passate e presenti rivalit. Il problema era quello di tenere sul terreno del confronto non violento sia il giornalismo di destra sia il Movimento sociale. Questo era il compito che si doveva proporre un'organizzazione politica democratica dotata d'intelligenza e visione.
Ma non ci sar una reazione aspra da parte della sezione? si domand il vecchio Donati, l'ex sindacalista ora in segreteria.
L'assassino  stato individuato. L'esigenza di fondo di giustizia  stata raggiunta. Se faremo sapere, sotto il vincolo di una assoluta riservatezza (cosa che aumenta l'autorevolezza dell'informazione), come la soffiata sia venuta dagli stessi ambienti del Msi, riusciremo a convincere anche i compagni pi amareggiati dalla morte della Calchi come la necessaria protesta antifascista debba restare dentro binari corretti. Pi che un volantino,  meglio suggerire una distribuzione straordinaria dell'Unit, garantendo cos un'informazione pi articolata e naturalmente meglio orientata. Ai lavori del direttivo della Sempione oltre che a Cavenaghi, il compagno del regionale che sta seguendo la preparazione della conferenza dei lavoratori comunisti della zona Sempione e che  indispensabile che venga in sezione, parteciper anche io come capo del partito cittadino e aiuter il segretario di sezione, un compagno capace di assumersi le sue responsabilit, a tenere la discussione e gli orientamenti successivi su una linea giusta. Cos parl Sisti che aveva concordato prima questa linea con il segretario della federazione.
Dalla sua Pessina, che aveva gi parlato con l'Unit, inform come il giorno dopo sarebbe stato pubblicato un editorialino nelle pagine della cronaca che avrebbe dato la linea ai comunisti milanesi.
Poi il segretario della federazione chiese a Pozzi, il responsabile della commissione cultura e media, di fermarsi un secondo. Dovresti sentire un po' di tuoi amichetti della stampa per spiegare che cosa c' dietro l'omicidio Calchi. Soprattutto va sottolineato il ruolo non negativo del Msi. Anzi senti pure il Meoli e digli di parlare con i suoi amici dei giornali di destra, di buttargli l qualche informazioncina e qualche interpretazione dell'accaduto.
Verso le 18 Cavenaghi e Sisti si apprestavano a recarsi al direttivo della Sempione. Chi fa il poliziotto buono? chiese il segretario cittadino. Beh, l'autorit per fare quello cattivo  tutta tua rispose l'ingegnere.
Intanto negli scintillanti saloni della nuova sede della sezione, Marozzi accoglieva i primi membri del direttivo. Il segretario della sezione era soddisfatto perch l'autore del delitto era stato preso. Anche il fatto che, alla fine, si trattasse di un caso politico in qualche misura gli sembrava aiutasse a rivalutare la dignit della povera Bruna. Essere ammazzati nemmeno trentenni era una terribile tragedia, ti tagliava spietatamente fuori dalla stagione della vita in cui puoi sperimentare finalmente le tue capacit. Essere uccisi, per, in modo casuale o per un motivo banale faceva ancora pi rabbia. Cos ragionava ancora il segretario della Sempione ed era un po' turbato perch l'interpretazione dei fatti sostenuta dal suo amico e leader Sisti era che il neofascista assassino fosse uno spostato colluso con criminali, non uno che uccideva una comunista per un disegno politico strategico.
Insomma il suo eroe preferito gli chiedeva di ridimensionare il destino della Calchi: da martire antifascista a vittima sfortunata di criminaloidi.
Ubbidire all'amico-ispiratore gli sembrava quasi un tradire la compagna iscritta alla sua sezione. Era un'ora che si attorcigliava le budella intorno a questo dilemma. L'amico segretario cittadino aveva avvertito, nelle poche parole scambiate con lui, che c'era un problema e per questo motivo aveva scelto di partecipare in prima persona alla riunione. I compagni che iniziavano a mettersi intorno al tavolo del direttivo non erano informati delle ansie del loro segretario, anche se ne coglievano l'aria turbata. Chiss come mai, pensavano. In fin dei conti  stato preso l'assassino della Bruna. Il che non ce la riporta in vita ma almeno un po' la vendica.
Marozzi introdusse il direttivo pencolando tra l'approvazione per l'opera della polizia - sperava con questa esibizione di senso dello Stato di soddisfare l'esigenza di pacatezza politica posta da Sisti - e la denuncia dello spirito violento del neofascismo che non casualmente si materializzava quando si scontrava con una figura cos combattiva come quella della Calchi. E questo era il suo contributo alla glorificazione della compagna morta. Intervennero un paio di compagni.
Poi prese la parola Cavenaghi, non un grande oratore ma abituato dalla pratica costante a un'analisi della situazione che gli permetteva di essere un ottimo argomentatore. Cari compagni, io mi chiedo e vi chiedo cosa veramente possa onorare la memoria della nostra compagna assassinata. Io credo che lei sia morta perch vi  in Italia chi impazzisce dalla rabbia perch il nostro partito  sempre pi una grande forza nazionale, quella che meglio sa portare pace e libert alla nostra societ, perch i rossi descritti dai reazionari come mostri pericolosi sono alla fine la forza che meglio difende i livelli di civilt raggiunti dal nostro popolo. Se questa  la verit, allora il modo migliore per ricordare la nostra compagna  affermare la vera grandezza dei comunisti italiani, fermi nel chiedere giustizia ma capaci di rinunciare a qualsiasi spirito di vendetta consapevoli di quel che realmente serve al nostro popolo, pronti a guardare e far guardare in avanti i propri militanti e interlocutori, senza chiudersi in uno spirito di pura recriminazione. Nella psicologia disturbata dell'assassino della Calchi, al di l delle luride trame criminali, c'era la volont con un gesto cos orrendo, per di pi rivolto a una donna, di aprire una spirale di violenza che rimettesse in gioco pulsioni e manovre sempre pi emarginate dal confronto democratico imposto da noi. Ecco perch il compito dei comunisti, da Roma fino alla sezione Sempione,  chiedere giustizia e insieme rasserenare gli animi.  non arrendersi alla furia di miserabili come questo Bonforti che pure ci ha colpiti in un modo cos crudele.
L'intervento di Cavenaghi piacque - il richiamo alla funzione nazionale dei comunisti esaltava sempre l'orgoglio dei militanti - e non piacque. C'era bisogno di pi azione in una simile situazione. Dunque, in sostanza, non piacque. E incominciarono a intervenire tutti i notabili del direttivo per spiegare che era l'ora di andare gi duri con il Msi, vero incubatore di violenze, che sotto l'apparenza dell'accettazione del parlamentarismo, dalla strage di piazza Fontana alle bombe di Brescia, si trovava sempre una pista che portava a qualcuno iscritto al Movimento sociale. 
Cesira Sarti pronunci la frase che stava nel cuore della grande maggioranza dei compagni:  questo che dobbiamo alla Bruna.
Toccava ora al segretario cittadino Sisti riportare la calma nella discussione. Se ne era capace.
Ebbene compagni, grazie ad amici che non mancano nella polizia, noi sappiamo che l'indicazione delle prove che incastrano Bonforti  venuta dalla direzione provinciale del Fronte della Giovent. Insomma  stato lo stesso Msi a consegnare alla polizia il suo attivista. Questa informazione cambia radicalmente il quadro di riferimento che era dietro a molte delle prese di posizione assunte in questa riunione. Non si pu neppure lontanamente pensare a una scelta organizzata nell'assassinio della Calchi. Chi l'avrebbe organizzata? Il Msi? E poi, dopo avere preparato l'assassinio, denuncia il suo attivista con il rischio che quello racconti delle sue complicit nel partito?  un'ipotesi che non sta in piedi. Per altro verso risulta poi, cos ci dicono ancora ambienti democratici della polizia, che Bonforti non avesse rapporti con altri gruppi estremistici di destra. Dunque non c' neanche la responsabilit di qualche gruppetto reazionario estremistico. Siamo di fronte, mi pare di poterlo desumere con una certa sicurezza dalle cose a nostra conoscenza, a un atto tra la bravata e la follia, assolutamente individuale, e traspaiono collegamenti con la 'ndrangheta calabrese per interessi quasi sicuramente toccati da una delle tante battaglie della Calchi. Questi sono i fatti. Quanto al ragionamento politico, permettetemi di tornare a ci che diceva il compagno Cavenaghi che vi richiamava a confrontarvi con la situazione politica attuale. Vi  nel paese una situazione di grande tensione, la microguerriglia delle Brigate rosse esaspera settori sempre pi ampi della societ. Qual  l'obiettivo che si devono dare i comunisti in questa situazione, accentuare o allentare la tensione? Una crescente tensione servirebbe ad aprire sbocchi a sinistra? Esasperando le tensioni si potrebbe uscire dalla fase politica attuale a sinistra, dando pi peso al nostro partito? O, piuttosto, l'esasperazione politica non preparerebbe esiti moderati o ancor peggio reazionari?  evidente quali siano le risposte da dare a questi interrogativi. In questo quadro va considerato ancora se, quando un'organizzazione di per s spregevole come quella neofascista decide di stare sul terreno del parlamentarismo, sia nostro interesse ostacolarla o agevolarla.  evidente anche in questo caso la risposta. Dunque, cari compagni, pur comprendendo la vostra emozione, l'unica cosa da fare, anche per onorare la memoria della compagna Calchi,  aiutare i processi di pacificazione democratica della nostra societ. Come spiegava appunto il compagno Cavenaghi.  evidente come oggi non servano mozioni degli affetti ma assunzioni di responsabilit razionali. Anche per questo vi propongo di organizzare domani una diffusione straordinaria dell'Unit. Vi manderemo dalla federazione anche due o tre funzionari per aiutarvi. Con questa iniziativa si potranno mettere a disposizione di chi simpatizza per noi strumenti per riflessioni adeguatamente articolate e meditate.
In fondo gli iscritti del PCI erano un po' bambini, nel senso di anime candide, e un po' militari che vogliono capire quale  la strategia per le battaglie che dovranno affrontare. Il taglio del discorso di Sisti, da pap che svela (compreso qualche particolare scabroso) com' fatto il mondo esterno, e da ufficiale che indica la mappa del territorio su cui devono agire, era quello giusto per conquistarli. E li conquist. 
La mattina seguente, tra le sette e le otto, dieci compagni della sezione tra quelli del direttivo avrebbero diffuso l'Unit presso le principali fermate dei mezzi di trasporto che portavano la gente dentro e fuori dal quartiere Sempione.
Marozzi, sempre pi innamorato di Sisti, approv. A come tenere viva la memoria e l'onore della Calchi ci avrebbe pensato in seguito.
Era dalle vacanze di agosto che l'ispettore Modena non vedeva suo padre. Quindi, nonostante arresti e scombussolamenti del pomeriggio, corse alla stazione centrale per andarlo a ricevere. Sul neofascista Bonforti e sulla conclusione del caso Calchi poteva concentrarsi domani.
Suo padre Gaetano Modena era stato poliziotto anche lui, aveva concluso la sua carriera come maresciallo proprio a Milano. Poi, quando era andato in pensione, era tornato nella sua Salerno. Era pi basso del figlio e soprattutto non aveva quell'aria da borghese disinvolto che l'ispettore aveva man mano acquisito. Il vecchio Gaetano, ultrasettantenne, era un poliziotto d'antan: sguardo severo, taglio militaresco dei capelli e impostazione rigida dei gesti. Mentre il figlio poteva essere scambiato per un intellettuale, il padre si vedeva lontano un miglio che era stato uno sbirro.
Dopo il pranzo e dopo il telegiornale, la discussione casc inevitabilmente sui casi che Modena jr. stava seguendo. Il vecchio maresciallo segu con attenzione la descrizione del caso Calchi e dopo avere ascoltato tutte le ipotesi, gli indizi, i clamorosi sviluppi con l'arresto del neofascista, a un certo punto osserv: Mi ricordo bene di parecchie vicende legate alle Maschinenpistole Mp 40 dopo il '45.
Gi, tu eri qui a Milano dopo la guerra ricord l'ispettore.
Ne scovammo parecchi di quei mitra.
Depositi di armi di neofascisti?.
No, erano innanzi tutto i partigiani comunisti che li nascondevano. Negli ultimi mesi della Resistenza avevano messo le mani su diversi depositi nazisti, e distribuito queste armi a vari reparti partigiani. Finita la guerra una parte dei mitra furono riconsegnati come aveva ordinato il capo dei comunisti, Togliatti, ma un bel po' di quelle perfette armi tedesche vennero occultate (come suppongo avesse ordinato lo stesso Togliatti). Le nascondevano innanzi tutto nelle grandi fabbriche che allora erano sotto il loro controllo; dalle parti del quartiere Sempione di sicuro uno dei centri di occultamento e smaltimento di armi era l'Alfa Romeo. Avevamo un informatore che ci parl proprio della fabbrica di auto, qui del Portello, in fondo a corso Sempione, come uno dei luoghi dove si accumulavano armi. Quando decidemmo di andarle a sequestrare, le armi sparirono e il nostro informatore fu trovato, per fortuna ancora vivo ma con la testa rotta, in piazza Prealpi. Anche i comunisti avevano i loro informatori nelle nostre file, d'altra parte l'epurazione dei partigiani nella polizia compiutamente avvenne solo dopo il '48. Comunque, depositi di Maschinenpistole ne trovammo poi in tanti luoghi. Talvolta in alcune sezioni del PCI.
Secondo te l'ipotesi che i mitra, dunque, siano stati nascosti dai partigiani comunisti  quella pi probabile? Ma nel dopoguerra non furono pochi i fascisti che non smisero di combattere e che comunque occultarono le proprie armi.
S, ma i repubblichini si tenevano i propri italianissimi mitra, tra l'altro dei magnifici Mab che funzionavano assai bene. Non erano loro che sequestravano le armi ai tedeschi.
Avrei dovuto cercarti qualche settimana fa, avrei impostato diversamente l'indagine - osserv Modena jr. - Per non penso che si possa escludere tassativamente che qualche fascista abbia avuto la possibilit di mettere le mani su una Maschinenpistole e poi l'abbia fatta arrivare a un suo giovane erede com' questo Bonforti che abbiamo appena arrestato.
No, non si pu escludere. Avete indizi solidi contro di lui?.
Abbiamo trovato due proiettili del tipo di quelli utilizzati contro la Calchi nel cruscotto della sua macchina. E ci sono legami con un mafioso calabrese.
E perch mai teneva una prova cos imbarazzante nel suo cruscotto?.
Molti parlano di questo neofascista come di uno spaccone, di un esibizionista: questo suo carattere spiegherebbe un atto apparentemente insensato.
Il padre aveva sonno, il figlio invece era turbato. Maschinenpistole nascoste dai partigiani. Astrattamente questo poteva spiegare un altro corso della vicenda, diverso da quello che lui aveva imboccato dopo l'arresto di Bonforti. Avrebbe dato una giustificazione per esempio a quell'improvviso cambio di sede della Sempione che gli aveva lasciato un piccolo dubbio. Domani mattina dovr impegnarmi per cercare di capirci qualcosa in pi, si annot mentalmente l'ispettore.

Venerd 18 novembre
Via Trebazio  una non via. Per gran parte del suo breve percorso non  che il retro molto verde di un grande caseggiato.  un luogo assolutamente tranquillo, in grande contrasto con il formicaio di uomini e macchine che  corso Sempione, in cui pure la non via sfocia. Lungo questa breve, ma non stretta, strada si allineano piccoli edifici che sembrano pi officine che sedi residenziali. In uno di questi edifici-officina, al numero 9, abitava Villa e grazie al quasi isolamento della sua abitazione e al garage a cui si accedeva per vie interne quel fatale luned 31 ottobre era stato in grado di uscire, uccidere la Calchi (il cui chiosco si trovava a duecento metri da via Trebazio) e rientrare senza che nessuno lo notasse. Ora quel luogo assolutamente tranquillo era diventato un cantiere pieno di uomini e rumori. Gi dalle sette la solita squadretta emiliana aveva invaso la casa di Villa: pezzo dopo pezzo, tovaglia dopo lenzuolo, piatto dopo libro, sedia dopo letto, tutto veniva impacchettato e trasferito in un gigantesco camion che la Traslocoop aveva prestato alla squadretta per trasferire l'intero appartamento, fino all'ultimo spillo, a Scandiano, provincia di Reggio Emilia. Uno degli uomini della squadretta aveva provveduto, appena arrivato, a farsi dare da Villa il mitra e la cerata usati per l'assassinio della Calchi, e a portarli rapidamente nella discarica gi usata nelle precedenti occasioni.
Alle otto arriv pure Toschi che diede l'ultima parola d'incoraggiamento al geometra della Cooperativa muratori di Scandiano. Subito dopo, giunto a Milano in treno da Reggio Emilia, entr nell'appartamento in via di svuotamento Elfo Truzzi dell'Arci gay di Reggio, l'uomo mandato da Rivolini. Un bel ragazzo, alto, muscoloso, biondo e con gli occhi azzurri. Si present a Villa: era a sua disposizione per tutta la giornata, l'avrebbe accompagnato prima a Scandiano e poi a Reggio, dove gli avrebbe mostrato le sedi delle istituzioni culturali che potevano interessarlo come il circolo Pasolini, l'enorme sede dell'Arci caccia reggiana, la palestra Dinamo, il gruppo teatrale La valigia che avrebbe senza dubbio accolto con molto piacere un brechtiano del valore del giovane geometra.
Villa era ancora stordito, era passato dalla nebbia che gli aveva invaso la testa dopo l'assassinio della Calchi allo stato di trance in cui era entrato quando aveva rivelato il suo delitto a Toschi. Ora si era consegnato mani e piedi al partito perch facesse di lui quel che voleva. La sera prima aveva dato il suo addio ad amici e parenti, ricamando sulla storia dell'improvvisa emergenza della Cms e il suo dirompente amore per la provincia emiliana.
Riflett sulla descrizione cos particolareggiata che Truzzi faceva dei luoghi della sua prossima vita. Ora questo  quel che desidero sopra ogni cosa, si disse Villa. Questa  la mia unica speranza, essere ridotto a un puro oggetto, diventare una rotellina pienamente integrata in un meccanismo che mi controller totalmente.
Non  che i comunisti emiliani fossero proprio in grado di assicurargli un trattamento del genere. Spesso c'era dell'esagerazione nelle lodi o deprecazioni della capacit di governo totale della vita delle persone da parte del sistema municipal-cooperativ-associativ-partitico emiliano. Per, qualche aspetto di assoluta capacit di organizzazione della vita delle singole persone, in qualche modo, ogni tanto lo dimostravano, soprattutto se si collaborava con loro. In alcune punte della loro esperienza, per alcuni periodi gli emilocomunisti si avvicinavano a questa gestione della societ come un meccanismo perfetto, in cui niente veniva lasciato al caso. Quel tipo d'esistenza che in quei giorni tanto era nelle nuove aspirazioni di Villa. Un'esistenza in cui venivano garantiti oltre alla culla e alla tomba, un po' di bingo, di partite a briscola, di ballo liscio, di conferenze sui problemi del terzo mondo (con filmati), di salamelle sulla griglia, di concerti bandistici per il 25 aprile e il primo maggio.
Il geometra fece accomodare Elfo nella sua Due Cavalli rosa e insieme si misero in viaggio nella scia dell'enorme camion della Traslocoop: due ore e mezza dopo erano a Scandiano, la destinazione finale.
L'appartamento scandianese, trovato e approntato rapidamente dalla Cms, consisteva in una di quelle villettine a schiera (tre locali e un giardinetto) tipiche di una certa edilizia cooperativa. Era collocato in una sorta di circonvallazione del paesone, via del Mulino al 12. Con una eccellente vista sul torrente Tresinato. Non male, seppure a Milano c'era un po' pi di vita. E altrove si godevano paesaggi anche pi attraenti.
Forse non era un posto molto identificabile e identificato. D'altra parte ormai le periferie erano tutte cos: gli antichi stili di costruzione che distinguevano un'area dell'Italia dall'altra per disegni e uso di materiali non esistevano quasi pi. Si edificava essenzialmente con prefabbricati predisposti in un luogo qualsiasi e pronti per un qualsiasi luogo. Forse solo i lampioni (uno lungo, di cemento, color arancione spento, con una lampadina violetta sorgeva proprio davanti alla casetta di Villa) erano diversi da una citt all'altra. A Milano ce n'erano di tradizionali, verde bottiglia, con su lo stemma del Comune, molto dignitosi, e di folli messi su da qualche assessore in preda a crisi creativa.
Truzzi, che aveva praticamente avuto dal partito il compito di adottare Villa, lo aiut nell'operazione di sistemazione della casa, mentre la squadretta con l'abituale efficienza in quattro e quattr'otto trasfer nel nuovo appartamento tutti i mobili e pi in generale qualsiasi cosa posseduta dal geometra nella sua residenza milanese.
Alle 14 e 30 Truzzi e Villa si rimisero in macchina, anche se molti degli oggetti traslocati, dai libri al vestiario, dovevano essere ancora sistemati. La destinazione del nuovo viaggio era Reggio Emilia. Fu consumato un pasto impegnativo ai Quattro Pini, dove si mangiava alla reggiana: erbazzone, coniglio al modo locale, Bianco di Scandiano e Lambrusco delle Cantine riunite, grana reggiano (indistinguibile, se non per i paranoici locali, dal parmigiano), una torta sbrisolona che era arrivata dalla vicina Mantova.
E poi Truzzi port in giro il geometra nella sua nuova citt di riferimento, in visita ai luoghi che da quel momento in poi avrebbero scandito la vita dell'ormai ex milanese. Un po' di genius loci Villa lo conosceva gi, essendo impiegato da tanti anni nella Cms. Comunque Truzzi fece assaggiare al geometra milanese qualche esempio di welfare emiliano. In qualche misura non diverso da quello svedese, con solo un po' di Lambrusco in pi.
Reggio  una citt anomala rispetto ai centri maggiori del resto della regione, risente particolarmente della pianta da antico accampamento militare romano, che d geometria e in qualche modo piattezza alla sua disposizione geografica. Forse la stessa morfologia da paesone accentua l'aria un po' contadina che distingue Reggio da luoghi tipicamente e raffinatamente urbani come Bologna, Modena o Parma.
Certo per ricchezza e offerta di servizi culturali non  Milano. Ma Reggio, comunque, non  il posto peggiore possibile per passare la propria esistenza, pens Villa cercando di convincersi.
L'ispettore Modena era ancora turbato dai ricordi-rivelazioni del padre. Svegliandosi si chiese come potesse schiarirsi le idee (e la coscienza) sul caso Calchi. Dopo aver preparato il caff al genitore e avergli dato appuntamento per mezzogiorno, se ne and nel suo ufficio in commissariato.
Il grigio novembre milanese non l'aiutava a superare l'amarezza. C'erano grandi e scure nuvole nel cielo sopra di lui. E grandi e scure nuvole sentiva dentro di s.
Forse valeva la pena d'ispezionare la vecchia sede della sezione Sempione. Chiss che non riuscisse a trovare un indizio su dove era stata nascosta la famosa Maschinenpistole.
Aspett le nove e si mise in cammino verso quella che era diventata la sede di zona del sindacato pensionati Cgil, in via Rosmini 12. Usc in corso Sempione e attravers il grande viale. L'umore nero lo spingeva a notare i filari di platani lungo il corso collocati in modo da riprodurre il disegno dei grandi boulevard parigini. Che alberi miseri, che corteccia poco attraente, anche le foglie non gli garbavano quella mattina. Eppure, brutti com'erano, tutti in fila facevano un certo effetto, davano un'aria autorevole al viale.
Penetr tra le strade che costeggiavano corso Sempione, via Prina, via Moscati, via Londonio, e portavano verso via Canonica e poi in via Rosmini: camminare in luoghi meno aperti del grande corso gli dava un certo sollievo. Aveva bisogno di spazi chiusi che lo nascondessero, piuttosto che di ambienti larghi che lo invitassero a guardarsi intorno. E soprattutto dentro. In dieci minuti fu alla sede dell'ex sezione.
Andiamo a vedere se riusciamo a trovare qualche traccia di questa maledetta Maschinenpistole, consider Modena. Dopo che ebbe suonato alla porta dell'ex sede della Sempione, gli si present un funzionario dello Spi-Cgil. A questi l'ispettore chiese di poter visitare la sede appena inaugurata del sindacato dei pensionati del quartiere, spiegando che gli serviva dare un'occhiata ai diversi locali nel quadro delle indagini che stava svolgendo sull'uccisione di un'iscritta alla sezione del PCI Sempione, in particolare per verificare se era rimasta qualche traccia di una provocazione neofascista venuta compiutamente alla luce in questi giorni. Il funzionario dello Spi chiam il segretario provinciale che non ebbe niente da obiettare sul fatto che l'ispettore di polizia visitasse la loro sede.
Modena esamin la stanzetta d'entrata, la sala per le riunioni, l'ufficio che un tempo era dedicato agli incontri del direttivo. Poi scorse una scala che dava su un piano inferiore. Era l'accesso alla cantina. Chiese di poterla vedere. Il funzionario sindacale lo accompagn.
In fondo ai venti metri quadri del locale collocato sotto la sede vera e propria della sezione c'era una sorta di ripostiglio colmo di carbone. Carbone? si domand Modena. Che cosa ci faceva del carbone in una sede sindacale? Lo chiese al funzionario.
Abbiamo costituito un fondo di solidariet per la citt di Svishtov in Bulgaria che  stata colpita da un terremoto. Abbiamo raccolto carbone, coperte, latte in polvere. Presto invieremo tutto.
Ma quel terremoto, se ricordo bene,  stato a marzo.
S, ma la scorsa settimana sono crollati alcuni edifici. E comunque la solidariet  sempre lenta a mettersi in movimento.
E il carbone da dove viene?.
Non sono io che ho seguito questa vicenda. Mi pare da una cooperativa.
Modena ringrazi e usc. Un ripostiglio probabilmente precedentemente chiuso e mascherato, un carico di carbone provvidenzialmente arrivato per coprire qualsiasi traccia del passato. Se voleva ulteriori elementi per alimentare i suoi dubbi sulla provenienza della Maschinenpistole, era stato accontentato. Ma che cosa poteva fare? Una cosa sicuramente: essere assai pi prudente nei confronti di quello studente di destra arrestato la cui posizione appariva sempre pi quella di un capro espiatorio.
I suoi dubbi, nonostante la pista Epaminonda (Ma di quella pista mi pare avessi accennato a Farias si disse) sulla soluzione del caso Calchi e sul colpevole spuntato fuori dal nulla, vennero accentuati dalla lettura dei giornali. Innanzi tutto si concentr sull'Unit che titolava:  un neofascista l'assassino di Bruna Calchi. Il missino Bonforti ha ucciso la compagna iscritta alla sezione Sempione di Milano era il sottotitolo. La notizia era presentata su tre colonne, in prima pagina accompagnata dalla foto della fioraia e da quella del neofascista arrestato. La lettura dell'articolo sorprese Modena: Bonforti veniva presentato come uno sbandato, un isolato all'interno del Msi, la sua cattura - veniva fatto intendere - era stata possibile perch nei giri della destra milanese si era voluto consegnare il colpevole. Ci si trovava, dunque, di fronte non a un atto politico ma al gesto di un isolato. S, c'era anche qualche critica di repertorio al Msi, alla sua cultura della violenza, alla sua incapacit di vigilare con attenzione perch i forsennati che attirava non avessero spazio nelle sue file.
Attacchi di questo tipo non mancavano. Ma il tono dell'articolo era dato dalla descrizione dell'emarginato e dall'ammissione che un qualche senso di responsabilit prevaleva persino tra i dirigenti del Msi. Nelle pagine della cronaca c'era poi un editoriale dal titolo: Isolare i violenti, in cui si ribadiva la distinzione tra il comportamento di Bonforti e il Msi, organizzazione politica detestabile ma non coinvolta in questo caso. Modena not poi con sincero stupore come fosse diffusa su tutta la stampa la stessa analisi sui rapporti Bonforti-Msi, con gli stessi richiami fattuali (la soffiata interna al Fronte della Giovent arrivata alla polizia). Richiami che non potevano provenire dalla questura: l'ispettore sapeva bene che cosa era stato messo in giro sul caso Calchi per avere discusso con gli uomini di via Fatebenefratelli su come gestire la comunicazione della vicenda con i media. Analisi e richiami sostanzialmente analoghi erano proposti dal Corriere della Sera, da Repubblica, dal Giorno e persino dal Giornale di Indro Montanelli.
Se non avessi gi sentito parlare dell'egemonia il trattamento sui giornali del caso Calchi e del suo assassino mi avrebbe impartito una chiara e abbondante lezione sul tema, rimugin l'ispettore, utilissima per capire come lavorano i nipotini di Antonio Gramsci.
Modena aveva letto pi di una pagina degli scritti del fondatore e sapeva persino che in realt quello vero fosse stato Amedeo Bordiga. Ma sempre grazie all'egemonia era sparita nel nulla anche questa verit storica sul PCI.
Comunque, riflett ancora Modena, chapeau. Il modo in cui un dirigente della giovent missina perfettamente integrato nel suo mondo e nel suo partito finisse per venire descritto come un lunatico del tutto estraneo al suo ambiente, e per di pi con i particolari di come  stato consegnato alla polizia dai suoi stessi camerati,  un piccolo capolavoro, perfezionato da come si era riusciti a far passare questo messaggio anche su testate dai pi svariati orientamenti politici.
Alle 10 l'ispettore chiese al commissario Gerace di scambiare due chiacchiere e gli espose i dubbi sugli indizi che incastravano Bonforti. Si tenne per per s, con un filo di vergogna, i sospetti che coinvolgevano il PCI.
Guarda, caro Ciccio, sai quanto mi siano simpatici questi ragazzotti fascisti, alla fine sono gli unici che hanno il fegato di tenere veramente testa ai bolscevichi. Per sono fessi, assai fessi. Pur se non sono colpevoli, restano fessi. E noi che cosa possiamo farci? Ci troviamo coinvolti in una grana enorme. Il prefetto, il ministro ci stanno con il fiato sul collo, quelli del PCI possono sempre farci uno scherzaccio. Ora il cielo ci mette nelle mani questo bel fesso, che sar probabilmente un ragazzo d'onore ma  incastrato da indizi assai consistenti. Il tuo scrupolo mi piace, anche io sono convinto che alla fine questo poveraccio di Bonforti lo dovremo rilasciare. Ma per adesso  l'uomo giusto per passare la punta alta della buriana, quella in cui tutti ci accusano di non sapere fare il nostro mestiere, di non trovare mai un colpevole. Esaurito il picco delle polemiche, torneremo ai nostri scrupoli. Ora, prendiamocela calma.
Modena capiva il ragionamento del commissario, ne intendeva la logica e concordava che il quieto vivere per loro e per il loro lavoro fosse meglio garantito dall'atteggiamento proposto da Gerace. Per tutta la convenienza possibile non riusciva a farlo sentire meno verme.
Gli fece piacere che proprio mentre si avvoltolava nei suoi sensi di colpa arrivasse l'avvocato Farias, giunto in commissariato per complimentarsi dell'efficienza della polizia nello stroncare l'eversione neofascista.
Lasci parlare l'avvocato comunista e poi gli disse: Non so se c' qualcuno tra di voi che ha particolarmente seguito il caso Calchi oltre a lei, caro avvocato. Se ci fosse, vorrei che lei gli riferisse questo messaggio: non sempre si pu nascondere tutto sotto il carbone.
Cosa fa, ispettore, si mette a farmi gli indovinelli? Lei sa quanto la stimiamo. La consideriamo un funzionario che pu aiutare a costruire una polizia diversa e democratica. Ma per raggiungere questo obiettivo gli indovinelli non servono. Far finta di non averla sentita.
Dondi e Cavenaghi avevano prontamente informato Pessina di come erano stati portati a termine gli ultimi atti della vicenda. Comunque il via libera da parte del segretario sulle scelte da compiere era stato chiesto gi prima d'impostare il trasferimento di Villa a Scandiano. Pessina aveva approvato tutto ed era contento di come si erano svolte le cose.
Alle 10,30 si affacci nell'ufficio di Pessina l'avvocato Farias, anche lui abbastanza soddisfatto dell'andamento del caso Calchi. E soprattutto che fosse finito e lui potesse tornare a ben pi lucrosi incarichi. L'avvocato, naturalmente, non manc di riferire la battuta di Modena sul carbone.
Pessina richiam i suoi due probiviri e chiese loro: Che cosa vuole questo Modena?.
 pi sveglio di quanto lo stimassimo - comment Cavenaghi - ma non mi pare che possa o voglia fare qualcosa di diverso dal chiudere le indagini.
Comunque - disse Dondi - abbiamo bisogno ancora di qualche mossa per sigillare definitivamente la vicenda. Innanzi tutto sarebbe bene evitare questa conferenza dei lavoratori comunisti della zona Sempione. Mettere insieme per qualche giorno tutte le persone che Mario ha spremuto in queste tre settimane non mi sembra prudente. Potrebbero formarsi strane associazioni di idee, deduzioni impreviste, conclusioni spiacevoli.
Per - osserv Cavenaghi - non possiamo irritare quelli della Sempione. Finora, in preda all'attivismo, nessuno della sezione si  concentrato sulla mia indagine n sugli aspetti oscuri della vicenda Calchi e della sua evoluzione: la nuova sede, l'improvviso trasferimento di Villa a Scandiano, la scomparsa di Invernizio. C' stata una rapida sequela di avvenimenti che non sono stati collegati tra loro. Se per facciamo cadere la tensione politica in sezione, qualcuno potrebbe cominciare a mettere in fila una serie di fatti e qualche rischio lo correremmo. Presto o tardi, poi, l'incriminazione del fascista vaciller e per quel momento non ci devono essere dubbi in circolazione.
Insomma, dobbiamo evitare una conferenza che si potrebbe trasformare in una sentina di pettegolezzi ma dobbiamo insieme mantenere eccitata la sezione sintetizz il segretario della federazione.
Ma come? domand l'ingegnere.
Il segretario nazionale, ecco la soluzione esclam Pessina.
Cio? chiese Dondi.
Cio, facciamo venire il segretario nazionale a tenere una bella manifestazione antifascista nei nuovi saloni della Sempione, magari in occasione del trigesimo della morte della Calchi. Quando parla il segretario nazionale tutti stanno zitti e si evita cos il pericolo che vi siano pettegolezzi. L'arrivo della sacra figura, poi, far impazzire di gioia gli iscritti della sezione e si eviter cos il rischio dei mugugni.
Effettivamente  una trovata perfetta, ci copre su tutti i lati comment l'ingegnere.
Enrica, chiamami Ram ordin Pessina. E cinque minuti dopo l'uomo ombra del grande capo era al telefono con il segretario della federazione di Milano: Caro Gigino devo chiedere al segretario nazionale un sacrificio, venire qui a Milano tra una decina di giorni e tenere un'assemblea in una nostra sezione. Si tratta di un caso delicato, se vuoi saperne di pi chiedi a Cantalupo di spiegarti che cosa  successo alla sezione Sempione. Ne ha parlato con i suoi corrispettivi milanesi.
Sempre grane da voi milanesi rispose Ram. Brontolava ma poi si dava da fare. Ed era assolutamente efficiente.
Dopo mezz'ora l'Enrica chiam Pessina: C' il segretario nazionale al telefono.
Caro Pessina, tu sai che io sono il primo soldato del partito, se tu mi ordini di venire a Milano a tenere un'assemblea di sezione, non posso che ubbidirti. Dopo vuoi impegnarmi anche nella diffusione o come coccardista a qualche festa dell'Unit?. Il sarcasmo e il rimprovero erano evidenti nelle parole del boss di Botteghe Oscure: il fatto che i milanesi avessero bisogno della sua presenza fisica per superare una grana, per quanto complessa, non gli faceva piacere. Se tutto il partito si fosse comportato cos, sarebbe impazzito. Per, consultato Cantalupo, si era reso conto della delicatezza di alcuni elementi del particolare caso che stava impegnando i comunisti sotto la Madonnina e che quindi era meglio contribuire a eliminare tutti i fattori di rischio. D'altra parte, alla fine, si fidava non tanto della linea politica quanto dell'efficienza dei milanesi.
Per non manc di fare pesare la sua disponibilit. Cos segnava un punto per una prossima volta, se mai quella federazione spesso arrogante fosse stata restia a ubbidire.
Finita la conversazione, il segretario provinciale chiam Marozzi e gli chiese se poteva venire in federazione entro una mezz'ora. Il segretario della Sempione fu l in un quarto d'ora.
A Marozzi Pessina spieg che l'accentuarsi delle lotte sindacali in quel periodo rendeva pi problematica la preparazione della conferenza dei lavoratori comunisti di zona, ma che la federazione aveva un impegno con la sezione Sempione e con la memoria della compagna Calchi, vittima di un atroce agguato neofascista, e quindi aveva concordato che mercoled 30 novembre, in occasione del trigesimo della morte della povera fioraia, si sarebbe tenuta in sezione un'assemblea degli iscritti alla presenza del segretario nazionale.
La delusione di Marozzi per la sospensione della conferenza dei lavoratori dur un secondo. Quando fu informato che a parlare agli iscritti della sua sezione sarebbe venuto il segretario nazionale del partito, il bancario esplose dalla felicit. Gi si vedeva a introdurre, con una breve prolusione sul rapporto tra masse e istituzioni, il Leader massimo. Gi si immaginava gli anni futuri con una grande foto sulla parete in cui il segretario nazionale stringeva la mano al segretario della Sempione. No, non ci poteva essere una gioia pi grande.
Marozzi chiese a Pessina la disponibilit di un telefono, voleva convocare a tamburo battente un direttivo per l'una e un attivo per la sera, c'erano solo undici giorni per preparare l'iniziativa in modo che riuscisse perfettamente e bisognava dunque mettersi subito al lavoro. E poi non vedeva l'ora di far vedere ai suoi iscritti che cosa era riuscito a combinare lui, il ragionier Marozzi Carlo, il loro segretario.
Marozzi, uscendo dalla federazione, si avvi a piedi verso la sede della sezione. Prese per piazzale Lagosta, una piazza con l'aria un po' inglese, s'infil in piazzale Segrino, uno slargo che ha l'aria dell'estrema periferia pur se  collocato in una cerchia ancora intermedia della citt, poi raggiunse quella via fatta d'uffici che era via Ugo Bassi. Successivamente entr nello spazio enorme, sgraziato che era via Carlo Farini, un asse di scorrimento per camion che si collegava ad altre aree non risolte di Milano, cresciute come periferia industriale della citt e diventate in qualche decennio un'appendice senza senso del centro allargato. Quando si arrivava all'altezza del Monumentale e si guardava a destra e a sinistra il piazzale scombinato verso il cimitero tutta la vastissima area disegnata dalla stazione Garibaldi e dietro dalle Varesine, si aveva la netta sensazione di una ferita nel paesaggio urbano che trasmetteva idee di disordine e caos. Sembrava quasi il segno della fine della citt costruita e si era invece in prossimit del centro. Passato il Monumentale, Marozzi prese l'elegante via Procaccini, attravers corso Sempione e fu praticamente in via Giovanni da Procida. Una bella sgambata, quaranta minuti di buon passo. Ma lui li aveva fatti quasi svolazzando, quasi sollevato da terra. Ed era stata una passeggiata indispensabile per dominare l'euforia che sentiva crescere dentro di s, per tornare, almeno in parte, padrone di se stesso dopo l'intensa gioia provata.
Marozzi non aveva anticipato la notizia ai membri del suo direttivo, voleva sorprenderli, cogliere sui volti l'emozione per l'evento, gustarsi le loro improvvise reazioni. Aveva solo detto che la riunione a quell'ora insolita era giustificata da novit assolutamente rilevanti.
Quando tutti e quattordici i membri pi i tre probiviri si raccolsero all'ora fissata intorno al tavolo (l'aria della convocazione di Marozzi era stata cos solenne che nessuno aveva rinunciato a venire), il segretario parl: Cari compagni ho due notizie da darvi, una cattiva e una buona, che dico buona, buonissima. Quella cattiva  che  saltata la conferenza dei lavoratori comunisti della zona Sempione. Stanno partendo le lotte per i rinnovi contrattuali, l'attenzione dei comunisti delle principali aziende della nostra zona, a iniziare dall'Alfa Romeo che  decisiva per la riuscita di un'iniziativa come l'avevamo prevista, sar indirizzata ai temi dello scontro sindacale. Questa situazione ci spinge a rimandare la conferenza. Questa  la notizia cattiva che vi annuncio con grande rammarico perch contavo su questa occasione per elevare la capacit della sezione di fare politica tra le masse. Ma poi c' la notizia buona, anzi buonissima. Nella serata di gioved 30 novembre, in occasione del trigesimo della morte della nostra cara compagna Bruna Calchi, si terr nella nostra sezione un'assemblea sui temi della lotta antifascista oggi, introdotta e conclusa dal compagno segretario nazionale del nostro partito.
Dire che i compagni del direttivo fossero sorpresi  troppo poco. Il capo del partito l, tra loro, a parlare con loro, a rispondere ai loro interventi. Quasi non ci credevano.
Poi, siccome essere comunisti implica essere composti e pronti a tutte le sfide, pian piano, nonostante l'emozione, i membri cominciarono a intervenire.
Primo a parlare fu Farucchini che sottoline l'importanza del fattore culturale nella lotta al fascismo: lo lasciassero dire a lui che era responsabile del settore arredo dell'assessorato alla Cultura della Regione Lombardia.
Cattani insistette sul concetto dell'attenzione del segretario nazionale per la polis da cui la politica. Era l'agor che fondava la polis di tipo nuovo nell'Atene di Pericle, e l'agor erano assemblee come queste che la Sempione avrebbe organizzato.
Patern inneggi (come al solito incomprensibilmente) al segretario del partito.
Cesira Sarti raccomand di non dimenticare la questione femminile come componente decisiva nell'organizzazione della lotta antifascista.
Trotti ricord come la lotta antifascista richiedesse di per s l'allargamento delle alleanze del partito comunista italiano verso i socialisti, i democristiani, la borghesia pi illuminata.
Gnocchi chiese quanti soldi sarebbero serviti per i volantini e i manifesti.
Marozzi, con stampato sul viso il sorriso che gli era venuto da quando Pessina aveva comunicato la venuta del segretario del partito alla Sempione, diede qualche risposta un po' frettolosa e invit principalmente i compagni ad avvertire gli altri iscritti perch in serata si doveva tenere un attivo il pi partecipato possibile per cominciare a preparare l'iniziativa del 30 novembre. E cos si sciolse la riunione. E anche gli iscritti della Sempione, pi o meno sinceramente legati al ricordo della fioraia assassinata, pensarono che con l'arrivo del capo del partito si poteva considerare chiuso il caso.
Poco prima della cinque Cavenaghi si ritir nel suo ufficio. La grande caccia che aveva occupato due settimane e mezza della sua vita era terminata. Non erano stati pochi i momenti di tensione. Ora, per, l'indagine e la sistemazione del caso si erano concluse. Con un mezzo grande inganno: la bufala neofascista. Inganno grande perch architettato con arguzia e perfetta capacit organizzativa nell'esecuzione, mezzo perch non sembrava destinato a reggere a lungo.
Ripercorse mentalmente i passaggi dell'inchiesta: i sospetti su Ruvo, quelli su Invernizio, il fastidio per il costruttore democratico Ravani, l'improvviso apparire della pista Villa, un qualche sgomento nel constatare come la follia umana potesse sempre manifestarsi persino in un ambiente cos controllato come il movimento comunista. La nostra fede nella razionalit del reale - gli spieg Dondi di fronte a un accenno di turbamento dell'ingegnere - sta non nell'escludere la pazzia ma nel saperla dominare con la freddezza della nostra capacit di reazione ordinata. E in poche ore si era dimostrata la fondatezza di questa convinzione architettando alla perfezione la rimozione della follia con il trasloco del geometra assassino. 
Dal punto di vista tecnico il lavoro era stato buono, alla fine quasi perfetto. Qualche maceria morale, per, la si lasciava dietro, rimugin Cavenaghi.
Ma era ora, adesso, di sistemare le carte dell'indagine sul caso Calchi: le schedine e i verbali della Sempione dovevano tornare nell'archivio della federazione; la cartellina sulla conferenza dei lavoratori comunisti della zona Sempione veniva infilata nell'armadio che l'ingegnere aveva nel suo striminzito ufficio. Tutto materiale che quasi sicuramente non sarebbe mai pi servito ma che per scaramanzia non si sentiva di buttare via subito. Invidiava i tipi freddi che sapevano, senza pensarci troppo su, liberarsi di appunti, documenti raccolti in un lungo periodo, nel momento esatto in cui diventavano inutili. I taccuini su cui aveva registrato le annotazioni sulle varie persone incontrate durante l'indagine avevano seguito la cartelletta della conferenza: li avrebbe tenuti almeno per qualche mese, un bel po' di tempo in pi degli appunti sulla conferenza dei lavoratori. Le annotazioni sui personaggi del giro sezione Sempione-Arci Sempione, i fogli con i numeri di telefono di coloro che aveva dovuto sentire e cos via, avrebbero potuto tornare improvvisamente preziosi, qualora per qualche motivo vi fosse stato un ritorno dell'attenzione sulla vicenda dell'assassinio della Calchi. Senza dubbio Dondi e lui erano stati particolarmente abili nell'impacchettare il caso. Ma sospetti della polizia, fughe di notizie impreviste o altri accadimenti pi o meno causali non potevano essere del tutto esclusi. E se succedeva qualcosa, lui aveva gi pronto il suo archivio per affrontare ogni eventualit. L'indagine dunque era conclusa.
Non mancavano per i dubbi di coscienza, sui quali Cavenaghi continuava a interrogarsi. Quella Calchi si era rivelata una figura ambigua, ma lasciare andare libero un assassino che aveva ucciso per un motivo cos futile lo tormentava.
Eppure quel Villa poteva rifarsi una vita a Scandiano, un ambiente meno competitivo di quello di Milano che lo aveva fatto impazzire. E metterlo in prigione non avrebbe ridato la vita alla fioraia.
Qualche traccia di rimorso la provava per quel poveraccio di Bonforti in galera, certo, un fascista ma anche un ragazzotto di vent'anni.
Alla fine ci che aveva contato era stato l'interesse del partito. In una situazione politica cos delicata, coi brigatisti rossi scatenati, aggiungere benzina sul fuoco tirando fuori dal dimenticatoio della storia le armi nascoste dai partigiani, sarebbe stato nocivo non solo per il partito ma anche per l'Italia. Ma  di caucci questa nostra morale? La si pu tirare un po' dove si vuole? si chiese l'ingegnere. D'altra parte che la politica sia autonoma dalla morale non  un'invenzione dei comunisti consider ancora. Ma tra l'autonomia e il cinismo ce ne passa. Il fatto  che finch funzioneremo secondo una logica di guerra la nostra morale sar sempre legata a una sorta di ragione di Stato permanente concluse tra s.
Meno male che c' la Carla - aggiunse poi - e che l'indagine  provvidenzialmente finita. Con lei niente si frappone a un nuovo inizio. L'ingegnere era evidentemente turbato, mai, altrimenti, avrebbe pensato una frase cos a met tra Claudio Baglioni e Achille Occhetto.
Poi per un momento si concentr sulla sua donna. Innanzi tutto si commosse perch poteva riprendere a pensarla in questo modo: la sua donna.  opportuno che mi procuri delle rose per la nostra nuova prima serata, riflett. Ce ne sono di bellissime al mercato coperto di piazzale Lagosta. 
Catturato da questa idea, mand un pensiero di gratitudine al Comune di Milano e al suo mercato che non lasciava soli gli innamorati nel momento cos importante del rincontro.
Comunque neppure Carla e l'idea di rivederla avevano liberato del tutto Cavenaghi dalle sue turbe. E, ripassati i dilemmi morali, le risposte di principio, le rinnovate speranze amorose, l'ingegnere decise che era opportuno andare a trovare Dondi, che certi dubbi (se mai li aveva avuti) li aveva risolti alcuni decenni prima. 
Il presidente dei probiviri vedendo il suo vice pensieroso non perse un attimo:  l'ora di una scopetta.
S, ma non quella cosa barbara che giochi tu. Non la scopa d'assi.
Va bene, va bene, il signorino vuole giocare scientificamente, sar accontentato.
Reclutarono Grotti e Pozzi e si recarono al Tasselli, il circolo cooperativo attaccato alla federazione, dotato di un grande campo di bocce, numerosi tavoli da scopa, un pessimo vino e un'ancora peggiore spuma (all'arancia o scura). I quattro funzionari si sistemarono nella veranda - un'ampia copertura di vetro che consentiva di stare in un ambiente aperto quando pioveva - seduti intorno a un tavolino, giovani contro anziani. Fu l'inizio di un tipico torneo da federazione in cui la scienza del pariglio e dello spariglio veniva messa alla prova. 
Pessina si affacci sul lato destro della larga sala che ospitava il suo ufficio, quello che dava sul cortile interno, e pot vedere dalla finestra, all'interno della veranda del circolo Tasselli, i suoi due segugi che giocavano a scopa. S'indovinavano le loro grida. Ma perch cazzo non hai giocato il sette?. E tu perch mai hai calato prima la donna di fiori?. Si leggevano quasi le parole nell'espressione, pur scrutata da lontano, di Dondi o in quella di Cavenaghi e degli altri. 
Certo, giocare in coppia con il Grotti che si scola prima della partita il suo mezzo litro, non  facile - Pessina si rivolse all'Enrica che era entrata in stanza in quel momento e lo guardava. - Ma se il Dondi mi perde con quei due pivelli, finisce che gli tolgo la presidenza dei probiviri.
Il segretario era contento, il fatto stesso che i protagonisti di un caso cos complesso e rischioso fossero intenti a giocare a scopa testimoniava come ormai la parte pi pericolosa della tempesta fosse passata.
Era, dunque, il momento di dedicarsi decisamente al tesseramento.
Le vere e proprie quattro giornate (30 e 31 ottobre, 1 e 2 novembre) non erano state un grande successo. Sui 58.927 iscritti dell'anno scorso, ne erano stati ritesserati 29.175, meno della met, cio meno, sia pure di poco, dell'obiettivo minimo fissato. I reclutati erano stati 412, meno dell'1,5 per cento rispetto all'anno precedente: un altro limite inferiore alle mete indicate dalla segreteria provinciale. Si era cos deciso di proseguire ancora per due settimane dopo il 4 novembre, per vedere se si riusciva a rimediare al cattivo inizio della campagna.
Il 19 novembre era dunque il termine di questa seconda scadenza, anche se poi si sarebbe impiegato tutto il weekend successivo per completare gli obiettivi. Pessina sent Sisti sui dati della citt, poi chiam le varie zone della provincia. L'Enrica a un certo punto gli pass Sinibaldi della zona Ovest al quale il segretario della federazione chiese come stessero andando le cose. Abbiamo fatto 2.177 tessere, di cui 815 donne e 34 reclutati, l'anno scorso avevamo 4.392 iscritti rispose Sinibaldi.
Bene i reclutati, ancora insufficiente tutto il resto annot Pessina.
Aspetta, c' qui il Riguttini che ti voleva parlare disse Sinibaldi.
Ciao Guido, allora? Numeri ancora bassini osserv il segretario della federazione.
Quest'anno  abbastanza dura rispose il compagno della commissione organizzazione.
Per nella zona Ovest i 2.177 iscritti sono quasi il 50 per cento dell'anno scorso insistette Pessina
No, non sono 2.177, sono 2.180 gli iscritti.
Sei sicuro?.
Li ho contati due volte.
Ripassami il Sinibaldi.
Sono qua segretario disse Sinibaldi.
Perch mai mi hai tolto tre iscritti?.
Perch altrimenti la cifra totale sarebbe finita con lo zero.
E allora?.
Mi hai detto tu che una cifra che finisce con lo zero non suona vera.
Ma io ti avevo spiegato che quando t'inventi una cifra non devi mai inventartela che finisca per zero. Non ti avevo detto di rubarmi tre iscritti, maledetto Sinibaldi.
Niente da fare, non bisognava usare intellettuali per fare lavori organizzativi, si ripet Pessina per la milionesima volta.
Chiss se con il segretario nazionale in giro per la citt faremo qualche tessera in pi.
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Epilogo.
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Questo testo, La provvidenza rossa, non nasce senza un qualche piccolo turbamento. Sono un ingegnere, il mio vecchio capo Peppe Dondi mi diceva sempre che sono un uomo di numeri, non di parole. Ma la mia intima natura antinarrativa  stata messa alla prova un paio di mesi fa quando frugando nella mia soffitta mi sono capitate tra le mani le carte delle inchieste che avevo svolto come vicepresidente della commissione probiviri lombarda del PCI, con un ruolo quasi da poliziotto rosso, per aiutare, nel massimo della riservatezza, il mio antico partito a capire che cosa c'era dietro questa o quella vicenda dai risvolti per cos dire politicamente pericolosi. 
In particolare fui colpito, nel giorno della riscoperta, rileggendone le carte, dal caso Calchi, distesamente descritto grazie ai miei rapportini e ad alcuni appunti successivi di Dondi sui riflessi che l'indagine aveva avuto, compresa qualche nota di uomini della polizia che ci avevano informato delle reazioni nel commissariato Sempione. 
Mi ricordavo bene il caso in questione: conclusa la prima fase, quella che vi ho descritto, il giovane neofascista fu prosciolto dall'accusa di omicidio, perch alla fine spunt un testimone che senza possibilit di smentita lo scagion. Restarono per i sospetti sull'asse neofascisti-clan Epaminonda che ripararono il partito da ulteriori rischiosi approfondimenti.
Del Villa me ne rifer Dondi che aveva ricevuto notizie da un partito reggiano assai contento di avere acquisito un compagno cos bravo in tanti campi, dall'Arci gay all'Arci caccia, dall'impegno nella filodrammatica democratica di Scansano al ruolo di geometra nella Cms.
Il caso era interessante, riscoprire le carte mi emozion, ma perch tornarci su? Perch, tra l'altro, esporre in pubblico le mie scarse virt letterarie? 
Il fatto era che oltre il caso Calchi, era finito nel frattempo anche il caso PCI, tra il 1989 e il 1991 era terminata una lunga storia con le successive nascite di nuovi partiti che pur ereditando tanti militanti e passioni, erano comunque un'altra cosa.
Io nel frattempo mi ero ritirato nel privato - cos si esprimerebbe con la sua tradizionale langue de bois un funzionario comunista -, avevo sposato la Carla, avuto due figli. Ma rimaneva il peso ingombrante di un passato cos intenso che mi era difficile rimuovere. Forse elaborarlo in un racconto poteva essere la soluzione. Descriverlo con il mio linguaggio da ingegnere, redigendo quasi l'ultimo verbale all'istanza superiore del partito, poteva essere il modo per fare i conti con la mia coscienza, sia quella privata sia quella pubblico-politica.
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MARIO CAVENAGHI.
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Settembre 2015, Lugano.
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FINE.
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Personaggi principali.
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Sezione Sempione del PCI a Milano
CALCHI BRUNA, fioraia, attivista, l'assassinata, gi del direttivo
CISPELLI ZEZZA, assistente del direttore della sede Rai di Milano, del gruppo Il Garage, iscritta
COLLI ANDREA, architetto, consigliere di zona, del direttivo
FARUCCHINI VALERIO, impiegato all'assessorato Cultura della Regione Lombardia, del direttivo
GNOCCHI LORIS, impiegato delle poste, tesoriere, del direttivo
INVERNIZIO SANTE, funzionario dell'Associazione servizi della Lega cooperative/Lombardia, iscritto
MANGIAVILLANI ANNA, attrice del gruppo Il Garage, amica di Calchi Bruna, iscritta
MAROZZI CARLO, inpiegato bancario, segretario
MORETTI SARA, impiegata Atm, del direttivo
NOZZI AMBROGINO, regista Rai, iscritto
PADOAN NUNZIO, assicuratore, regista amatoriale, animatore del gruppo Il Garage, iscritto
PATERN GIUSEPPE, operaio della Tamoil, del direttivo
RUVO TONIO, becchino, iscritto
SARTI CESIRA, ambulante, del direttivo
SERRANI ARRIGO, cameraman, segretario della cellula Rai
TARCISI PARIDE, pensionato, ex dell'Alfa Romeo, vicepresidente della commissione probiviri
TENTORI MAURO, proprietario della Magica perlina, presidente dell'Arci caccia Sempione, iscritto
TOSINI LUCA, macellaio, presidente del circolo Garcia Lorca, Arci Sempione, iscritto
TROTTI ORESTE, maestro, del direttivo
VILLA LORENZO, geometra della Cooperativa muratori di Scandiano, dell'Arci Sempione, del direttivo
VIGONI TULLIO, massaggiatore per signora, presidente del circolo Pax Arci Sempione, iscritto
Federazione milanese del PCI 
ALDOBRANDINI CASIMIRO, dentista, re dell'ippodromo di San Siro, iscritto
BISANZI VALERIO, professore di architettura, del comitato federale
BOGNI NELLO, portiere dell'Hotel Rosa del Monte, ex partigiano, iscritto
CAVENAGHI MARIO, ingegnere, vicepresidente della commissione probiviri regionale, del direttivo regionale
DONDI GIUSEPPE, ex partigiano, ex operaio, presidente della commissione probiviri regionale, del direttivo
FARIAS ERMETE, avvocato, figlio di un grande chirurgo tra i fondatori dello Psiup, del direttivo
FERRONI ERCOLE, detto Ulisse Cozzi, gi partigiano, dirigente della Lega cooperative, del comitato regionale
GUZZONI DARIO, segretario del sindacato pensionati Cgil Milano, iscritto
LUCARETTI MARCO, architetto, della Tavani spa, iscritto
PERSICONI ROSSELLA, architetta del Nucleo, del comitato federale
PESSINA VIRGILIO, detto Gillo, segretario della federazione milanese 
RUVO NICOLA, guardarobiere alla Falck Vulcano, iscritto
ROSCI ALBERTO, ingegnere, presidente della Boxcoop, iscritto
SISTI LEONARDO, segretario del comitato cittadino di Milano, della segreteria della federazione
SANTO ROCCO, segretario della sezione della Falck Vulcano, del comitato federale
TOSCHI LUCIO, notaio, leader degli omosessuali legati alla sinistra, gi dirigente della Fgci, non pi iscritto ma assai legato al gruppo dirigente comunista 
ULIVI NEREO, ex bracciante, segretario della Cna/Milano, del comitato federale
VERZELLI DESIDERIO, area fiori della Confesercenti di Milano, iscritto
ZONCADA ALDO, capo delegazione del PCI nella giunta del Comune di Milano, del direttivo
Direzione nazionale del PCI, altre federazioni non lombarde
ARIELE, capo della squadretta di Imola al servizio della commissione probiviri nazionale
CANINO GIORGIO, responsabile della sezione Esteri, milanese, della direzione nazionale
CANTALUPO SALVATORE, vicepresidente della commissione probiviri nazionale
REGAZZI GIANFRANCO, il miglior oratore del partito, della direzione 
RIVOLINI GILGAMESH, presidente della commissione probiviri dell'Emilia Romagna
Sovietici
ALENICHEV MIKHAILOVIC ANDREJ, ex ambasciatore sovietico a Washington che ora curava il settore America del Nord della sezione Esteri del comitato centrale
GRIGORIENKO SERGEEVIC VIKTOR, vicesegretario del console di Milano, capo della residentura milanese del Kgb
IRKAEVA ANNUSHKA IVANOVNA, entraneuse, informatrice del Kgb
REMIZOV NIKOLAEVIC VASSILI, agente del Kgb impegnato nello spionaggio industriale a Milano
VOLODIN VASIL'EVIC VLADIMIR, responsabile nel comitato centrale del Pcus dei rapporti con i comunisti dell'Europa occidentale 
Commissariato zona Sempione
BREGOLIN ERIO, maresciallo della squadra mobile, in visita
GERACE CALOGERO, commissario
MODENA FRANCESCO, detto Cicco, ispettore
RESSA EZECHIELE, vicecapo della Digos di Milano, in visita
Criminali della zona Sempione
EPAMINONDA ANGELO, nuova star emergente della criminalit milanese
NICOLI ORONZO, capo della gang dei pugliesi infiltrati al Monumentale per spacciare droga 
PARODI TURI, della gang ligure-calabrese
PRIVITERI FORTUNATO, detto Tato, calabrese vicino ai boja chi molla e poi clan Epaminonda 
Altri ambienti 
BONFORTI IACOPO, Fronte della Giovent/Movimento sociale italiano
FILIPPACCHI MELCHIORRE, immobiliarista, marito della figlia del sabbiunat
GULLETTI FILIBERTO, inviato del Corriere della Sera, iscritto
PALOMBO RINALDO (Dc), segretario generale della Fiera di Milano
TACCHI AUGUSTO, S. J. direttore del circolo San Fedele
Familiari e conoscenze della Calchi
BERNACCHI GINO, salumiere in via Procaccini vicino al chiosco dei fiori
BRIGHENTI IN CALCHI FIORELLA, mamma
GANDOLFI ENZO, idraulico, non iscritto-frequentante, fidanzato
GIANNINI LORENA, portiera
Familiari e amici di Cavenaghi
GUARDI NETTUNO, sociologo, consulente sociologico, simpatizzante
MAZZARENTI CARLA, ingegnere, fidanzata
REPOSSI IN CAVENAGHI ELENA, ex operaia, pensionata, iscritta, mamma
RINETTI GUSTAVO, detto Gus, architetto, mentore culturale, iscritto
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Nota dell'autore.
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Premesso che fatti e personaggi de La provvidenza rossa sono rigorosamente frutto dell'invenzione narrativa, e ogni riferimento a persone e avvenimenti reali  puramente casuale, vorrei ringraziare soprattutto due cari amici che mi hanno dato contributi speciali, Pasquale Guadagnolo e Giorgio Fiorese, e mia moglie Lidia che come sempre ha collaborato con me, e con gli splendidi redattori della Sellerio, nella revisione finale del testo. Naturalmente qualsiasi errore o forzatura presenti nel libro sono interamente di mia responsabilit. In questo senso confesso subito la presenza di diversi anacronismi: il tg3 curziano a cui a un certo punto si accenna parte dopo l'autunno del 1977, cos l'esplosione vera e propria delle guerre vietnamite-cambogiane, e quella sovietico-afghana, il confronto americano-sovietico sui missili va parzialmente spostato di qualche mese rispetto alla data degli avvenimenti come vengono descritti da Mario Cavenaghi. Da una parte, come ho ricordato, la mia  un'opera di fantasia, non un trattato storico, dall'altra  per di pi attribuita a un testimone del tempo che la ricostruisce, 38 anni dopo, interessato a ricordare pi le atmosfere, gli ambienti, le sequenze, le connessioni psicologiche (forse non inverosimili) che la precisa scansione degli avvenimenti.
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LODOVICO FESTA.
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FINE.